Bethesda ha una dottrina dichiarata sugli annunci, e con The Elder Scrolls VI: Sentinel l’ha disattesa un’altra volta. Il momento giusto per cominciare a parlare di un gioco sono i sei mesi prima dell’uscita, ha spiegato nel 2023 Bruce Nesmith, lead designer di The Elder Scrolls V: Skyrim, che la stessa opinione l’attribuisce a Todd Howard: chi si mette a reclamizzare anni prima si fa male da solo.
L’annuncio del 3 novembre è un sottotitolo, Sentinel, dentro un video per i quarant’anni dello studio, con qualche secondo di sabbia in movimento e nient’altro. L’uscita non è vicina, e lo dice Bethesda stessa: Todd Howard a febbraio ha spiegato che ci voleva ancora parecchio.
Cosa è stato mostrato davvero
The Elder Scrolls VI: Sentinel è stato ufficializzato in un filmato celebrativo in cui, dopo una manciata di immagini, compare la scheda con il nome. L’ambientazione è Hammerfell, confermata da una citazione attribuita a Yazar, sacerdote della falena della regina Iradne, e dal resto del video si capisce poco altro: lo racconta Eurogamer, che fa anche il conto esatto del tempo passato dal primo teaser del 2018, otto anni, quattro mesi e ventitré giorni, cioè 3.067 giorni.
Sul quando, secondo Push Square Jason Schreier di Bloomberg ha scritto il giorno stesso che il gioco è ancora a più di due anni di distanza. Non è una previsione isolata: a febbraio Todd Howard aveva detto che lo sviluppo aveva superato una tappa importante, aggiungendo però che ci sarebbe voluto ancora parecchio, e a luglio lo stesso Schreier parlava di due o tre anni come minimo. Dentro questa cronologia il nome non cambia la stima: Howard a febbraio e Schreier a luglio dicevano già due o tre anni.
Perché Bethesda annunciò il gioco nel 2018
Il teaser del 2018 ha una spiegazione che Bethesda non ha mai nascosto. The Elder Scrolls VI fu annunciato insieme a Starfield nello stesso evento di Fallout 76, cioè nel momento in cui lo studio doveva far sapere a chi gioca da solo che non era stato abbandonato per un multiplayer. Nesmith, nell’intervista del 2023, lo disse in modo più diretto: fuori c’erano forconi e torce. Un annuncio fatto sotto quella pressione è un atto difensivo, e come tale aveva un senso.
Quello di adesso è un’altra cosa. Non c’è un lancio da proteggere, non c’è un’ondata di critiche da tamponare, e non c’è nemmeno un’uscita all’orizzonte: c’è un anniversario, i quarant’anni di Bethesda Game Studios, che è un contenitore costruito dal marketing e riempito con l’unico annuncio che lo studio aveva da dare. La prossima vetrina utile sono i The Game Awards del 10 dicembre, e un nome annunciato cinque settimane prima è esattamente il tipo di materiale che serve a tenere occupato il ciclo delle notizie fino a lì. La regola dei sei mesi l’ha formulata Bethesda, e Bethesda la smentisce da otto anni.
I licenziamenti dentro il team di Sentinel
C’è una parte della cronologia che il video celebrativo, com’è ovvio, non contiene. L’annuncio arriva quasi quattro mesi dopo i tagli che hanno attraversato Microsoft e sono arrivati dentro Bethesda. A luglio avevo raccontato le testimonianze raccolte da Rock Paper Shotgun dentro il team: il progetto girava già con le risorse ridotte all’osso, e chi restava si vedeva allungare i tempi di ogni passaggio. Push Square, nel pezzo del 3 novembre, ricorda la cifra che circolò allora: oltre cinquanta persone che lavoravano a Sentinel licenziate, e il morale dello studio descritto come al minimo.
Nello stesso periodo Xbox ha tolto 268 posti e consegnato Halo ad Activision.
Asha Sharma, CEO di Xbox, ha raccontato di aver giocato Sentinel in agosto, durante una visita agli uffici Bethesda. È la stessa visita in cui, fuori dall’edificio, il sindacato l’aspettava con un topo gonfiabile e ottocento bandiere, una per ogni persona licenziata.
Quindici anni di catalogo
Dopo Skyrim lo studio ha pubblicato tre giochi grossi: Fallout 4 nel 2015, Fallout 76 nel 2018 e Starfield nel 2023. Il secondo uscì in uno stato che è diventato il termine di paragone per i lanci sbagliati, e dopo otto anni di riparazioni al 4 novembre sta al 73,1 per cento di recensioni positive su Steam. Il terzo, presentato da Bethesda come il primo marchio nuovo dello studio in venticinque anni, è fermo al 62,1 per cento.
Nel frattempo la casa ha rivenduto Skyrim su sei macchine e ha fatto rifare Oblivion da uno studio esterno: nella nostra recensione era un ritorno fedele e superfluo, e nel settembre 2026, su Switch 2, una patch ne ha peggiorato la grafica.
Messa in fila, questa non è una casa che negli ultimi quindici anni ha spostato qualcosa: è un catalogo che viene munto, e anche la mungitura esce male. La parte di Microsoft nella storia è coerente: tiene i marchi storici, li rimette in vendita in edizioni rifatte, e intanto taglia le persone che quei marchi li hanno costruiti, oltre cinquanta sul team di Sentinel a luglio, Halo spostato ad Activision, Arkane Lyon con la scadenza di metà dicembre per trovare un compratore. Un sottotitolo dopo otto anni è quello che si ottiene quando si investe sul marchio e non su chi lavora.
Cosa si sa di Sentinel dopo l’annuncio
Quello che si sa dal 3 novembre e non si sapeva prima è un sottotitolo e una regione. Quello che sapevamo già, e che il video non cambia, è che il gioco esce non prima del 2029 se la stima di Schreier regge, che lo sviluppo ha perso decine di persone per decisioni prese altrove, e che Bethesda non ha mostrato una sequenza giocata. L’11 novembre Skyrim compie quindici anni, nei quali Bethesda lo ha rivenduto su sei macchine diverse.
Per vedere Sentinel in movimento, realisticamente, si guarda al 10 dicembre. Se anche lì arrivasse un’altra scheda con un nome sopra, l’attesa annunciata nel 2018 sarebbe arrivata a undici anni.

















