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Xbox, il sindacato di Bethesda accoglie la CEO Asha Sharma con un topo gigante e 800 bandiere per i licenziati

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Il programma della giornata prevedeva una passeggiata trionfale: la CEO di Xbox Asha Sharma in visita da Bethesda per un’anteprima in esclusiva di The Elder Scrolls VI, seguita dal racconto entusiasta ai follower su X. Fuori dall’edificio, ad aspettarla, c’era un topo alto come una palazzina di due piani.

Martedì 11 agosto Sharma ha visitato la sede di Bethesda Game Studios a Rockville, in Maryland, dove secondo VGC le hanno mostrato una partita dal vivo del nuovo Elder Scrolls. Sharma ha scritto su X che la scala e la maestosità del gioco sono incredibili e che la storia lo è ancora di più, lasciando intuire l’esistenza di un sottotitolo per il capitolo senza svelarlo davvero. Ad accoglierla fuori dall’ufficio c’erano invece i membri di OneBGS-CWA, il sindacato con cui Bethesda Game Studios si è organizzata nel 2024 sotto l’ombrello della Communications Workers of America (CWA, una delle maggiori sigle sindacali del settore tech e media negli Stati Uniti), che avevano gonfiato Scabby: il topo gigante che dal 1989, quando fu inventato da un sindacato edile dell’Illinois, accompagna le proteste del lavoro americane (il nome viene da “scab”, il termine con cui si indicano i crumiri).

Ottocento bandiere per ottocento persone

Accanto al topo, i lavoratori hanno piantato 800 bandiere rosse sul prato, una per ogni persona licenziata dalla divisione gaming di Microsoft da luglio 2025 a oggi, come ha raccontato a Kotaku Nathan Hahn, tecnico e membro del sindacato. Ogni bandiera, ha detto Hahn, era un promemoria pubblico di quante persone il management ha tagliato dai team: non solo colleghi, ma amici. La protesta è proseguita anche dentro l’ufficio, con poster attaccati fuori dai cubicoli e sostituiti da palloncini quando la direzione ne ha chiesto la rimozione.

Il gesto arriva dopo mesi di tagli. Sharma, che ha preso il timone di Xbox il 23 febbraio succedendo a Phil Spencer, ha annunciato il 6 luglio quello che Game Developer descrive come il quinto giro di licenziamenti di massa a Xbox in tre anni: 3.200 posti tagliati entro la fine dell’anno fiscale, a giugno 2027, di cui 1.600 già effettivi. La prima ondata ha colpito oltre 440 posizioni sindacalizzate tra Bethesda Game Studios, ZeniMax Online (lo studio dietro The Elder Scrolls Online) e id Software, la casa di Doom, come raccontato in un comunicato della CWA. Double Fine e Compulsion Games sono stati scorporati e resi di nuovo indipendenti, entrambi con licenziamenti propri nel processo, mentre il destino di Ninja Theory, Undead Labs e Arkane Lyon resta appeso a un’opzione strategica ancora da annunciare.

Tra i danni collaterali c’è proprio Elder Scrolls VI: gli sviluppatori interni avevano già raccontato a luglio timori di ritardi e crunch per la perdita di personale chiave, in parte rimpiazzato da contrattisti da formare da zero sugli strumenti proprietari dello studio. Anche l’annuncio del reset, a fine giugno, aveva già messo in chiaro che la riorganizzazione sarebbe passata da una drastica riduzione del personale.

Il memo delle quattro C e il topo che non c’entra

Dieci giorni dopo il primo giro di tagli, la Federal Reserve ha nominato Sharma consulente della propria task force su produttività e lavoro, un incarico che la stampa ha notato soprattutto per la coincidenza temporale con i licenziamenti in corso. Poi, il 30 luglio, è arrivato il memo interno con cui Sharma ha riscritto le priorità di Xbox, passate da Hardware, Content, Experience e Services a Core, Content, Creation e Connection, fissando l’obiettivo di 500 milioni di giocatori al giorno entro il 2030 contro i 100 milioni dichiarati nel memo stesso. Del sindacato, dei tagli o della vertenza in corso, in quel documento non c’è una riga: la narrazione ufficiale di Xbox resta tutta interna, fatta di priorità e traguardi di crescita.

Scabby, invece, non è un’invenzione estemporanea dei lavoratori di Bethesda: secondo la voce che Wikipedia gli dedica, il topo gonfiabile è un simbolo sindacale che risale al 1989 e che i tribunali statunitensi hanno riconosciuto come forma di picchettaggio protetta, dopo anni in cui i datori di lavoro hanno provato a farlo bandire.

Il 18 agosto si replica in nove città

La protesta dell’11 agosto è un antipasto. Il sindacato ha già annunciato per martedì 18 agosto le manifestazioni Save Our Devs fuori da nove sedi Xbox tra Stati Uniti e Canada, da Rockville a Seattle, da Montreal a Minneapolis, come riportato da Game Developer, che segnala anche azioni legali della CWA contro Microsoft per la gestione dei tagli. La sigla, che ormai rappresenta sviluppatori, artisti, ingegneri, produttori, ricercatori utente e staff di supporto dietro franchise come Call of Duty, Overwatch e World of Warcraft, chiede un tavolo immediato su liquidazioni, ricollocamenti interni e diritti di richiamo per chi resta.

Da qui a martedì prossimo, a Xbox restano pochi giorni per decidere se un topo di gomma alto due piani sia stato un incidente di percorso o il primo di una serie.

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