AbsoluteGamer
I dischi PS5 nuovi pretendono l’ultimo firmware: il requisito c’è dalla PS3, sono aumentati gli aggiornamenti

Offerte in questo articolo

Nessuna offerta correlata trovata. Vedi tutte le offerte

I dischi PS5 nuovi pretendono l’ultimo firmware: il requisito c’è dalla PS3, sono aumentati gli aggiornamenti

Tempo di lettura: 3 minuti

Alcuni dischi PS5 usciti nelle ultime settimane non partono se la console non ha installato l’ultima versione del firmware, e su X la cosa è stata letta come l’ennesima stretta di Sony su chi compra il supporto fisico, con un video polacco che mostra la schermata di aggiornamento e che ha raccolto 982.000 visualizzazioni la mattina del 26 ottobre. La rabbia ha motivi concreti, ma non è il requisito in sé: il requisito di una versione minima del software di sistema esiste dall’era della PS3.

Cosa chiede davvero un disco che non parte

Il requisito di una versione minima del software di sistema è vecchio quanto la PS3, e in mezzo alla discussione il 24 ottobre un utente ha ricordato come funziona. Un gioco nuovo viene compilato contro una certa versione del software di sistema, e se la console è ferma a una precedente il disco si rifiuta di avviarsi finché non si aggiorna. La differenza, e lo nota anche Push Square, è che quasi sempre l’aggiornamento necessario sta sul disco stesso, quindi la console lo installa da lì senza bisogno di collegarsi a niente.

Chi non vuole connettere la console ha comunque una seconda strada, ed è documentata da Sony: dalla pagina di supporto del software di sistema si scarica il file PS5UPDATE.PUP, lo si mette su una chiavetta formattata in FAT32 o exFAT dentro una cartella PS5 e una sottocartella UPDATE, poi si avvia la console in modalità sicura e si sceglie l’aggiornamento da USB. La guida di Sony elenca sette passaggi: scomodi, ma si fanno senza collegare la console a internet. C’è poi una categoria di casi che con tutto questo non c’entra e che viene confusa con la stessa cosa: i giochi che il disco non lo contengono affatto, e che dentro la scatola mettono un codice o una installazione parziale da completare scaricando. Quella è una scelta dell’editore sul singolo titolo, non una politica della console, e si riconosce prima di comprare leggendo il retro della confezione. Tenere separate le due cose serve a capire con chi prendersela: nel primo caso con la rincorsa fra hacker e produttore, nel secondo con chi ha deciso cosa stampare su quel disco.

Quello che è cambiato è la frequenza

La lamentela ha una base concreta. Gli aggiornamenti di sistema escono molto più spesso di prima perché la console è stata aperta sul serio: il 13 ottobre abbiamo raccontato un jailbreak che copia i dischi PS2 infilati nel lettore e li avvia in pochi secondi. Quando una falla del genere diventa pubblica, chi produce la console rilascia correzioni a raffica, e i giochi nuovi chiedono la versione più recente. L’effetto collaterale lo paga chi non ha fatto niente: più aggiornamenti obbligatori, più attese, più volte in cui il disco comprato in negozio non parte la sera stessa.

Per spiegarlo non serve una strategia per spingere il digitale: una rincorsa fra chi apre una console e chi la richiude produce esattamente questo calendario. Chi compra i dischi, che su PlayStation hanno fatto incassare a Resident Evil Requiem 1,8 volte quanto tutte le copie Xbox secondo le stime di Alinea, è lo stesso pubblico che si becca la rincorsa.

L’annuncio di luglio sulla fine dei dischi

Resta da spiegare perché una procedura in uso dall’era della PS3 abbia scatenato, dal 22 ottobre, tante proteste contro Sony. Il 1 luglio Sony ha annunciato sul proprio blog che da gennaio 2028 smetterà di stampare dischi per i nuovi giochi, motivandolo col fatto che il fisico vale ormai il 3 per cento dei ricavi PlayStation, e da quel momento ogni singolo attrito sul supporto fisico viene letto come un passo di quel piano, anche quando è un requisito tecnico che esiste dalla PS3.

Le proteste, peraltro, non sono state una campagna organizzata. Quando, a fine luglio, è partito il boicottaggio dei dischi PS5, uno studio ha verificato gli account coinvolti e ha scoperto che tre su quattro erano persone vere e un quarto profili falsi, 842 secondo Cyabra. In maggioranza, quindi, clienti arrabbiati. E mentre il padre della PlayStation chiama quella richiesta un problema di mentalità, c’è chi i giochi li mette ancora su disco per scelta dichiarata, come Bloober Team, lo studio del remake di Silent Hill 2.

Push Square prevede aggiornamenti ancora più frequenti nei prossimi mesi, finché durerà la rincorsa ai jailbreak. A chi compra i dischi conviene tenere la console aggiornata, o tenersi pronta una chiavetta.

offerte in questo articolo

Nessuna offerta correlata trovata. Vedi tutte le offerte

Potrebbero interessarti

© Copyright Absolutegamer 2023 | un progetto semi satirico sperimentale di www.absolutezero.it.

All rights reserved.