Ken Kutaragi, l’uomo che ha costruito la prima PlayStation contro il parere di mezza Sony, dice di capire perché i giocatori non vogliano rinunciare ai dischi, ma che tenerli in vita non è economicamente ragionevole: è, parole sue, una questione di mentalità. Lo ha detto in un’intervista a VGC, a margine di un evento di settore nel Regno Unito, mentre Sony procede verso l’addio al supporto fisico.
Cosa ha detto il padre della PlayStation
Kutaragi ha guidato la creazione delle prime tre console Sony e ha lasciato l’azienda nel 2007. Parlando con VGC al Game Republic New Horizons di Middlesbrough, il settantaseienne ha riconosciuto che il modo in cui Sony ha gestito la faccenda ha creato attrito con gli appassionati, come del resto aveva già detto un altro ex dirigente, e ha spiegato il suo ragionamento partendo da come è cambiata la rete: ai tempi di PS2 e PS3 la connessione c’era ma non era così diffusa, oggi lo è.
Il passaggio centrale è quello in cui ammette il valore simbolico del supporto fisico e subito dopo lo ridimensiona: capisce che il disco sia diventato la metafora del possedere un gioco, ma osserva che a nessuno viene in mente di pretendere un supporto fisico per uno smartphone, perché chi lo usa dà per scontato che i suoi contenuti restino lì. Da qui la conclusione: capisce chi è arrabbiato, non crede che continuare sia sostenibile, e forse il problema è di mentalità.
Perché quella parola non chiude la questione
Chiamarla mentalità risolve un problema di sentimenti, non di diritti. Chi protesta non chiede un oggetto da mettere sullo scaffale: chiede di poter giocare a quello che ha pagato anche quando l’azienda decide diversamente. È la stessa distinzione per cui alla Camera americana è stato depositato il Power To The Players Act, una proposta di legge che vuole rendere il gioco digitale comprato davvero del compratore e giocabile dopo la chiusura dei server, e per cui la settimana scorsa God of War III, Uncharted e Knack 2 sono spariti dal negozio americano senza che nessuno dovesse spiegare niente.
Sulla stessa intervista, Kotaku ricorda che l’impegno dichiarato da Sony è smettere con i dischi entro il 2028, e che una parte di chi protesta lo fa per nostalgia e un’altra per il controllo: in un mondo tutto digitale l’azienda può fare quello che vuole della tua copia, a prescindere da quanto l’hai pagata. Quando qui abbiamo verificato chi stesse guidando il boicottaggio dei dischi PS5, lo studio di Cyabra ha trovato che tre account su quattro erano persone vere, non una campagna coordinata.
Chi comanda adesso, secondo chi comandava prima
Kutaragi parla anche di chi siede oggi ai piani alti di Sony Interactive Entertainment, ed è la parte più interessante dell’intervista. Dice che nell’azienda sono arrivate molte persone da fuori, per esempio da Gaikai, la società di streaming comprata nel 2012, o da altre aziende dello stesso ramo, e che per loro è comprensibile guardare a PlayStation non più come a una console ma come a un terminale per distribuire contenuti. Aggiunge che proprio questo ha prodotto l’attrito con chi gioca.
Detto da un ingegnere che la console l’ha inventata, è un modo molto garbato di dire che l’azienda è passata in mano a persone con un’altra idea di cosa sia il prodotto. Kutaragi non lo presenta come un errore, ma lo presenta come una spiegazione, e si prende la briga di precisare che la sua non è una posizione ufficiale di Sony.
La previsione sull’hardware: troppo caro, e forse inutile
Nel suo intervento pubblico allo stesso evento, Kutaragi ha detto di essere preoccupato per il prezzo delle macchine, salito per la carenza globale di componenti. La sua frase più netta riguarda i PC: l’architettura si è spostata dalle console verso il PC per rendere più semplice sviluppare, solo che adesso un PC costa come un’automobile, e questo non è sano. La soluzione, secondo lui, passa dall’IA e dal calcolo in rete, al punto che se le aziende sfruttassero davvero entrambi non servirebbe più nessuna console.
Sul prezzo ha i numeri dalla sua: negli Stati Uniti il prezzo medio delle console è al massimo storico secondo i dati di Circana. Sul resto, la previsione di un futuro senza console arriva dalla stessa persona che nel 2006 diceva già a GameSpot che la distribuzione digitale avrebbe eliminato prima i dischi e poi i dischi rigidi. Aveva ragione sui tempi lunghi, e questo rende la sua lettura di oggi più interessante e non meno discutibile.
Cosa resta aperto
Sony non ha risposto alle parole di Kutaragi e non ha cambiato i suoi piani. Non c’è un elenco ufficiale dei giochi che continueranno a uscire su disco fino al 2028, né una posizione dell’azienda sulla proposta di legge americana. Nel frattempo Microsoft va nella direzione opposta sul possesso, con il programma che trasforma i dischi in licenze digitali, e Nintendo ha ripetuto che il fisico sulla sua console resta.


