John Winski, ex sviluppatore di BioWare, dice che senza Electronic Arts lo studio sarebbe morto molto tempo fa. Lo ha detto in un podcast di tre ore, e dal 24 ottobre gli spezzoni di quell’intervista girano come smentita della rabbia per la chiusura dello studio. Non lo sono. Quello che Winski descrive è un meccanismo contabile che EA, dopo essere stata comprata a debito, fa molta più fatica a far funzionare.
Il meccanismo è questo: un editore grande compra uno studio, lo studio produce un gioco che costa più di quanto incassa, e l’editore cancella quella perdita dai libri perché il resto del gruppo la assorbe. Winski racconta che è esattamente quello che accadde a Dragon Age: Origins. È anche una cosa che a Electronic Arts riesce più difficile dal 4 agosto 2026, da quando è stata comprata con venti miliardi di debito.
Cosa ha detto Winski
Winski in BioWare c’era dall’inizio: è accreditato come designer di Shattered Steel, il primo gioco dello studio, uscito nel 1996, poi come designer su Star Wars: Knights of the Old Republic e come technical designer sul primo Mass Effect. Dragon Age: Origins non è fra i giochi per cui risulta accreditato in queste schede. È ospite della puntata del Pembridge Podcast uscita il 24 ottobre. Dura tre ore e il capitolo su EA e sulla direzione dello studio comincia a un’ora e cinquantuno minuti.
Questo contenuto è fornito da YouTube. Per vederlo serve il tuo consenso.
www.youtube.comDice che se EA non avesse comprato lo studio, oggi non esisterebbe: sarebbe morto molto prima. Dice anche che EA non ha fatto le cose nel modo migliore, che Dragon Age: Origins ha richiesto sette anni di sviluppo e che probabilmente quei soldi non sono mai rientrati: il gioco è stato profittevole perché EA si è presa quel debito e lo ha dichiarato inesistente. Senza quel passaggio, aggiunge, Dragon Age avrebbe distrutto lo studio. Lo spezzone che ha fatto girare la cosa dura cinquantacinque secondi.
Questo contenuto è fornito da YouTube. Per vederlo serve il tuo consenso.
www.youtube.comQuesta è una dichiarazione, non un documento. Winski era in azienda e parla di una svalutazione interna, che nei bilanci consolidati di un gruppo da circa sette miliardi e mezzo di dollari di ricavi netti nell’anno fiscale 2026 non compare come voce a sé. Sui conti di BioWare nel 2009 non esiste niente di pubblico che confermi o smentisca le cifre, e al 27 ottobre l’intervista non ha avuto nessuna risposta pubblica da EA. Il gioco vendette: nel febbraio 2010 EA annunciò 3,2 milioni di copie, ma le copie non dicono quanto fosse costato farlo.
Chi rimpiange la BioWare dei vecchi tempi
EA non ne esce difesa. Ne esce come l’azienda che, secondo Winski, nel 2009 ha evitato allo studio la chiusura, e che nel 2026 non potrebbe più farlo. Se le cifre sono quelle, però, il gioco più amato di quel periodo è stato pagato da un editore che si è tenuto la perdita.
I chuds che rimpiangono la BioWare dei vecchi tempi e la accusano di essersi imbastardita con il DEI, cioè le politiche di diversità, equità e inclusione, e con il woke, evidentemente allora avevano il braccino troppo corto per sostenere il loro studio preferito: Dragon Age: Origins ha richiesto sette anni di sviluppo e, a sentire chi lo ha fatto, non ha portato a casa nemmeno i soldi per ripagarli.
Cosa aveva detto Mark Darrah a luglio
A luglio Mark Darrah, che di Dragon Age è stato produttore esecutivo, aveva detto che EA ha ucciso la serie. Winski parla di come lo studio sia sopravvissuto nel 2009, Darrah di cosa è stato fatto del marchio dopo.
Come stava il marchio nel 2026 lo racconta un nostro pezzo di agosto: secondo Darrah in BioWare non era rimasto nessuno che sapesse far girare il motore di Dragon Age: Origins, e una trilogia rimasterizzata era quindi impraticabile.
Come è stata comprata EA
Il 29 settembre 2025 Electronic Arts ha annunciato l’accordo per essere comprata da un consorzio formato dal fondo sovrano saudita PIF, da Silver Lake e da Affinity Partners, la società di Jared Kushner, per un valore d’impresa, cioè comprensivo del debito dell’azienda, di circa 55 miliardi di dollari, 210 dollari per azione. Il comunicato la presenta come la più grande acquisizione per contanti con cui una società quotata è passata in mano privata, e spiega il finanziamento: 36 miliardi di capitale dai tre soci e 20 miliardi di debito, impegnati interamente da JPMorgan Chase, di cui 18 da versare alla chiusura.
In operazioni di questo tipo il debito di solito viene caricato sulla società comprata, che paga gli interessi con i soldi che fanno i suoi prodotti. Quanto pesi sul bilancio di EA il comunicato non lo dice, ed EA non lo pubblica. L’operazione si è chiusa il 4 agosto 2026, le azioni hanno smesso di essere scambiate e sono state ritirate dal Nasdaq. Da allora EA non pubblica più trimestrali né tiene conferenze con gli analisti. Come ci si è arrivati è nei nostri pezzi, dalla genesi dell’affare al passaggio europeo di luglio.
Nei comunicati il consorzio si presenta come portatore di capitale di lungo periodo, cioè di soci che non devono rispondere a una trimestrale e possono quindi aspettare. Settantotto giorni dopo la chiusura dell’operazione, EA ha annunciato la fine dello studio di Mass Effect.
Dalla chiusura dell’operazione alla chiusura dello studio
Fra la chiusura dell’operazione e l’annuncio della chiusura di BioWare sono passati settantotto giorni. Il 21 ottobre EA ha annunciato la fine dello studio, la cancellazione del nuovo Mass Effect e circa 400 posti di lavoro tagliati nel gruppo, una cinquantina dei quali in BioWare secondo Bloomberg.
Nessun documento pubblico collega le due cose. Il margine di tolleranza verso un gioco che non rientra, quello che secondo Winski salvò lo studio nel 2009, si restringe quando un’azienda deve pagare gli interessi su venti miliardi di debito. È un ragionamento di bilancio, non la prova di cosa abbia deciso EA.
Nello stesso annuncio EA presentava un football americano in mondo aperto. Lo sport è la parte dell’azienda con ricavi ricorrenti ogni anno, e con un debito da servire quel flusso conta più di un gioco di ruolo che costa molto ed esce a distanza di anni.
Licenziamenti anche senza debito
Nel settore si licenzia anche senza un acquisto a debito sulle spalle. Microsoft non ne ha uno e, in un nostro pezzo, i tagli a Xbox sono 1.868 su un piano di 3.200 riportato da Fortune. Amir Satvat ha rifatto il conto a fine agosto: 14.666 licenziamenti nel settore nel 2026, contro i 7.500 che circolavano a dicembre 2025. Il 26 ottobre lo studio inglese Auroch Digital ha aperto una procedura su un quarto dei ruoli, dodici giorni dopo aver pubblicato un gioco che su Steam, la mattina del 27 ottobre, aveva il 95 per cento di recensioni positive, e nella nota parla di condizioni di mercato.
Il debito di EA non spiega la crisi del settore. Spiega, semmai, perché il salvataggio che Winski descrive sarebbe più difficile da ripetere in quell’azienda. Nel 2009, nel racconto di Winski, BioWare era uno studio con un gioco costosissimo dentro un gruppo che poteva permettersi di coprirlo, e quella copertura contabile oggi non è più la stessa. Se il ragionamento regge, i progetti più esposti in EA sono quelli che costano molto e impiegano anni a rientrare, e Mass Effect non sarà l’unico.
Cosa hanno detto i nuovi proprietari
Nel comunicato di chiusura dell’operazione il capo di Silver Lake, Egon Durban, dice di voler investire molto nella crescita di EA, compreso quello che l’intelligenza artificiale può fare per migliorare lo sviluppo dei giochi e l’esperienza dei giocatori. Kushner, nello stesso comunicato, parla di sostenere l’azienda mentre raggiunge nuovi pubblici e ispira la prossima generazione di creatori.
Settantotto giorni dopo, una cinquantina di persone di BioWare perdevano il posto. Nel frattempo i fan hanno raccolto circa 226.000 firme per salvare la serie, secondo il conteggio di Eurogamer, e hanno pagato un cartellone a Times Square destinando l’avanzo della raccolta al fondo di emergenza aperto da United Videogame Workers, il sindacato CWA dei lavoratori dei videogiochi, per chi ha perso il lavoro.
Cosa non si sa
Non si sa quanto EA paghi di interessi su quei venti miliardi: dopo il ritiro dal Nasdaq non pubblica più i conti e non lo dice. Non si sa se la chiusura di BioWare fosse già decisa prima del 4 agosto, perché né EA né i soci del consorzio hanno detto niente in proposito, e non si sa se il marchio Mass Effect verrà ceduto, parcheggiato o riusato altrove. Winski non dice da dove prenda la cifra dei sette anni di sviluppo di Dragon Age: Origins, e non esiste un documento pubblico che confermi né quella né l’idea che il gioco non abbia mai recuperato i costi. I numeri sui tagli a Xbox sono mobili e quelli di Satvat sono una stima.

















