Il boicottaggio di Xbox è una richiesta del movimento BDS (boicottaggio, disinvestimento e sanzioni), che dall’aprile 2025 indica Microsoft come bersaglio prioritario per i servizi di cloud e di intelligenza artificiale che l’azienda ha riconosciuto di fornire al ministero della Difesa israeliano. Accanto al BDS c’è No Games For Genocide, la campagna di lavoratori del settore, attivisti, sindacalisti e giornalisti che chiede di boicottare Microsoft.
Il 29 ottobre Celeste e TowerFall sono usciti dallo store Xbox. Il BDS chiede ai giocatori di disdire Game Pass e di non comprare i giochi di Microsoft; a togliere i giochi dallo store sono invece gli studi che li vendono, e per un’azienda che incassa una quota su ogni vendita nel suo store sparire dal catalogo è un atto pubblico. Penguin Colony, l’horror lovecraftiano in cui si gioca un pinguino, è un caso diverso: su Xbox non c’è mai stato, e Tali Faulkner, dello studio Origame Digital, ha detto a Polygon che non ci arriverà.
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Perché Thorson ha tolto Celeste e TowerFall
Come avevamo scritto il 30 ottobre, Maddy Thorson, autrice di entrambi i giochi, li ha tolti dallo store Xbox per sostenere il BDS. Thorson ha scritto su Bluesky il 29 ottobre, alle 15:40 ora italiana, “We did this to support the BDS boycott”: lo abbiamo fatto per sostenere il boicottaggio BDS (traduzione nostra). Una riga, con il nome del movimento e nessun giro di parole. I due giochi restano in vendita su PlayStation, Switch e PC, e secondo Pure Xbox chi li ha già comprati su Xbox dovrebbe continuare a trovarli in libreria.
Che cosa chiede il BDS a Xbox
Il BDS nasce il 9 luglio 2005 da un appello di organizzazioni della società civile palestinese e rivolge a Israele tre richieste: la fine dell’occupazione dei territori presi nel 1967, la piena parità per i cittadini arabo-palestinesi di Israele e il diritto al ritorno dei rifugiati palestinesi.
Sulla pagina dedicata a Xbox il BDS sostiene che i servizi di cloud e di intelligenza artificiale forniti all’esercito israeliano accelerano il genocidio dei palestinesi a Gaza. Il movimento propone tre livelli di adesione: disdire Game Pass; boicottare Candy Crush, Minecraft e Call of Duty; evitare tutti i prodotti del settore giochi di Microsoft, console comprese e giochi di Bethesda, Activision e Blizzard.
Quello in corso a Gaza è un genocidio, e a dirlo non sono soltanto i palestinesi. La commissione d’inchiesta indipendente dell’ONU, presieduta da Navi Pillay, ha concluso il 16 settembre 2025 che le autorità e le forze di sicurezza israeliane hanno commesso quattro dei cinque atti di genocidio definiti dalla convenzione del 1948. L’associazione internazionale degli studiosi di genocidio ha approvato il 1 settembre 2025 una risoluzione secondo cui le azioni di Israele a Gaza rientrano nella definizione giuridica di genocidio, con l’86% dei votanti a favore. Il 28 luglio 2025 due organizzazioni israeliane per i diritti umani, B’Tselem e Physicians for Human Rights Israel, sono arrivate alla stessa conclusione.
Che cosa risponde Microsoft
Microsoft ha riconosciuto di fornire al ministero della Difesa israeliano software, servizi professionali, cloud Azure e servizi di intelligenza artificiale. A maggio 2025 ha dichiarato che una revisione interna non aveva trovato “evidence to date”, prove finora, di un uso di quelle tecnologie per colpire o danneggiare persone a Gaza (traduzione nostra).
Secondo il Guardian, nel settembre 2025 Microsoft ha disattivato alcuni servizi di cloud e intelligenza artificiale a un’unità del ministero della Difesa israeliano, dopo un’inchiesta sulle telefonate di civili palestinesi intercettate dall’Unit 8200, l’agenzia di spionaggio dell’esercito, e archiviate su Azure. Il Guardian scrive che il resto dei rapporti commerciali con l’esercito israeliano è rimasto attivo. Ci sono volute le telefonate dei civili palestinesi finite sui suoi server per spegnere una parte dei servizi a una sola unità, e il resto dei contratti è rimasto dov’era.
Dopo il ritiro dei due giochi Microsoft ha risposto a IGN: un portavoce ha dichiarato, in un aggiornamento del 30 ottobre, che l’azienda ha concluso l’indagine sul presunto uso delle sue tecnologie per la sorveglianza di massa dei civili da parte del ministero della Difesa israeliano. Il rapporto finale è stato pubblicato il 4 giugno 2026. Il BDS contesta a Microsoft i servizi di cloud e di intelligenza artificiale forniti all’esercito israeliano; la dichiarazione a IGN parla dell’indagine sulla sorveglianza e delle misure di supervisione interna, e non nomina né il BDS né la scelta di Thorson.
Che cosa è costato ritirarsi da Xbox
Le vendite di Celeste e TowerFall su Xbox non sono pubbliche. Secondo PC Gamer, Microsoft incassa una quota su ogni vendita nel suo store, quindi un gioco ritirato smette di renderle quella quota.
Per Tenderfoot Tactics sappiamo quanto è pesato. Secondo Game Developer, Badru dell’etichetta Ice Water Games, che ha tolto il gioco da Xbox nell’aprile 2025, ha raccontato ad Aftermath una perdita di ricavi piccola, poi recuperata con l’aumento delle vendite sulle altre piattaforme.
Chi ha pagato di più è Speculative Agency, lo studio di All Will Rise. In una dichiarazione riportata da PC Gamer il 12 marzo 2026 lo studio ha annunciato che avrebbe restituito il finanziamento ricevuto da Microsoft con un programma di accelerazione per sviluppatori. Lo studio ha spiegato che per partecipare al boicottaggio doveva chiedere a Microsoft di sciogliere il contratto e coprire altrove la differenza, e che il gioco non uscirà su Xbox come previsto. Quel giorno la campagna su Kickstarter, a dieci giorni dalla chiusura, aveva raccolto 27.585 sterline contro un obiettivo di 8.628.
Sul fronte dei giochi che non sono arrivati, House House ha scritto il 15 ottobre che Big Walk non uscirà su Xbox finché Microsoft non sarà tolta dall’elenco dei bersagli del BDS, ammettendo che qualcuno non potrà giocarlo con i suoi amici. Nello stesso pezzo avevamo riportato che Dan Dilorio, autore di Luck Be A Landlord, ha chiesto di non comprare il suo gioco su Xbox e ha annunciato una donazione di 10.000 dollari, per compensare i ricavi che il gioco ha generato per Microsoft.
Penguin Colony e l’intervista di Polygon
Penguin Colony è uscito il 16 ottobre su Steam, solo per Windows, ed è una rilettura di Alle montagne della follia, il romanzo breve di H.P. Lovecraft, con un pinguino come protagonista. Lo sviluppa Origame Digital, lo studio di Umurangi Generation, e lo pubblica Fellow Traveller. Il blocco della vendita in Israele su Steam è stato chiesto dallo studio e confermato dall’editore nel forum del gioco. Secondo Rock Paper Shotgun, dopo i titoli di coda compare un messaggio secondo cui la viltà dell’industria dei giochi durante il “genocidio della Palestina da parte di Israele”, tuttora in corso, resterà documentata dalle opere che l’industria stessa produce (traduzione nostra).
L’intervista di Polygon, modificata e condensata secondo la testata e uscita alle 2 del 2 novembre in Italia (la sera del 1 novembre negli Stati Uniti), è il testo in cui Faulkner spiega il progetto. Faulkner ha detto che il cardine del gioco era “put the games industry on notice”, richiamare l’industria alle sue responsabilità, e che nessuno può dirgli che una storia indigena di colonizzazione non si può raccontare. A proposito di Gaza ha parlato di “cowardice and careerism”, viltà e carrierismo, nell’industria, e ha aggiunto che il gioco potrebbe essere l’ultimo dello studio e che, se lo fosse, ne sarebbe valsa la pena.
Il boicottaggio di Xbox arriva solo nell’ultima risposta, in cui Faulkner ha detto che il gioco non uscirà su Xbox e non è in vendita in Israele su Steam. Faulkner ha invitato gli altri sviluppatori a chiedere a Steam di non vendere i loro giochi in Israele, e ha aggiunto che l’impegno No Games for Genocide va rafforzato e che gli indie non dovrebbero avere eccezioni. Penguin Colony su Xbox non è mai uscito, quindi non c’è niente da ritirare.
A che punto siamo
Al 2 novembre i giochi che mancano da Xbox per questa ragione sono Tenderfoot Tactics dall’aprile 2025, All Will Rise dal marzo 2026, Big Walk dal 15 ottobre, Penguin Colony dal lancio del 16 ottobre, i due di Thorson dal 29 ottobre. Dopo Celeste e TowerFall non risulta nessun altro studio che abbia tolto un gioco da Xbox. Sul fronte delle adesioni individuali, il sito di No Games For Genocide elencava il 2 novembre 3.159 firme individuali e 17 organizzazioni.
Nei bilanci di Microsoft questi ritiri non si vedranno. Il trimestre luglio-settembre si è chiuso prima della scelta di Thorson. In quel trimestre l’azienda ha attribuito il calo dei ricavi di contenuti e servizi Xbox a minori vendite di giochi di terze parti e a minori ricavi di Game Pass, e i ricavi del Game Pass e il numero di abbonati non li pubblica, come avevamo scritto il 29 ottobre.
Tanto non è questo il punto. Una manciata di giochi indie tolti da uno store non sposta il fatturato di Microsoft, e gli studi lo sanno benissimo: non stanno facendo pressione economica su un’azienda da tremila miliardi di dollari. Stanno dicendo che non vogliono stare nello stesso negozio di chi vende cloud e intelligenza artificiale a un esercito che sta conducendo un genocidio. Una parte della ragione è il segnale, perché un gioco che sparisce dal catalogo si vede e un abbonamento disdetto no. L’altra parte è non volerci avere niente a che fare, e basta da sola.
Gli studi che devono ancora scegliere hanno davanti due elenchi. Quando si farà il conto di chi ha fatto cosa mentre Israele distruggeva Gaza, Thorson, Badru, House House, Speculative Agency e Faulkner staranno dalla parte giusta della Storia.

















