Chi vive in Israele non trova Penguin Colony in vendita su Steam, e non per un problema tecnico. Il blocco è stato chiesto dallo studio che ha fatto il gioco, e l’editore lo ha confermato per iscritto rispondendo a un utente che chiedeva conto dell’assenza nel suo paese. È una scelta dichiarata, scritta in chiaro nel forum pubblico del gioco, e arriva pochi giorni dopo l’uscita.
La risposta nel forum Steam
Un utente che vive in Israele ha aperto una discussione nel forum del gioco per chiedere perché non fosse acquistabile nella sua regione. A rispondere nel thread è stato Fellow Traveller, che pubblica il gioco: in generale, si legge nella risposta, l’editore cerca di portare i propri titoli al maggior numero possibile di giocatori, ma ritiene che gli sviluppatori abbiano il diritto di decidere dove i loro giochi vengono venduti. In questo caso, scrive, lo sviluppatore ha chiesto di bloccare la vendita in Israele, e in assenza di sanzioni più organizzate il gesto vuole essere una dimostrazione di solidarietà con la Palestina. La risposta si chiude con il pieno sostegno dell’editore alla decisione, e Kotaku l’ha ripresa per esteso.
Il blocco non è l’unico posto in cui la posizione dello studio è messa nero su bianco. Nei titoli di coda del gioco c’è una dichiarazione sul silenzio dell’industria dei videogiochi, che la stessa testata descrive come la cosa più diretta mai letta sul tema dentro un videogioco. Prima che la partita cominci, invece, compare un riconoscimento dei popoli indigeni della terra in cui il gioco è stato fatto: una formula che in Australia e in Nuova Zelanda è prassi in teatro, in televisione e nelle conferenze, meno nei videogiochi.
Che gioco è, e chi lo ha fatto
Penguin Colony è uscito il 16 ottobre su PC, costa 14,79 euro di listino e al momento si prende a 13,31. Sulla pagina Steam raccoglie l’ottantatré per cento di giudizi positivi su un centinaio e mezzo di recensioni. Lo sviluppa ORIGAME DIGITAL, lo studio di Tali Faulkner che sei anni fa aveva fatto Umurangi Generation, il gioco fotografico neozelandese in cui si scattano foto mentre il mondo intorno finisce. L’interfaccia è in inglese, arabo, giapponese, portoghese brasiliano, cinese semplificato e maori; l’italiano non c’è, né nei testi né nell’audio.
Il gioco riprende il racconto Alle montagne della follia di H.P. Lovecraft: Antartide, due spedizioni umane che si contendono qualcosa di sepolto nel ghiaccio, e il giocatore che le guarda impazzire dal basso, nei panni di un pinguino alto sessanta centimetri. La narrazione è affidata alla voce di Lenval Brown, lo stesso narratore di Disco Elysium. Avevamo provato la demo e ne abbiamo scritto alla vigilia dell’uscita: nessun marcatore, nessuna mappa, e un pinguino che attraversa la fine del mondo senza accorgersene.
Non è il primo studio a muoversi così
Il riferimento alle sanzioni che mancano colloca il gesto in una campagna più ampia. Il movimento BDS, sigla di Boycott, Divestment, Sanctions, chiede pressione economica su Israele e sulle aziende che considera coinvolte, e nell’aprile del 2025 ha indicato Microsoft Games e Xbox come obiettivo prioritario. Da lì è passato dentro il settore dei videogiochi: a metà ottobre lo studio australiano House House ha pubblicato una pagina per spiegare perché Big Walk non uscirà sulle console Microsoft, e ne abbiamo scritto qui. Prima di loro l’autore di Luck Be A Landlord aveva chiesto di non comprare il suo gioco su Xbox, e lo studio Ice Water aveva tolto Tenderfoot Tactics dal negozio Microsoft.
Microsoft, dal canto suo, ha fatto una verifica interna nel maggio del 2025: riconosce di fornire al ministero della Difesa israeliano software, servizi professionali, la piattaforma Azure e servizi di intelligenza artificiale, e sostiene che la verifica non ha trovato prove di un uso di quelle tecnologie per colpire persone a Gaza, come ha ricostruito GamesIndustry.biz. Nel caso di Penguin Colony il bersaglio è diverso, perché non riguarda una piattaforma ma un mercato: il gioco resta in vendita in tutto il resto del mondo, e quello che cambia è soltanto la geografia di chi può comprarlo.
Cosa si verifica e cosa resta da chiarire
Il blocco è il fatto accertato: l’editore ha messo la decisione per iscritto, e l’utente che aveva aperto la discussione segnalava di non poter comprare il gioco dal proprio account. Non è pubblico, invece, se la restrizione valga anche per altri negozi digitali, visto che il gioco per ora esce solo su PC, né se Fellow Traveller intenda applicare la stessa regola ad altri titoli del suo catalogo su richiesta degli autori. Lo studio non ha rilasciato una dichiarazione separata oltre a quella dell’editore e ai testi dentro il gioco.
Restano i fatti nudi e crudi: due righe in un forum di assistenza clienti sono diventate la posizione pubblica di uno studio su una guerra, e il gioco è l’unico posto in cui quella posizione è scritta per intero. La demo resta scaricabile dalla pagina Steam dovunque si sia, perché il blocco riguarda l’acquisto. Chi invece voleva comprarlo da Israele, per ora, non può.


