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La petizione per Mass Effect chiede di salvare il marchio, mentre dei licenziati di BioWare per ora si occupa solo un politico canadese

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La petizione per Mass Effect chiede di salvare il marchio, mentre dei licenziati di BioWare per ora si occupa solo un politico canadese

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La petizione #SaveMassEffect chiede a Electronic Arts di continuare la serie Mass Effect o di darla in licenza a un altro studio. Per le persone che hanno perso il lavoro con la chiusura di BioWare del 21 ottobre non chiede niente. In meno di tre giorni ha raccolto centomila firme, ma Electronic Arts, a cui è indirizzata, non ha un motivo economico per accoglierla.

Cosa c’è scritto nella petizione

La petizione è stata aperta il 21 ottobre da un utente che si firma Joe Smith. Chiede due cose in alternativa: che l’azienda prosegua lo sviluppo di Mass Effect con fondi, personale e tempo adeguati, oppure che conceda la licenza della proprietà intellettuale a un altro studio. La pagina della petizione, la mattina del 26 ottobre, dichiara 205.970 firme verificate.

Il 25 ottobre l’account della campagna aveva scritto di aver superato le 175.000 firme, con un obiettivo di duecentomila. Il sito IGN ha poi riferito che la soglia delle duecentomila era stata superata, e il contatore di Change.org lo conferma.

Si sono esposte le due voci di Shepard. Jennifer Hale il 24 ottobre ha pubblicato un video in cui immagina un Kickstarter dei fan, poi un paio di investitori, poi una casa di sviluppo, e da lì un collettivo che riporta in vita la serie. La mattina del 26 ottobre il post aveva oltre diciannovemila like. Mark Meer, che ha doppiato lo Shepard maschile, ha rilanciato. Si sono mossi anche i giocatori di Destiny. Owlcat Games, dall’account del suo The Expanse: Osiris Reborn, ha appoggiato la campagna ricordando che la serie televisiva The Expanse fu salvata dai fan.

I precedenti di Destiny 2 e Project Zomboid

Il precedente che tutti citano è Destiny, ma a un’analisi più precisa dice meno di quello che qualcuno sembra averci letto. Il 21 settembre Bungie ha annunciato che i contenuti tolti da Destiny 2 a partire dal 2020 sarebbero rientrati nel gioco, campagna della Guerra Rossa compresa, e ha scritto che la voce dei giocatori aveva avuto un effetto. Prima c’erano state le proteste per l’aggiornamento di giugno e una petizione a Sony per un Destiny 3. Il caso però riguarda un live service ancora attivo, con contenuti già prodotti da reinserire, che costano meno di contenuti nuovi.

BioWare è chiusa, il nuovo capitolo è cancellato, i tagli in tutta Electronic Arts sono circa quattrocento e la stessa lettera che li annunciava presentava il football open world della casa. A Electronic Arts il marchio fermo non fa perdere soldi, e i giochi già usciti restano in vendita: la Legendary Edition, la raccolta dei primi tre capitoli uscita nel maggio 2021, e Mass Effect: Andromeda del 2017. Per cambiare idea l’azienda avrebbe bisogno di un motivo economico, e per ora la petizione non gliene offre uno.

Ad agosto c’è stato il caso di Project Zomboid: quando The Indie Stone ha smesso di sostenere la mappa PZmap curata dalla community, i fan hanno aperto una petizione nel giro di poche ore. Calvy, che curava la mappa, ha detto che gli era stato chiesto di toglierla dai suoi server. All’11 agosto l’unico risultato era una versione più vecchia della mappa ancora raggiungibile.

Quale richiesta può essere accolta

Delle due richieste, solo la seconda può diventare un’operazione commerciale per Electronic Arts. Dare in licenza una proprietà intellettuale ferma significa ricavare dal marchio qualcosa in più delle vendite del catalogo, e di solito se ne discute quando qualcuno si presenta con dei soldi. Va in quella direzione anche il video di Hale, che parte da un Kickstarter e da qualche investitore. Ad agosto una voce sulla possibile vendita di BioWare era bastata a far discutere il settore, pur venendo da una risposta su Bluesky che il 9 agosto contava nove like.

Finora l’unica richiesta fatta per chi ha perso il lavoro, e non per il marchio, è arrivata da un politico. Il 21 ottobre Avi Lewis, leader del Nuovo Partito Democratico canadese, ha scritto che gli sviluppatori di BioWare dovrebbero avere per primi la possibilità di comprare lo studio, con il sostegno federale.

Firmare non costa niente, e la mobilitazione ha tenuto la vicenda sui siti di settore per giorni. Un contatore di firme, da solo, non dà a Electronic Arts un motivo per ripensarci. Servirebbe qualcuno che si presenti con un’offerta per la licenza.

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