Il 28% degli sviluppatori ha perso il lavoro negli ultimi due anni, secondo il report GDC 2026 della Game Developers Conference, la principale fiera di settore per chi progetta videogiochi. Dietro ci sono di solito debiti da acquisizione, tagli imposti dagli investitori e la corsa a sostituire reparti interi con strumenti di intelligenza artificiale generativa. David Jaffe, il regista del God of War originale del 2005, ha trovato però un colpevole più comodo: la sceneggiatura.
In un nuovo video, ripreso da TweakTown, Jaffe sostiene che due decenni passati a inseguire il prestigio cinematografico abbiano avvelenato i bilanci dell’industria tripla A, spingendola dritta verso l’ondata attuale di chiusure e licenziamenti. Liquida l’intera era PS2-PS4 come un abbaglio collettivo travestito da maturità artistica, e cita Roblox, Call of Duty e Fortnite come prova che il pubblico ha già votato con i pollici: meccaniche sì, trama lineare no.
Il colpevole che Jaffe preferisce non nominare
Il problema è che la correlazione non regge nemmeno all’esame più superficiale. Bungie, lo studio dietro il looter shooter Destiny, produce esattamente il tipo di gioco meccanico e live-service che secondo Jaffe dovrebbe salvare l’industria, eppure è finita anche lei nel tritacarne dei licenziamenti, come racconta l’industria implode. Stessa sorte per i tagli a Xbox e Ubisoft, che hanno colpito reparti di ogni tipo, dal live-service al single player narrativo, senza distinzioni di genere. Se il colpevole fosse davvero la sceneggiatura, i giochi che la sceneggiatura non la usano avrebbero dovuto essere immuni. Non lo sono stati.
Naughty Dog, lo studio dietro The Last of Us, aveva già risposto a questa tesi molto prima che diventasse un video, ricordando che meccaniche e narrazione, quando funzionano insieme, non si sottraggono budget a vicenda: lo moltiplicano. Lo stesso Jaffe, va detto, un anno fa difendeva pubblicamente Starfield come una delle migliori narrazioni single player del settore. La sceneggiatura, evidentemente, è un problema solo quando conviene che lo sia.
E qui la faccenda smette di essere un’analisi di mercato e diventa quello che probabilmente era fin dall’inizio: un regolamento di conti personale. A giugno Jaffe aveva già demolito l’annuncio di God of War Laufey, lo spin-off 2026 incentrato su Faye, la moglie defunta di Kratos, che la segue nell’aldilà degli dei insieme a un compagno a forma di cubo cosmico. Secondo lui la serie ha perso il sangue e la brutalità del primo capitolo per inseguire un tono da romanzo fantasy, e senza il nome God of War in copertina, sostiene, nessuno ne parlerebbe. Il video sui licenziamenti arriva un mese dopo, con lo stesso nemico travestito da tesi economica.
Il regista, insomma, non sta processando l’industria: sta processando il lutto per un franchise che considera ormai un’entità diversa da quella che ha creato nel 2005, e lo fa vestendo il rancore personale con i panni di un’analisi di mercato che i numeri, alla prova dei fatti, non confermano.
Il verdetto: se il problema fosse davvero la sceneggiatura, Bungie starebbe assumendo, non licenziando: il sospetto è che Jaffe abbia trovato un modo elegante per dire che non gli piace più il suo gioco, e ce lo stia vendendo come una diagnosi di settore.


