kill -9 Bungie: l’industria ha finito la RAM, e l’OOM killer non fa prigionieri
Ci sono pomeriggi di luglio in cui apri il portatile su una sedia di plastica arroventata, la ventola gira come un elicottero in fase di decollo, e Chrome con dodici schede aperte si divora tutta la memoria finché il kernel non decide chi sacrificare. Si chiama OOM killer: quando la RAM finisce, il sistema operativo sceglie un processo, gli manda un SIGKILL, e chi era in esecuzione sparisce senza nemmeno il tempo di salvare lo stato. Bella metafora. Peccato che l’industria dei videogiochi la stia eseguendo alla lettera, in produzione, sui corpi veri delle persone.
A fine giugno tocca a Bungie, lo studio di Destiny 2, finire nella lista dei processi da terminare. Ne abbiamo già parlato quando è arrivato il taglio: almeno 292 persone licenziate secondo Forbes, con report che parlano di quasi metà dello studio, praticamente l’intero team di Destiny e pure il capo studio Justin Truman fatto uscire dalla porta. Sony, nel comunicato ufficiale, la chiama “riduzione della forza lavoro” dopo l’ultimo aggiornamento di Destiny 2 e con i progetti futuri ancora “in early incubation”. Tradotto dal PR: abbiamo spento il processo che consumava troppo e non ne abbiamo un altro pronto a occupare quei thread. Marathon, lo sparatutto extraction uscito a marzo a 40 dollari e già col fiato corto sui server, resta l’unico demone ancora in ascolto.
E qui entra Paweł Sasko, associate game director del sequel di Cyberpunk 2077 (nome in codice Project Orion) in CD Projekt RED, che ha guardato scorrere i log e ha deciso di scriverci sopra. In un post su X ha detto che certi giorni sente che il nostro settore sta implodendo, con team e progetti fatti fuori ogni due per tre, a un ritmo impossibile da seguire. Chi tiene aperto un terminale su dmesg conosce quella sensazione: le righe che scorrono più veloci di quanto tu riesca a leggerle, e ogni riga è qualcuno rimasto senza contratto.
La macchina che ha ancora thread liberi
Sasko però non si è fermato al necrologio. Nello stesso post ha ricordato che CDPR, al contrario di mezzo mondo, non sta staccando processi ma anzi ne accetta di nuovi: posizioni aperte in Polonia, Stati Uniti e Canada per The Witcher 4, per Cyberpunk 2 e per la nuova IP Hadar. Un gesto concreto, che vale più di venti tweet di cordoglio: ecco lo spazio in memoria, venite a girare qui.
Piccola nota a piè di pagina, perché la memoria (quella umana) è volatile: CDPR l’OOM killer lo ha eseguito pure lei nel 2023, mandando a casa circa il 9% del personale, evento che ha fatto nascere un sindacato interno. Nessuno qui è un sistema immacolato. Semplicemente, oggi, ha RAM libera e la sta offrendo mentre gli altri vanno in core dump.
Il punto è che il killer non gira solo in casa Sony. EA ha tagliato pezzi del team di Battlefield 6 nonostante oltre 20 milioni di copie vendute, Epic ha licenziato più di mille persone, Ubisoft continua a chiudere studi, e in casa Xbox i tagli hanno iniziato a mordere da Compulsion Games in giù. È un killall a livello di sistema, non un incidente isolato.
E allora la battuta amara la lascio alla riga di comando: la RAM, in realtà, non è finita. Sony i soldi per tenere accesa Bungie li aveva eccome. Qualcuno, semplicemente, ha impostato la soglia dell’OOM killer volutamente bassa, perché uccidere processi costa meno che ottimizzare il codice. Il conto vero, quello della fuga di cervelli e del talento senior che si disperde ciclo dopo ciclo, lo pagheremo tutti al prossimo boot. Sperando che il sistema, per allora, abbia ancora abbastanza processi vivi da caricare qualcosa di decente.


