Una scena di Minecraft con il mostro Bogged in una grotta

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Il brevetto Microsoft sui giochi che cambiano trama con l’IA non è nuovo, e le espressioni del viso sono solo un’opzione

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Il brevetto Microsoft sui giochi che riscrivono la propria trama con l’intelligenza artificiale, rilanciato in questi giorni da diverse testate come una novità, esiste da più di tre anni. La prima domanda è stata depositata il 25 giugno 2023, e quella internazionale è stata pubblicata il 2 gennaio 2025. Il documento descrive un sistema in cui un modello di IA generativa aggiunge o toglie missioni, personaggi e percorsi in base a quanto il giocatore si sofferma su ciascuna parte del gioco. Le espressioni del viso, il dettaglio più citato nei titoli, compaiono solo come opzione, e con il consenso del giocatore.

Perché se ne parla adesso

Il 23 settembre 2026 TechSpot ha descritto il documento come una domanda di brevetto pubblicata a luglio, con un titolo che parlava di giochi Xbox capaci di riscriversi mentre si gioca. Da lì la notizia è rimbalzata su molti siti. La scheda della domanda internazionale su Google Patents racconta però un’altra cronologia: data di priorità 25 giugno 2023, deposito della domanda internazionale il 19 giugno 2024, pubblicazione il 2 gennaio 2025. Negli Stati Uniti, secondo la ricostruzione di WindowsForum che cita i registri dei brevetti, la stessa invenzione è diventata il brevetto numero 12.589.308, concesso il 31 marzo 2026.

Il documento non era passato inosservato nemmeno la prima volta. A gennaio 2025 ne aveva già scritto Windows Central, ricordando che le aziende depositano di continuo brevetti su idee che non useranno mai, e l’aveva ripreso anche Game Developer. La novità di settembre, quindi, non è il brevetto: è il suo ritorno in circolazione, in una settimana in cui si parla già di un altro brevetto Microsoft, quello sulle pubblicità che mettono in pausa i giochi.

Cosa descrive il documento

Il cuore del sistema è quello che il brevetto chiama grafo degli stati narrativi: una mappa in cui ogni nodo è un momento della storia, come una missione o un obiettivo intermedio, e ogni collegamento è un percorso possibile fra un momento e l’altro. Il gioco tiene traccia del percorso di ciascun giocatore su questa mappa e misura il suo coinvolgimento, sia nodo per nodo sia sull’intera partita. Poi un modello di IA generativa, lo stesso tipo di sistema dietro i chatbot come ChatGPT, modifica la mappa: aggiunge nodi, ne toglie, sposta una missione secondaria che piace molto fra quelle principali o declassa una parte della trama che annoia.

Gli indicatori di coinvolgimento sono soprattutto comportamenti di gioco ordinari: quanto dura una conversazione con un personaggio non giocante, quante volte si torna in un luogo, se una missione viene completata o abbandonata, quale strada si sceglie a un bivio della storia. Nel documento compaiono anche i personaggi controllati dall’IA, che rispondono in linguaggio naturale e possono proporre missioni nuove, e un esempio costruito dentro Minecraft, con una storia ispirata al romanzo Il meraviglioso mago di Oz aggiunta al gioco dall’esterno.

Buona parte del meccanismo, poi, non agisce mentre si gioca ma fra una versione del gioco e l’altra. I dati di coinvolgimento raccolti su molti giocatori servono ad aggiornare il gioco, e il testo precisa che di solito c’è un progettista umano a decidere quali modifiche tenere e quali scartare.

Il posto delle espressioni del viso

Nel testo del brevetto la telecamera e il microfono occupano poche righe. La descrizione dice che segnali audio e video possono essere elaborati, con il permesso del giocatore e magari con modelli che girano sul dispositivo, per ricavare reazioni dai commenti a voce e dalle espressioni del viso. Nelle rivendicazioni, cioè la parte che definisce che cosa il brevetto protegge davvero, questa possibilità è la numero 3 ed è subordinata alla prima: aggiunge un elemento facoltativo a un sistema che funziona anche senza. La rivendicazione principale non nomina né volti né telecamere.

Questo non rende irrilevante il dettaglio. Un documento che prevede di leggere le reazioni dei giocatori da telecamere e dirette pubblicate online dice qualcosa su quali dati un’azienda considera utili. È lo stesso tema del brevetto Sony sull’IA che gioca al posto dell’utente, di cui abbiamo scritto ad agosto. Ma le due letture non vanno confuse: il brevetto descrive una possibilità, non un sistema in uso.

Cosa non si sa

Microsoft non ha annunciato nessun gioco né nessuna funzione che usi questo sistema, e il brevetto non nomina Xbox. Un brevetto protegge un’idea e non obbliga a realizzarla: nelle fonti consultate non ci sono indicazioni su progetti in corso che lo applichino.

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