Il trade-in PS5 è arrivato sui telefoni dei giocatori americani: Sony sta mandando notifiche attraverso l’app PlayStation a chi ha una console ferma, offrendo fino a 400 dollari per riprendersela, con i soldi versati sul conto corrente, secondo IGN. È la seconda volta in due settimane che un produttore di console chiede ai suoi clienti di rivendergli l’hardware che ha venduto loro.
Quanto paga Sony e a quali condizioni
I 400 dollari sono la stima massima e valgono per una PS5 Standard con due o più controller in condizione Grade 0, cioè perfetta: la cifra cambia a seconda del modello, dello stato della macchina e degli accessori inclusi, scrive Notebookcheck. A gestire il programma è Back Market, il rivenditore di elettronica ricondizionata con cui Sony ha stretto una collaborazione nel 2024.
Nei canali abituali le cifre sono più basse. Push Square ricorda che Microsoft aveva mandato un messaggio simile ai possessori di Xbox Series X e S poche settimane fa, mentre i rivenditori restano molto più bassi: GameStop arriva a 275 dollari di credito sul negozio per alcuni modelli, sempre secondo Notebookcheck.
Intanto il nuovo costa: la PS5 Digital Edition è a 599,99 dollari e il modello con lettore a 649,99, mentre la PS5 Pro parte da 899,99 dollari di listino e in asta viene pagata molto di più, riferisce IGN, che parla di PS5 Pro usate vendute fino a 1.400 dollari. Chi ha comprato la console al lancio l’aveva pagata 500 dollari.
Cosa aveva annunciato Microsoft a giugno
Microsoft aveva spiegato il meccanismo per iscritto cinque mesi fa. Nel post ufficiale del 25 giugno 2026 che annunciava gli aumenti mondiali dal 1 agosto, 100 dollari sui modelli da 512 GB e 150 su quelli da 1 TB, l’azienda scriveva che i prezzi di memoria e archiviazione per le console erano cresciuti di oltre due volte e mezzo e che si aspettava un altro raddoppio entro l’autunno del 2027.
Nello stesso post c’era il programma Previously Played Consoles: chi non usa più la macchina la consegna a un rivenditore partner in cambio di contanti o credito, e quella console viene rimessa in vendita a un prezzo più basso. Microsoft ci ha aggiunto il pagamento a rate senza interessi e le console ricondizionate certificate fino a 100 dollari sotto il listino, sempre nel post.
Le email sono partite il 19 ottobre: gli americani con una Xbox Series X o S hanno cominciato a riceverne una che proponeva di consegnarla a Best Buy per un massimo di 375 dollari, secondo Metro. Le notifiche di Sony seguono la stessa logica due settimane dopo, con una differenza: arrivano dall’app della piattaforma, non da un rivenditore.
Perché le due aziende vogliono indietro le console ferme
Il contesto sono i dati di vendita dell’hardware. I dati Circana citati da Metro dicono che nei primi otto mesi del 2026 le vendite di console Xbox negli Stati Uniti sono scese del 33 per cento rispetto all’anno prima e quelle PlayStation del 25, con Xbox al minimo storico e PlayStation ai livelli più bassi dal 2013, riporta la testata.
Sulle ragioni le due testate danno letture diverse. Push Square legge la mossa come un modo per rimettere in circolo macchine spente, perché una console in uno sgabuzzino non compra giochi né abbonamenti. Notebookcheck fa notare che la carenza di componenti colpisce soprattutto la PS5 Pro, mentre i modelli base restano abbastanza disponibili.
La stessa voce di costo torna in altri due fatti: il prezzo della memoria che Sam Altman vorrebbe togliere dai PC di casa è la stessa voce di costo che ha fatto alzare i listini delle console, e il mercato dell’usato è diventato un affare abbastanza grosso da far dire al capo di GameStop che i videogiochi per la sua azienda contano quasi zero.
Cosa succede ora
- 19 novembre: esce GTA 6 su PS5 e Xbox Series, la data su cui entrambe le aziende stanno misurando la disponibilità di macchine, secondo Notebookcheck.
- Se il programma arriverà fuori dagli Stati Uniti: Sony non ha indicato altri paesi e le notifiche sono partite solo in America, secondo Push Square.
- Quanto resta aperta l’offerta: né Sony né Back Market hanno comunicato una scadenza, e nelle notifiche riportate dalle testate non compare, nel testo pubblicato.

















