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Nel puzzle platform Auris la demo ti lascia al buio con le onde sonore del bambino cieco, e se fai troppo rumore i mutanti ti trovano

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Nel puzzle platform Auris la demo ti lascia al buio con le onde sonore del bambino cieco, e se fai troppo rumore i mutanti ti trovano

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Il platform al buio è un’idea che sta bene in una gif e che nel gioco vero chiede un level design capace di reggerla per ore. Auris la regge meglio di quanto mi aspettassi. Lo sviluppa e lo pubblica Hippo Games, e io ho giocato la demo nella build aggiornata di metà ottobre, quella che ha rimesso in ordine i controlli.

La scheda Steam lo presenta come un puzzle platform 2D in cui interpreti un bambino cieco, usi l’ecolocalizzazione per vedere gli oggetti, risolvi enigmi, affronti i nemici e cerchi tua madre insieme agli altri bambini intrappolati in un laboratorio. L’uscita è prevista nel 2027. Ne avevamo già parlato nell’anteprima, e stavolta racconto com’è giocarlo. La scheda indica 5 gigabyte di spazio libero e il gioco è in inglese su Windows e Mac.

Nero pece e onde color ciano

Il buio di Auris è totale: nero puro, tagliato soltanto da onde sonore ciano elettrico. Il protagonista è un bambino cieco rimasto intrappolato nel Wortex Research Institute, il laboratorio in cui è ambientato il gioco. Il personale ha portato via sua madre per un trattamento medico di cui l’istituto non spiega la natura, ed è lei che il bambino cerca insieme agli altri ragazzini prigionieri.

Non avendo la vista, Jake ha un solo modo per leggere lo schermo, ed è l’ecolocalizzazione. Sulla carta sembra un filtro grafico. Dopo due minuti diventa una meccanica che ti cambia il modo di ragionare su ogni salto.

Una schermata della demo di Auris, il puzzle platform con ecolocalizzazione
Auris © Hippo Games

Fare rumore per vedere, restare zitti per vivere

Il loop di gioco vive su un paradosso che regge: per vedere dove metti i piedi devi fare rumore, e il rumore attira chi ti vuole morto. Ogni passo, ogni atterraggio e ogni interazione con gli oggetti rilascia un’onda concentrica azzurra che illumina per un paio di secondi il profilo di piattaforme, casse, passaggi segreti e trappole. Nei primi venti minuti sono morta almeno cinque volte, sempre per la stessa stupidaggine: saltavo a memoria verso una sporgenza senza aver controllato con un impulso cosa c’era sopra. Il gioco ti educa alla prudenza in fretta, prima fai rimbalzare il suono per leggere la stanza e poi ti muovi. La scheda Steam riassume tutto in una riga: usi l’ecolocalizzazione per vedere gli oggetti.

La tensione sale quando entrano in scena la fauna del laboratorio, con pipistrelli, ratti e creature mutate dagli esperimenti, e le sezioni in cui la struttura ti impone il silenzio. Qui il design diventa cattivo, perché se corri o salti per illuminare la mappa i mutanti sentono l’onda e ti piombano addosso. Devi camminare producendo il minimo rumore, muovendoti quasi del tutto al buio, e usare i suoni dei nemici a tuo vantaggio. Quando un pipistrello stride o un ratto pattuglia un corridoio, i loro passi generano onde che illuminano le trappole intorno a te. Studiare quei pattern prevedibili è l’unico modo per attraversare una stanza senza accendere la luce con i tuoi piedi.

Sui controlli la demo è migliorata parecchio. A fine settembre giocare con il pad era un mezzo terno al lotto, e il DualSense chiedeva il cavo USB e dava grattacapi nei menu. L’aggiornamento di ottobre, uscito il 14, elenca il supporto ai controller, un nuovo puzzle, un obiettivo Steam e una nuova cutscene, e la scheda Steam mostra ora il supporto al DualSense.

Un'altra schermata della demo di Auris, con le onde sonore che illuminano l'ambiente
Auris © Hippo Games

I prigionieri da salvare

Il gioco completo si regge su altri due pilastri. Il primo sono dei dispositivi speciali che allargano quello che si riesce a percepire, citati nell’elenco delle caratteristiche. Il secondo sono gli altri prigionieri: ci sono altri bambini e i loro familiari intrappolati nel complesso, e come abbiamo scritto nell’anteprima, Hippo Games sembra voler legare l’aiuto che riceverai più avanti e il finale a quanti ne avrai salvati. Fermarsi per risolvere i puzzle opzionali costa rischi enormi con le trappole, ed è una scelta morale che si sente nelle mani.

I difetti sono due, e vanno detti. In un paio di sezioni di precisione, se l’onda svanisce una frazione di secondo prima dell’atterraggio rischi di finire su una trappola che non avevi modo di vedere in tempo, e quello è trial and error punitivo. Poi c’è il ritmo: chi cerca un platform d’azione fluido soffrirà i momenti in cui si resta fermi al buio ad aspettare che una creatura faccia rumore per mostrarti la strada.

Il verdetto: Auris prende un’idea semplice, un platform 2D al buio, e la trasforma in una prova di memoria spaziale e sangue freddo, e quando superi una stanza piena di trappole sfruttando solo l’eco dei passi di un mostro sopra la tua testa, la soddisfazione è rara.

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