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Ubisoft Milano in sciopero contro il rientro in ufficio cinque giorni su cinque, e i lavoratori hanno ragione

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Martedì 6 ottobre è ripartito lo sciopero Ubisoft Milano, con un presidio davanti alla sede di Assago, nell’hinterland milanese, andato avanti fino all’8 ottobre. I lavoratori chiedono di trattare sull’obbligo di stare in sede cinque giorni su cinque. Secondo L’Indipendente, se l’azienda non risponde si fermeranno di nuovo dal 13 al 15 ottobre. Ubisoft quell’obbligo l’ha deciso il 21 gennaio 2026, e per annunciarlo le è bastata una subordinata. Hanno ragione i lavoratori, e per capirlo basta leggere il comunicato da cui è partito tutto.

Una riga in un comunicato sui tagli

Il comunicato di gennaio annunciava un riassetto dell’intero gruppo: cinque Creative Houses divise per genere, sei giochi cancellati fra cui il remake di Prince of Persia: The Sands of Time, la chiusura degli studi di Halifax e di Stoccolma. Nella sezione sul nuovo modello operativo c’è la frase che riguarda tutti: per sostenere il nuovo modello il gruppo “intends to return to five days per week on site for all teams”. In più è prevista una quota annuale di giorni da casa, di cui il comunicato non dice l’entità. Il paragrafo successivo fissa l’obiettivo di tagliare altri 200 milioni di euro di costi fissi nei due anni seguenti.

Chi ha scritto comunicati aziendali riconosce la costruzione. La decisione che cambia la giornata di ogni dipendente non ha un titolo suo: sta in una subordinata, presentata come strumento tecnico al servizio di un’organizzazione, ed è seguita subito dall’obiettivo di risparmio. Nella stessa tornata, secondo PocketGamer.biz, la sede di Parigi ha aperto una procedura di uscite volontarie per un massimo di 200 persone.

Milano, da febbraio a ottobre

Ad Assago la regola tocca 110 dipendenti, molti dei quali non vivono né a Milano né in Lombardia perché da anni lavoravano in parte da casa: lo scriveva Il Giorno il 10 febbraio. I lavoratori sono rappresentati dalla Fiom, il sindacato dei metalmeccanici della CGIL, la principale confederazione sindacale italiana. Andrea Rosafalco, della Fiom di Milano, disse al quotidiano che se la scelta del consiglio di amministrazione fosse stata portata fino in fondo “tanti sarebbero costretti a lasciare il lavoro”.

Dal 10 al 12 febbraio arrivò il primo sciopero internazionale, in Francia e in Italia. Secondo Kotaku, i sindacati francesi parlarono di oltre 1.200 scioperanti a Parigi, mentre Ubisoft ne contò 699 in Francia, circa il 18% dei dipendenti francesi, e circa 60 in Italia. Sessanta su centodieci, con il conteggio dell’azienda: più di metà della sede. La risposta ufficiale fu che l’azienda capiva come i cambiamenti, in particolare quelli sull’organizzazione del lavoro, generassero “strong feelings”.

Milano non era nuova a questa vertenza. Nell’ottobre 2024 la Fiom aveva proclamato uno sciopero per il 17 ottobre in solidarietà con i colleghi francesi, a cui allora erano stati imposti tre giorni a settimana in ufficio, e per paura che la stessa regola arrivasse in Italia. È arrivata, raddoppiata e un po’ di più.

Le richieste di ottobre sono più modeste di quanto la parola sciopero lasci pensare. Secondo L’Indipendente i lavoratori non vogliono il lavoro da casa a tempo pieno: accettano alcuni giorni in sede e rifiutano la presenza obbligatoria e continua. Il loro portavoce dice che le eccezioni previste dall’azienda non bastano a coprire costo della vita, affitti, case introvabili a Milano, ore passate in auto, salute mentale e assenza di servizi per i figli. Dopo mesi di colloqui i lavoratori raccontano che la direzione locale ha consultato Parigi e che Parigi la regola l’ha “praticamente imposta, o quasi”, e che l’azienda “ci ha fatto muro”. Ubisoft Milano non ha voluto commentare.

La spiegazione più noiosa

Secondo la federazione sindacale europea UNI Europa, lo STJV, il sindacato francese dei lavoratori del videogioco, sostiene che l’obbligo serva a ottenere dimissioni che altrimenti costerebbero indennità di licenziamento: un licenziamento indiretto. Sembra la lettura del sindacalista arrabbiato, ed è invece la più banale. Nel 2024 un sondaggio di BambooHR su 1.504 lavoratori statunitensi trovava che un dirigente su quattro, fra vicepresidenti e amministratori, sperava che il rientro in ufficio spingesse qualcuno ad andarsene; un responsabile del personale su cinque ammetteva lo stesso. Lo stesso sondaggio, ripreso da Euronews, diceva che il 37% di manager e dirigenti attribuiva i licenziamenti nella tecnologia e nella finanza al fatto che se n’era andata meno gente del previsto.

Ubisoft deve tagliare 200 milioni di costi fissi, e nello stesso comunicato mette una regola che rende la vita difficile a chi abita lontano dalla sede. Non serve un piano segreto: basta lasciare che i numeri facciano il loro corso. A fine marzo 2026 i dipendenti del gruppo erano 16.590, circa 1.200 in meno dell’anno prima, secondo i risultati annuali. Chi si dimette non entra in nessuna procedura di esubero e non compare in nessun comunicato.

Il rapporto con i propri lavoratori, del resto, Ubisoft l’aveva già messo alla prova a gennaio. Lo studio di Halifax, in Canada, ha chiuso con 71 posti persi poche settimane dopo che una sessantina di dipendenti si era iscritta a un sindacato, come ha ricostruito PocketGamer.biz. L’azienda dice di aver deciso “well before” l’iniziativa sindacale. Ad Assago, chi si sente dire che Parigi ascolterà ha davanti anche questo precedente.

I conti di Ubisoft, e dove si fermano

I problemi dell’azienda sono reali. Nell’anno fiscale chiuso il 31 marzo 2026 i ricavi sono scesi del 21,8%, a 1,4 miliardi di euro. La perdita operativa è stata di 1,32 miliardi. Yves Guillemot, fondatore e amministratore delegato, ha parlato di una trasformazione che comporta “difficult decisions” e una “disappointing short-term financial performance”, e il gruppo punta a riportare il risultato operativo in positivo solo nell’anno fiscale 2027-28.

Quei numeri spiegano perché Ubisoft taglia. Non dicono perché il conto debba pagarlo chi, dopo anni di lavoro ibrido autorizzato dalla stessa azienda, ha scelto dove vivere. Nel comunicato di gennaio la presenza in sede cinque giorni su cinque non è legata a nessun dato su giochi migliori o consegnati prima: la giustificazione è tutta in quella riga sul nuovo modello operativo.

A Milano, secondo Insider Gaming, lo studio avrebbe lavorato a uno Zelda con Ganondorf protagonista, poi bocciato da Nintendo. Nel resto del gruppo la divisione in Creative Houses ha già ridisegnato i marchi di punta.

Ubisoft ha il diritto di decidere dove si lavora. I suoi dipendenti di Assago chiedono da febbraio di poterne discutere, e la risposta, per ora, è una subordinata in un comunicato di gennaio.

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