Ex Dragon Age boss says EA wasn't interested in Mass Effect Andromeda's success

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EA potrebbe vendere BioWare? La notizia è una risposta su Bluesky con nove like

Tempo di lettura: 4 minuti

Il 5 agosto 2026, a mezzogiorno e quarantacinque ora di Greenwich, un utente di Bluesky ha chiesto a Mike Straw, executive editor del sito di scoop Insider Gaming, se secondo lui Electronic Arts sarebbe tornata a valutare la vendita di BioWare. Straw ha risposto così: “100%”, e poi che l’azienda cercherà diversi modi per tagliare centinaia di milioni all’anno, e che tutti quelli con cui ha parlato si aspettano licenziamenti su larga scala nei primi sei-dodici mesi. Il 9 agosto quel post contava nove like.

Nelle quarantotto ore successive è diventato, a seconda della testata, “EA punta a cedere BioWare”, “EA valuta la cessione di BioWare”, e in Italia la stessa cosa con il verbo all’indicativo. Nessuno di quei pezzi aggiunge una fonte propria a quella di Straw. Riportano tutti la stessa risposta a un follower, ricopiata l’una dall’altra e alzata di un grado a ogni passaggio.

mike straw a bioware

Cosa ha detto Straw e cosa gli è stato attribuito

Straw non ha riportato una trattativa: nessuna fonte interna sul punto, nessun advisor incaricato, nessun mandato di vendita. Ha espresso una previsione su cosa un’azienda con quel bilancio finirà per mettere sul tavolo, e l’ha chiarito lui stesso quando ha visto dove stava andando. In un post successivo ha scritto di essere sorpreso di quanti stessero prendendo completamente fuori contesto quello che aveva pubblicato sulla vendita di EA, e ha ridotto la propria posizione a due affermazioni: crede che ci saranno licenziamenti su larga scala, e crede che EA stia guardando a tutte le opzioni per tagliare i costi.

La base fattuale l’aveva esposta due giorni prima, il 3 agosto, quando aveva scritto di aver sentito decine di dipendenti EA in vari studi, tutti convinti che i licenziamenti arriveranno entro dodici mesi. È materiale giornalistico legittimo e vale quello che vale: il timore dei lavoratori, raccolto da chi ci ha parlato. Il passaggio da “i dipendenti se lo aspettano” a “l’azienda vuole vendere lo studio” è avvenuto interamente fuori da Bluesky, nelle redazioni che hanno scritto i titoli.

mike straw

Il numero vero era pubblico da marzo

Il fatto documentato di questa storia sta altrove e non è di questi giorni. Il 23 marzo 2026 Bloomberg scriveva che EA, mentre cercava compratori per un pacchetto di debito da quindici miliardi di dollari, stava presentando agli investitori quasi 700 milioni di risparmi annui da conteggiare tra gli utili futuri. Nella stampa videoludica quel dato è diventato notizia solo il 5 agosto, quando Jason Schreier di Bloomberg lo ha ripubblicato su Bluesky specificando che 170 milioni sono etichettati come “organizational efficiencies”. Da lì le testate lo hanno rilanciato in giornata, quasi tutte traducendo la formula con “licenziamenti di massa”, che è la lettura di Schreier e non un annuncio dell’azienda. Che poi è la stessa azienda che a marzo aveva licenziato negli studi di Battlefield 6 senza dire quante persone. I restanti 530 milioni non hanno una voce dichiarata.

Il contesto in cui quel numero va letto è aritmetico. L’acquisizione si è chiusa il 4 agosto: il fondo sovrano saudita PIF si è preso il 93,4% del publisher, Silver Lake il 5,5% e Affinity Partners di Jared Kushner l’1,1%, gli azionisti hanno incassato 210 dollari per azione e il titolo è uscito dal Nasdaq. È il più grande leveraged buyout mai completato, cioè un’acquisizione finanziata a debito in cui il debito finisce sul bilancio della società comprata: una ventina di miliardi in tutto, diciotto dei quali erogati alla chiusura. Secondo Schreier l’utile operativo lordo di EA, attorno a 1,5 miliardi l’anno, basta a coprire gli interessi. I 700 milioni di tagli sono un’altra cosa, e sono stati promessi a chi quel debito lo ha comprato.

Questa è la notizia della settimana, e stava lì da marzo. Non ha il nome di uno studio dentro.

Anche il precedente del 2025 si è allargato per strada

C’è un secondo passaggio che quasi tutti i pezzi degli ultimi giorni danno per acquisito: che EA avesse già provato a vendere BioWare nel 2025, che le trattative fossero saltate per mancanza di offerte e che il publisher avesse allora dato il via libera al nuovo Mass Effect. Lo trovate in questa forma, con tanto di offerte mai arrivate, su siti diversi.

L’articolo da cui discende dice un’altra cosa. Il 30 settembre 2025, un giorno dopo l’annuncio dell’accordo con il consorzio, Insider Gaming raccoglieva le voci anonime di più dipendenti BioWare e dedicava al tema una riga sola: risultava che a un certo punto ci fossero state discussioni su una possibile cessione dello studio, e che dove fossero andate a finire non era noto. Discussioni di data imprecisata, esito sconosciuto. Il fallimento delle trattative e l’assenza di offerte, citati come fatti stabiliti negli articoli del 6 e 7 agosto, li ha aggiunti chi ha riassunto.

Nello stesso pezzo c’è invece il dato che descrive la condizione reale dello studio: l’organico di BioWare è sceso sotto le cento persone, dalle oltre duecento del 2023. È lo stesso svuotamento che a Edmonton ha azzerato le competenze necessarie a rimasterizzare i vecchi Dragon Age.

BioWare resta il candidato più esposto, e per dirlo non serviva un rumor

Niente di tutto questo mette lo studio al sicuro. Significa che la previsione di Straw è ragionevole per motivi che chiunque può verificare da solo, non perché sia arrivata una soffiata. BioWare ha meno di cento dipendenti, i suoi ultimi tre giochi (Mass Effect: Andromeda, Anthem e Dragon Age: The Veilguard) hanno mancato le aspettative di EA, e il progetto a cui lavora, il nuovo Mass Effect, è stato annunciato nel 2020 e non ha ancora una finestra di uscita. In una società che deve trovare 700 milioni all’anno quel profilo finisce sul tavolo per primo, con l’aggravante che cederlo significa cedere anche Mass Effect e Dragon Age, cioè le due licenze per cui abbiamo già argomentato che la cessione sarebbe la mossa razionale.

EA non ha commentato, e i nuovi proprietari nel comunicato di chiusura non hanno indicato nessun piano industriale al di là dell’intelligenza artificiale. Finché quel silenzio dura, l’unica cosa che si può scrivere all’indicativo è che l’azienda ha promesso ai suoi creditori 700 milioni di tagli e che quei soldi devono uscire da qualche parte. Il resto è una risposta a un follower, con nove like, su cui sono stati costruiti quattro giorni di titoli.

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