Battlefield 6 campaign "brings storytelling back," Dead Space devs "crushing it"

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EA è dei sauditi, e l’unica cosa che i nuovi proprietari dicono di voler fare è intelligenza artificiale

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Electronic Arts ha smesso di essere una società quotata alla chiusura dei mercati del 4 agosto 2026. L’operazione vale 55 miliardi di dollari: è la seconda acquisizione più grande mai completata nel settore dei videogiochi, dopo quella di Activision Blizzard da parte di Microsoft, ed è il più grande leveraged buyout della storia, cioè la più grande acquisizione mai fatta a debito. A comprarla è un gruppo formato dal PIF, il fondo sovrano dell’Arabia Saudita, da Silver Lake e da Affinity Partners, la società di investimento di Jared Kushner, genero del presidente statunitense Donald Trump.

L’unico piano industriale nominato nel comunicato è l’intelligenza artificiale

Nel comunicato che chiude l’operazione parlano tutti e tre i compratori, ma solo uno dice cosa intende fare. Egon Durban, amministratore delegato di Silver Lake, annuncia investimenti pesanti sulla crescita di EA, “what AI can do to enhance game development” incluso, cioè quello che l’intelligenza artificiale può fare per lo sviluppo dei giochi e per l’esperienza di chi li gioca. Kushner, nella sua dichiarazione, parla di storie e di comunità entrate nella vita quotidiana di centinaia di milioni di persone; Turqi Alnowaiser, vice governatore del PIF e responsabile degli investimenti internazionali, dice che intrattenimento e sport sono aree strategiche per il fondo. Nessuno dei due nomina un prodotto, un genere o un metodo di lavoro.

La sola indicazione operativa contenuta nel documento con cui EA passa di mano, quindi, è quella sull’intelligenza artificiale, e arriva dal socio di minoranza.

Non è una frase di rito, il conto lo aveva già pagato l’azienda

Che quella riga sia linguaggio standard da fondo di investimento è l’obiezione ovvia, e c’è un documento che permette di verificarla. Nel documento depositato alla SEC da cui arrivano i 38,6 milioni di dollari versati all’amministratore delegato Andrew Wilson per l’anno fiscale 2026, EA elenca gli obiettivi centrati che giustificano quella cifra. Tra questi, scrive Game Developer, ci sono accordi strategici sull’IA, un quadro di investimento sull’IA generativa e la fissazione di obiettivi interni di adozione con utilizzo effettivo nelle aree prioritarie. Parte del compenso del capo di EA, in altre parole, è già stata pagata su quanta intelligenza artificiale è entrata in azienda, prima ancora che l’azienda cambiasse proprietario.

Wilson dice queste cose da anni. Nel marzo 2024, alla conferenza Morgan Stanley su tecnologia, media e telecomunicazioni, aveva raccontato di uno studio interno secondo cui circa il 60% dei processi di sviluppo di EA aveva alta probabilità di essere toccato dall’IA generativa, e aveva indicato tre direzioni: efficienza, espansione, trasformazione. La frase di Silver Lake nel comunicato del 4 agosto non introduce quindi una linea nuova: la conferma sotto una proprietà che non deve più rispondere a un’assemblea di azionisti.

Vale anche l’altro verso. L’IA sta già muovendo i prezzi dell’hardware su cui i giochi EA girano: ne abbiamo scritto a proposito dei rincari delle console legati alla carenza di memorie, causata dalla domanda dei centri di calcolo.

Dal 4 agosto ci sono meno numeri pubblici su EA

Fuori dal listino spariscono le chiamate trimestrali con gli analisti, che erano il canale attraverso cui EA rendeva pubblici ricavi, vendite e piani. Sparisce anche la tabella dei compensi: la stessa che il 2 agosto ci aveva permesso di raccontare i 38,6 milioni di dollari incassati dall’amministratore delegato Andrew Wilson nell’anno di Battlefield 6.

Restano invece i debiti, ed è la parte del meccanismo che vale la pena spiegare: in un’acquisizione a debito il debito non lo porta chi compra, lo porta in bilancio la società comprata. I 55 miliardi si dividono in circa 36 miliardi di capitale e venti miliardi di debito, garantiti dalla sola JPMorgan Chase, di cui circa diciotto erogati alla chiusura. EA arrivava da 2,2 miliardi di debito e si ritrova a venti.

Più agenzie di rating avevano annunciato che avrebbero rivisto il giudizio sul credito dell’azienda dopo l’operazione, e diversi analisti hanno espresso preoccupazione per la tenuta di studi come BioWare.

La prima reazione arrivata dall’industria

Shams Jorjani, amministratore delegato di Arrowhead Game Studios, lo studio svedese di Helldivers 2, ha commentato l’operazione con una dichiarazione scritta. Jorjani, che guida Arrowhead dal 2024 dopo dodici anni a Paradox Interactive, ha definito l’accordo un’operazione di concentrazione e ha detto di chiedersi se la nuova proprietà punterà sulla scommessa sicura, cioè più seguiti e più grandi franchise, a scapito della varietà del catalogo. Nella sua dichiarazione a GamesRadar+ ha messo Battlefield, The Sims e Mass Effect accanto a Split Fiction, Unravel e ai vecchi Command & Conquer Generals e SimCity 2000. La verifica di quella preoccupazione dovrà passare dai giochi che escono, perché i bilanci trimestrali non ci sono più.

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