Il 6 ottobre i lavoratori che fanno Dungeons & Dragons e Magic: The Gathering sono entrati nel sindacato Wizards of the Coast, chiedendo all’azienda e alla capogruppo Hasbro di riconoscerlo volontariamente entro il 13 ottobre. Nella lettera di rivendicazioni c’è anche una richiesta che riguarda il modo in cui si fanno i giochi: una politica vincolante sull’intelligenza artificiale, perché secondo loro la dirigenza sta spingendo l’adozione di modelli linguistici e strumenti generativi senza chiedere niente a chi lavora.
Chi è entrato e in quale sindacato
A entrare nel sindacato sono due squadre: quella di Dungeons & Dragons, che comprende anche chi lavora a D&D Beyond, e Studio X, cioè il gruppo che cura il Magic da tavolo e Duel Masters. Entrambe entrano in United Wizards of the Coast, la sigla nata ad aprile insieme a CWA. CWA è il sindacato americano dei lavoratori della comunicazione, e negli ultimi anni ha organizzato anche i dipendenti di Activision e di Xbox. Lo riferisce GamesRadar, e la lettera sta anche sul sito del sindacato.
Ad aprile la sigla era composta solo da chi sviluppa Magic: The Gathering Arena, la versione digitale del gioco di carte. Allora l’azienda lasciò scadere il termine per il riconoscimento volontario, e il sindacato vinse comunque le elezioni a giugno. Il percorso è lo stesso che nei mesi scorsi hanno fatto i lavoratori di altri editori di giochi da tavolo, come ricostruisce EN World, fra cui Rowan, Rook and Decard in Gran Bretagna.
Le sette richieste, e quella sull’intelligenza artificiale
L’elenco pubblicato dal sindacato chiede salari che riflettano il lavoro fatto e percorsi di carriera definiti, tutele contro i licenziamenti e assistenza sanitaria accessibile per i dipendenti e le loro famiglie. Chiede poi carichi di lavoro sostenibili, con lavoro da remoto e ibrido, protezione dall’avanzata dell’intelligenza artificiale e proprietà piena di quello che i dipendenti creano fuori dall’orario di ufficio.
Sull’intelligenza artificiale la formulazione è diretta. La dirigenza, scrivono, ha spinto l’adozione di modelli linguistici e strumenti generativi senza tenere conto di cosa volessero le squadre, e questo deve finire: serve una politica che si possa far valere, non una dichiarazione di intenti. Nella stessa lettera i firmatari dicono di vivere nel timore di perdere il posto da un giorno all’altro, senza preavviso e senza colpa, e parlano di esperienze inaccettabili di crunch, cioè i periodi di lavoro straordinario forzato che precedono le consegne.
Il punto sulla proprietà intellettuale sta più in basso nell’elenco e pesa quanto gli altri: con i contratti attuali l’azienda può rivendicare quello che un dipendente crea durante il rapporto di lavoro, comprese opere che con i marchi di Wizards of the Coast non c’entrano niente. Per chi scrive e disegna, significa che un progetto personale fatto la sera può finire sotto il contratto aziendale.
Cosa succede dopo il 13 ottobre
Il sindacato ha già depositato la domanda di elezione presso il National Labor Relations Board, l’agenzia federale americana che vigila sui rapporti di lavoro. Se Wizards of the Coast non riconosce il sindacato entro il 13 ottobre, la questione passa a una votazione fra i lavoratori gestita da quell’agenzia, come già successo con la squadra di Arena. In parallelo i firmatari hanno aperto una petizione pubblica rivolta ai giocatori.
Il contesto aziendale non è tranquillo. A luglio John Hight ha lasciato la presidenza di Wizards of the Coast dopo due anni, con il passaggio a un ruolo di consulente, dopo una svalutazione da 56 milioni di dollari iscritta a bilancio da Hasbro e a pochi mesi dalla nascita del primo sindacato interno. Il successore non è stato annunciato.
Perché è una notizia di settore e non solo di giochi da tavolo
Dungeons & Dragons e Magic: The Gathering sono giochi da tavolo, ma i gruppi che li fanno stanno dentro la stessa azienda che pubblica giochi digitali. La richiesta che hanno messo nero su bianco è quella che attraversa tutto il settore da mesi. Il 4 ottobre il sito ha raccontato il piano di Capcom per portare l’intelligenza artificiale dentro il proprio motore di gioco, e il 6 ottobre il trailer di una quest di RuneScape è stato ritirato da Jagex dopo che i giocatori ci avevano contato sei dita a un cavaliere.
La differenza, qui, è che a chiedere regole è chi quei prodotti li disegna, e lo fa con uno strumento che obbliga l’azienda a sedersi a un tavolo. Il 13 ottobre si saprà se Wizards of the Coast accetta di farlo senza passare da un’altra votazione.


