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Freeplay toglie la sponsor di Unpacking dopo l’accusa di sionismo, lei denuncia discriminazione

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Freeplay toglie la sponsor di Unpacking dopo l’accusa di sionismo, lei denuncia discriminazione

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Wren Brier, creative director di Witch Beam, lo studio australiano di Unpacking, dice che un relatore della serata Parallels l’ha accusata di essere “sionista” e che per questo l’organizzazione Freeplay le ha restituito la donazione e ha tolto il suo nome dall’elenco degli sponsor, poche ore prima dell’evento dell’8 ottobre 2026 a Melbourne. Brier è ebrea ed è nata in Israele, e definisce l’esclusione una discriminazione.

Freeplay è accusata di discriminazione da Brier e da ACMI, l’istituzione statale che organizza la Melbourne International Games Week e che ha messo in pausa il proprio sostegno. Rock Paper Shotgun titola sulle accuse di antisemitismo. Il 22 ottobre Freeplay ha respinto l’idea di aver agito per pregiudizio verso una persona o una comunità e ha parlato di una decisione presa sotto forte pressione di tempo.

Brier non risulta aver scritto pubblicamente a sostegno di Israele. Nei circa 1.900 post del suo profilo Bluesky, dal luglio 2023 al 25 ottobre 2026, una ricerca per parole chiave fatta il 27 ottobre non trova nessun intervento su Israele, Gaza o Palestina precedente all’8 ottobre. Tutto quello che scrive sul tema è successivo e riguarda la vicenda.

Le dichiarazioni di Brier

Nel thread dell’8 ottobre Brier scrive di essere ebrea, di essere nata in Israele, di essere emigrata in Australia a 18 anni, di non aver fatto il servizio militare e di non aver mai espresso posizioni contro i palestinesi. Aggiunge che avrebbe voluto credere che “sionista” non fosse un modo in codice per dire “ebreo”, ma che in questo caso non sa che altro potrebbe essere. Dice anche che nessuno ha verificato se l’accusa fosse vera e che la mattina dell’8 ottobre Freeplay le ha comunicato il rimborso, motivandolo con il fatto che il suo nome nell’elenco creava un ambiente insostenibile per i relatori.

Secondo Brier l’accusa nasce da un articolo del Jewish Independent, testata ebraica australiana, che il 5 ottobre ha pubblicato un elenco di otto videogiochi ebraici e israeliani, firmato da Jarod Rhine-Davis. Tra questi c’è Unpacking, il puzzle game del 2021 di Witch Beam in cui si ricostruisce la vita di una donna aprendo gli scatoloni di otto traslochi. L’articolo cita fra gli oggetti del gioco una dreidel (la trottola di Hanukkah), una menorah e una hamsa, ed è per quei tre oggetti, dice Brier, che il gioco è finito nella lista. Brier dice di non aver saputo dell’articolo.

Nello stesso giorno, in un’altra risposta, scrive di non essere religiosa e di essere ebrea dal punto di vista culturale ed etnico. Il 10 ottobre dice di aspettare una dichiarazione pubblica e le scuse di Freeplay e del consiglio, e che nell’articolo non c’era nulla di sbagliato: era un elenco di giochi di sviluppatori ebrei o israeliani su una testata ebraica. Il 22 ottobre, dopo il comunicato, si dice molto delusa e chiede quale sia stato il motivo della rimozione e che cosa abbiano detto i relatori, come si legge sul suo profilo.

La risposta di Freeplay e la posizione di ACMI

Vertical Slice ha pubblicato l’email che il consiglio di Freeplay ha mandato a Brier. Il testo dice che il suo coinvolgimento ha creato un ambiente insostenibile per diversi relatori, che per Freeplay era molto importante che Parallels 2026 si tenesse e che il consiglio aveva sentimenti contrastanti su una decisione molto difficile. Il consiglio scrive di augurarsi che i relatori avessero sollevato il problema prima, per cercare insieme una soluzione. Brier risponde che il messaggio non spiegava di cosa fosse accusata né da chi.

Il comunicato del 22 ottobre, pubblicato sul profilo Bluesky di Freeplay e inviato a più testate, ricorda che da 22 anni l’organizzazione si definisce un luogo inclusivo. Dice che il consiglio ha deciso di rimborsare e di togliere dall’edizione 2026 il riconoscimento a una donatrice che fa parte da anni della comunità, e si dice dispiaciuto per il modo in cui alcuni aspetti del processo si sono svolti. Respinge poi i sospetti di pregiudizio verso una persona o una comunità, non commenta le comunicazioni private né le affermazioni circolate pubblicamente e aggiunge che i membri del consiglio hanno ricevuto minacce violente, segnalate alla polizia. Il comunicato non indica chi abbia sollevato l’accusa di sionismo.

Un portavoce di ACMI ha detto a This Week in Videogames che l’istituzione ha messo subito in pausa il proprio sostegno a Freeplay e che la rimozione è una chiara violazione del codice di condotta della Games Week, che vieta la discriminazione per sesso, orientamento sessuale, genere, razza, religione, disabilità o altre caratteristiche protette. ACMI ricorda che Freeplay è indipendente e che non è stata consultata prima della rimozione. La stessa testata conta due membri del consiglio dimessi, e riferisce che Brier ha avuto da uno dei due la conferma che il motivo era la rimozione della sua sponsorizzazione.

Fra le reazioni c’è quella di Rami Ismail, ex cofondatore di Vlambeer, che ha risposto a Brier scrivendo di essersi opposto, quando ne aveva sentito parlare, alla definizione di sionista e di aver garantito per lei più volte.

Cosa è successo, in ordine

A gennaio Creative Victoria, l’ente culturale dello Stato del Victoria, non aveva assegnato nuovi fondi a Freeplay, come avevamo scritto nell’articolo su Freeplay in crisi. Brier descrive il proprio ruolo come una donazione una tantum alla raccolta fondi seguita a quella decisione, più il logo dello studio inviato per l’elenco degli sponsor. Dice di non aver conosciuto la lista dei relatori e di non essere stata presente alla serata, perché fuori dal Paese.

Il 5 ottobre esce l’elenco del Jewish Independent. L’8 ottobre Freeplay scrive a Brier la mattina, lei pubblica il thread poche ore prima di Parallels e la serata si tiene a Melbourne, durante la Games Week del 2026, che va dal 2 all’11 ottobre. Secondo Checkpoint Gaming l’appuntamento esiste dal 2014. Il 16 ottobre This Week in Videogames pubblica la ricostruzione, aggiornata il 22 ottobre. Il 20 ottobre abbiamo scritto che lo studio Origame Digital ha chiesto il blocco della vendita di Penguin Colony in Israele. Il 22 ottobre arriva il comunicato di Freeplay.

Cosa è stato detto sul palco di Parallels e perché non spiega la decisione

This Week in Videogames era presente alla serata e riferisce che fra i giochi presentati c’era Dreams on a Pillow dello sviluppatore palestinese Rasheed Abueideh, l’unico relatore non in sala, con un segmento registrato. Il membro del consiglio di Freeplay Joel Davidson lo ha introdotto leggendo una dichiarazione di sostegno allo Stato di Palestina e al popolo palestinese di fronte all’occupazione israeliana in corso.

Naphtali Faulkner, sviluppatore di Umurangi Generation e di Penguin Colony, ha chiuso la serata con un intervento di solidarietà. Ha invitato gli sviluppatori a chiedere a Steam di non vendere i propri giochi in Israele e ha sostenuto un boicottaggio, da parte dell’industria australiana, dei giochi israeliani realizzati con fondi del governo israeliano e di quelli che, a suo giudizio, nascono su terra palestinese sottratta. Rock Paper Shotgun scrive che Unpacking non sembra avere legami con lo Stato israeliano: secondo Brier è stato realizzato da sviluppatori del Queensland con fondi dell’ente statale Screen Queensland.

Sul termine in discussione Vertical Slice ricorda che sionismo non ha una definizione unica: per The Guardian indica il desiderio di autodeterminazione e di uno Stato per gli ebrei di fronte all’antisemitismo europeo, mentre i membri del Partito Verde britannico hanno votato una politica antisionista che lo descrive come la continuazione di uno Stato ebraico etnonazionalista nella Palestina storica. Rock Paper Shotgun aggiunge che essere ebrei non equivale a essere sionisti e che confondere le due cose è antisemita.

Brier ha scritto a sostegno di Israele?

Per quanto risulta dai suoi profili pubblici, no. Sul suo profilo Bluesky, con post dal luglio 2023, quelli sul tema sono tutti dall’8 ottobre 2026 in poi. La sola presa di posizione che esce dal racconto personale è una risposta del 16 ottobre a un utente che le chiedeva un parere su una frase pronunciata a Parallels, dove scrive che c’è una differenza fra boicottare il governo israeliano e i progetti che finanzia e boicottare le persone per la loro identità. È una distinzione sul boicottaggio e non contiene una difesa di Israele o del suo governo.

Per il resto Brier parla della propria identità: ebrea, nata in Israele, emigrata a 18 anni, senza servizio militare, non religiosa. Il suo profilo X, @Wrenegadey, rimanda nella biografia a Bluesky come “l’altro sito”, e con i nostri strumenti non siamo riusciti a leggerne la cronologia.

Cosa non si sa

Freeplay non ha detto chi sia il relatore che ha sollevato il caso, quanti relatori abbiano chiesto la rimozione né se qualcuno abbia verificato l’accusa prima del rimborso. This Week in Videogames precisa che i relatori citati sono rimasti irraggiungibili o hanno rifiutato di commentare, e che nessuna delle fonti interpellate ha voluto o potuto confermare l’origine dell’accusa. Il legame fra gli interventi sul palco e la decisione di Freeplay non risulta quindi documentato.

I nomi dei due membri del consiglio dimessi non sono pubblici e Freeplay non ha confermato i motivi indicati da Brier. Non c’è una data per le ulteriori discussioni con le parti coinvolte, annunciate nel comunicato integrale, né un’indicazione su cosa Freeplay intenda per esito migliore. ACMI non ha detto per quanto tempo resterà in pausa il sostegno. Non è noto chi abbia inviato le minacce ai membri del consiglio né se la polizia abbia aperto un’indagine.

Non abbiamo verificato i profili dello studio Witch Beam né la cronologia di Brier su X, quindi l’assenza di posizioni a favore di Israele vale per il suo profilo Bluesky. Sui profili Bluesky di Freeplay e di Brier, controllati il 27 ottobre, l’ultimo post sulla vicenda di ciascuna delle due parti è del 22 ottobre, e l’elenco degli sponsor di Parallels 2026 non include né Brier né Witch Beam.

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