Xbox ha una divisione nuova che si chiama Xbox Labs, la guida il direttore tecnico Scott Van Vliet e serve a sperimentare con le ricompilazioni e i rifacimenti dei giochi fatti con i modelli generativi. L’annuncio è arrivato martedì 13 ottobre in una nota interna firmata da Asha Sharma, amministratrice delegata della divisione giochi di Microsoft, il cui testo è stato pubblicato da Video Games Chronicle. Dentro quella nota, l’espressione intelligenza artificiale non compare mai.
Cosa dice la nota di Sharma
Sharma apre la nota con un elenco di fatti recenti. Giochi smontati e ricostruiti in fretta su macchine per cui non erano stati scritti, versioni per Windows tradotte per funzionare sui processori Apple o portate dentro un browser con WebAssembly e WebGPU, giochi grandi rimontati dentro il codice di altri giochi. Quando una versione viene ricostruita così si parla di ricompilazione: il programma eseguibile viene riportato a un codice leggibile e poi riscritto per un’altra piattaforma, che è il lavoro che prima richiedeva mesi di reparto tecnico.
Secondo Sharma, questi esperimenti mettono in discussione tre cose che l’industria dava per assodate: il legame fra software e macchina, il confine fra creare e giocare, e il modo in cui le persone scoprono e usano i giochi. Nella nota aggiunge che rendere i giochi più facili da raggiungere, dare nuova vita a quelli vecchi e trasformare più giocatori in creatori sono risultati buoni per chi gioca anche quando, e a volte proprio perché, mettono in difficoltà i modelli di business esistenti.
A Van Vliet, che prima di fare il direttore tecnico di Xbox era vicepresidente Microsoft per Azure OpenAI e l’infrastruttura dei servizi generativi, è stato chiesto di guidare un gruppo piccolo di autori di giochi, ingegneri e ricercatori. Il mandato scritto è trasformare le idee emergenti in cose che giocatori e sviluppatori possano provare, lavorando in modo aperto e misurando il risultato su quante persone giocano e creano. La giustificazione che Sharma mette nero su bianco è quantitativa. La programmazione è diventata il primo grande campo di impiego per gli agenti, cioè per i programmi che scrivono ed eseguono software da soli, perché il codice si scrive, si esegue e si collauda in automatico. I videogiochi, scrive, hanno le stesse proprietà. Sulle ore, il conto che fa è questo: più di 72 miliardi all’anno passate sui giochi Xbox, circa cinque volte il tempo che nel mondo si passa a scrivere codice.
La parola che non c’è
Nelle oltre quattrocento parole della nota non si leggono né intelligenza artificiale né IA generativa. Le formule usate sono tecnologia emergente, idee emergenti e agenti. Lo ha notato per primo Tom Henderson, che di Insider Gaming è fondatore e direttore, scrivendo che l’annuncio sembra un modo per evitare quelle due parole e che non è chiaro chi userà gli strumenti né quali limiti avranno. Sullo stesso punto è andato Kotaku, che nel titolo lo definisce un grande annuncio sull’IA a cui manca la parola IA. Anche la pagina aperta per l’occasione resta sul vago: uno slogan, un contatore di esperimenti e un modulo che raccoglie indirizzo, paese e data di nascita per la lista di iscrizione.
La sostanza però è dichiarata da Sharma stessa, che lega la nascita del gruppo a quello che hanno fatto i modder nelle ultime settimane. Quei lavori li abbiamo raccontati il 12 ottobre, quando Halo, Call of Duty: Black Ops e Grand Theft Auto: Vice City hanno cominciato a girare in una scheda del browser. Di cosa ne arrivi davvero a chi gioca si occupa un editoriale uscito oggi.
Dove si colloca dentro Xbox
Xbox Labs non è la divisione XP, annunciata cinque giorni prima per portare i franchise dell’azienda al cinema, nel merchandising e nei parchi a tema, e di cui abbiamo scritto il 9 ottobre: quella si occupa di sfruttare i marchi fuori dai giochi, questa di tecnologia dentro i giochi. La nota chiude assicurando che le priorità non cambiano e che il nuovo gruppo serve a esplorare senza abbandonare il lavoro in corso, una rassicurazione che si spiega col momento: nella divisione giochi di Microsoft restano in programma 3.200 tagli di posti entro l’estate prossima.
Nell’assemblea interna della settimana precedente, quella di cui abbiamo scritto il 7 ottobre, Sharma aveva detto ai dipendenti che Xbox non sopravvive se si limita a rivivere il passato e che servono coraggio e strade nuove per inventare proprietà intellettuali originali. La trascrizione l’aveva ottenuta Windows Central, ed Eurogamer ha poi verificato che quella riunione si è tenuta e che la citazione è corretta a meno di una parola. Fra le due dichiarazioni, a sei giorni di distanza, c’è una differenza di oggetto: la prima prometteva giochi nuovi, la seconda apre un gruppo che lavora su giochi già esistenti.
Cosa non si sa
Della nuova divisione mancano il numero delle persone, i nomi oltre a quello di Van Vliet, il primo progetto e una data per vedere qualcosa. Non è dichiarato se gli strumenti serviranno a Xbox per i propri giochi, agli sviluppatori esterni o ai giocatori, e non è dichiarato quali modelli verranno usati: GamesIndustry.biz riassume il mandato come sviluppo rapido e collaudo di strumenti, prodotti e funzioni. L’unica cosa aperta al pubblico, per ora, è la lista di iscrizione.


