Il Power To The Players Act è la legge che il deputato democratico Ritchie Torres ha annunciato il 15 ottobre e che vuole stabilire per legge, negli Stati Uniti, che un gioco digitale comprato appartenga a chi lo compra. Il testo, secondo il suo ufficio, incaricherebbe la Federal Trade Commission, cioè l’autorità americana che vigila su commercio e consumatori, di scrivere regole su due obblighi. Il primo: chi vende giochi digitali deve dare qualcosa di più di una licenza revocabile in qualsiasi momento. Il secondo: i giochi con componenti in rete devono prevedere una modalità fuori rete che continui a funzionare quando i server vengono spenti.
Il caso che fa da sfondo all’annuncio ha date precise. NBA 2K25, quinto gioco più venduto del 2024 negli Stati Uniti, viene tolto dai negozi digitali il 30 ottobre, e i suoi server chiudono entro il primo gennaio 2027: chi ha pagato settanta dollari due anni fa si ritrova con un gioco in cui le modalità più giocate non si aprono più. IGN segnala che diventano inaccessibili anche quelle in solitaria. Torres lo ha detto a Kotaku in un’intervista telefonica: “credo che debba esserci una regola semplice, se lo paghi è tuo”.
Cos’è una licenza revocabile
Comprare e licenziare sono due operazioni diverse, e la differenza è il motivo per cui una libreria digitale può svuotarsi. Quando si compra un gioco su un negozio digitale non si acquista una copia: si acquista il permesso di usarla, e quel permesso l’editore può ritirarlo. È successo a chi aveva comprato NBA 2K25, ed era già successo a chi aveva comprato film in digitale e se li è visti sparire dalla propria raccolta. La stessa questione è finita davanti a un giudice americano, e absolutegamer ne ha scritto a settembre: nessuno, in quel contenzioso, sostiene che un gioco digitale si possieda davvero.
Da dove arriva la proposta
Stop Killing Games è la campagna che ha portato il tema fin qui. L’ha aperta Ross Scott e la organizza con Moritz Katzner, e la sua richiesta è più stretta di quella di Torres: quando un gioco in rete viene ritirato, deve restare una funzionalità minima fuori rete. Il caso simbolo è The Crew, il gioco di corse di Ubisoft spento nel 2024, che dopo la chiusura dei server non lasciava giocare nemmeno la campagna per un giocatore solo. Quest’anno i due sono stati ascoltati dal Parlamento europeo.
Dall’altra parte si muovono le piattaforme. Sony ha annunciato che chiuderà la produzione dei dischi nel 2028, cosa che per la prossima console significa un catalogo solo digitale, e Grand Theft Auto 6 arriva a novembre in una confezione che contiene un codice da scaricare, a partire da ottanta dollari. Non tutti i casi vanno nella stessa direzione: Synduality: Echo of Ada ha chiuso i server ma è diventato giocabile offline, e su skate. una mod ha riportato il gioco fuori rete mentre Full Circle rispondeva che la sua linea resta sui cosmetici a pagamento.
Chi presenta la legge
Torres rappresenta il quindicesimo distretto di New York, cioè una parte del Bronx, dal 2021. Ha 38 anni, quasi venti meno dell’età media della Camera, dove la maggior parte dei membri è nata prima dell’uscita di Pong, ed è cresciuto con Grand Theft Auto, Resident Evil e SOCOM, la serie di sparatutto tattici di Sony. Nel comunicato del suo ufficio la formula è questa: “un gioco che può essere portato via nel momento in cui un’azienda stacca la spina non è un acquisto, è un noleggio travestito da vendita”. Nella stessa nota cita le famiglie del Bronx che mettono via i soldi per comprare quei giochi. A Kotaku ha spiegato di non considerarla una rivoluzione, ma “un ritorno alla norma storica” degli anni Ottanta, Novanta e Duemila, e l’ha presentata anche come una questione di potere d’acquisto, visto l’andamento dei prezzi.
Quante probabilità ha
Poche, e Torres non le nasconde. La legge va prima depositata formalmente in Congresso, poi passa dalle commissioni, e il deputato non ha confermato se avrà cofirmatari né se qualche collega repubblicano la sosterrà. Kotaku ricorda il dato che inquadra tutto: si stima che l’87 per cento delle proposte di legge non arrivi mai a un voto dell’aula. In mezzo ci sono i grandi editori, che su qualsiasi vincolo al modo in cui vendono i giochi hanno interesse e strumenti per fare pressione.
C’è poi il problema di cosa voglia dire, in pratica, far rispettare una regola così. La Federal Trade Commission non imporrà la rimozione delle protezioni anticopia dai giochi. La definizione di possesso che uscirebbe da un eventuale regolamento sarebbe quindi più morbida di quella che vale per i giochi venduti senza protezioni, come quelli su GOG: lì chi ha i file li tiene e li usa finché trova un computer che li faccia girare. PC Gamer ha chiesto all’ufficio di Torres come sia previsto il controllo del rispetto della legge e non ha ancora avuto risposta.
Cosa resta fuori
Il Power To The Players Act riguarda i videogiochi e non gli altri contenuti digitali, quindi film e musica restano fuori, anche se la cancellazione di acquisti dalle raccolte è successa pure lì. Torres ha spiegato la scelta con il rapporto particolare che chi gioca ha con il collezionare e con il tempo investito, e ha aggiunto che se la legge passasse si potrebbe usare come modello: “spero che possiamo creare un precedente che venga seguito altrove nell’economia digitale”.
Cosa non si sa
Non c’è ancora il testo pubblico della legge, quindi non si sa come sia scritto l’obbligo della modalità fuori rete, se valga per i giochi già in vendita o soltanto per quelli futuri, e quanto tempo avrebbero le aziende per adeguarsi. Non si sa quando il deposito avverrà, né quale commissione se ne occuperà. Le due date certe sono quelle che la legge non può cambiare: il 30 ottobre, quando NBA 2K25 esce dai negozi digitali, e il primo gennaio 2027, quando si spengono i suoi server.


