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Xbox fa girare i giochi del 2001 su PC dentro un emulatore Xbox 360

Tempo di lettura: 4 minuti

Un paio di mesi fa ho aperto il Dockerfile di un servizio a cui dovevo mettere mano e ho trovato una riga FROM che puntava a un’immagine costruita su un’altra immagine, costruita a sua volta su una base del 2019 che nessuno in azienda sapeva più chi avesse fatto. Tre strati, uno dentro l’altro, e in fondo un pezzo di sistema operativo che nessuno aveva il coraggio di toccare perché funzionava.

Ecco, la retrocompatibilità che Microsoft ha portato su PC il 22 luglio è costruita esattamente così, e lo sappiamo perché qualcuno l’ha aperta per vedere cosa c’era dentro.

Tre generazioni di Xbox una dentro l’altra

Il programma parte con quattro giochi della prima Xbox, quella del 2001: BLiNX: The Time Sweeper, Conker: Live & Reloaded, Crimson Skies: High Road to Revenge e Fuzion Frenzy. Si comprano dall’app Xbox su Windows a dieci dollari l’uno, sono inclusi in tutti i piani Game Pass, e chi ne possiede già la licenza digitale su console se la vede riconosciuta.

Nel giro di ventiquattro ore, però, la storia interessante è diventata un’altra. Lo sviluppatore Nathan, che su X firma come TheLunarixus, ha ispezionato i file della versione PC di Fuzion Frenzy e ci ha trovato dentro marcatori XEX2 e STFS, che sono formati di software Xbox 360, più stringhe di sistema che nominano il kernel Xenon. Xenon era il nome in codice del processore della 360.

Per capire perché quei marcatori abbiano senso serve un dato di archeologia hardware. La prima Xbox montava un processore x86, praticamente un PC in una scatola nera. Per la 360 Microsoft passò a un PowerPC IBM, architettura completamente diversa, e per far girare i vecchi giochi sulla nuova macchina dovette scrivere un emulatore: si chiama XeFu, abbreviazione di Xenon Fusion.

Gli strati oggi sono due. Sopra c’è XeO3, noto anche come Fission, che è l’emulatore Xbox 360 già in uso su Xbox One e Series: Microsoft lo ha ricompilato per girare nativamente su x86. Dentro XeO3 parte XeFu, e dentro XeFu parte il gioco del 2001. La sintesi che ne dà Windows Central è che il tuo gioco di vent’anni fa gira dentro l’emulatore Xbox della 360, dentro una 360 emulata su Windows.

Il mio Dockerfile, in confronto, era un modello di igiene.

Non è più solo una deduzione

La prima ondata di articoli, compreso questo, si è fermata ai marcatori nei file, cioè a un indizio. Il giorno dopo l’indizio è diventato una dimostrazione: gli sviluppatori del progetto XWine1 hanno preso il port PC di XeO3 rilasciato da Microsoft, gli hanno affiancato componenti proprie e ci hanno fatto partire giochi Xbox 360 estratti da dischi personali, tra cui Plants vs. Zombies e Steins;Gate: My Darling’s Embrace, con risultati alterni.

Il che sposta la questione dei giochi 360 su PC da “plausibile” a “già successo in casa di qualcuno”. Restano due cose diverse e vanno tenute separate: sul piano tecnico l’infrastruttura c’è e qualcuno l’ha usata, sul piano commerciale Microsoft non ha annunciato nessun piano sui titoli 360. Ha detto solo che altri giochi della prima Xbox arriveranno nel tempo.

Perché proprio quei quattro

La domanda che vale la pena farsi è perché il debutto sia toccato a Blinx e Fuzion Frenzy, che nel 2026 non li reclamava quasi nessuno, invece che a un catalogo più vendibile. La risposta sta nei titoli di coda: tutti e quattro facevano parte della prima spinta editoriale di Microsoft sull’Xbox, e sono giochi di cui l’azienda detiene interamente i diritti.

Non è una scelta di catalogo, è una selezione per assenza di ostacoli legali. E conferma quello che Microsoft aveva detto quando chiuse il vecchio programma di retrocompatibilità nel novembre 2021: Peggy Lo, responsabile del programma, spiegò che avevano raggiunto il limite di quello che vincoli di licenza, ostacoli legali e problemi tecnici permettevano di portare avanti. Le cause note sono prosaiche e insormontabili allo stesso modo, dai diritti musicali scaduti alle auto su licenza, dalle leghe sportive agli studi che non esistono più.

Cinque anni dopo quel limite non si è spostato affatto. Si è spostato lo strumento, e lo strumento serve solo dove i diritti erano già a posto.

Cosa cambia rispetto a Xemu

Il paragone che è circolato ovunque è con Xemu, che fa girare i giochi della prima Xbox su PC da anni, gratis, con un catalogo enormemente più ampio di quattro titoli. Ha una compatibilità intorno all’80%, paga il prezzo di un’emulazione a basso livello costruita su QEMU, e su parecchi giochi va a metà velocità anche su macchine di fascia alta. Ma esiste, ed esisteva prima.

Solo che i due progetti risolvono problemi diversi. Xemu ha risolto quello tecnico, cioè far girare il codice. Microsoft doveva risolvere anche quello della distribuzione, cioè vendere legalmente il gioco di qualcun altro, e quel secondo problema Xemu non lo ha mai affrontato perché non distribuisce niente: sei tu a procurarti l’immagine del disco. È la stessa asimmetria che abbiamo raccontato per la PS5, dove scrivere un emulatore da zero è legittimo e riutilizzare quello di qualcun altro no.

Vale anche in senso inverso, tra l’altro: XeFu resta software proprietario, quindi chi lo estrae dai pacchetti sta guardando codice che non può riutilizzare in un progetto libero.

Il valore è nella firma, non nel codice

Quello che cambia è di che natura è l’oggetto. Fino al 21 luglio far girare Conker su PC era una pratica di nicchia con un contorno legale scomodo, che passava dal ripping del proprio disco. Dal 22 luglio è un pulsante nell’app Xbox, con il ridimensionamento fino a quattro volte la risoluzione originale, la sincronia verticale, il filtro anisotropico e gli obiettivi promessi entro fine anno.

E qui c’è la parte che nella discussione è finita in secondo piano, mentre è la più grossa. I quattro giochi arrivano con Play Anywhere: licenza e salvataggi ti seguono tra console, PC, handheld con marchio Xbox e cloud gaming, con un account solo. Un gioco del 2001 che si porta dietro i salvataggi dal salotto al treno è una cosa che l’emulazione amatoriale, per quanto tecnicamente superiore, non ti dà.

Sono quattro giochi su un catalogo di vent’anni, e per il resto della libreria il problema dei diritti resta quello di sempre. Ma lo strato più profondo dello stack adesso è pubblico, e in un settore che di solito toglie l’accesso invece di darlo, è un’immagine base su cui vale la pena costruire.

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