Si possono giocare i dischi PS3 su PC infilandoli in un normale lettore Blu-ray, senza passare da un file copiato altrove. Lo ha annunciato RPCS3, l’emulatore PlayStation 3 open source, e la notizia è stata ripresa il 7 settembre 2026 da Insider Gaming e da GamesRadar+.
Il supporto era già comparso su Windows ed è stato esteso a Linux, macOS e FreeBSD, stando all’annuncio del progetto. RPCS3 ha pubblicato un sito con l’elenco dei lettori compatibili, i requisiti della macchina e la procedura di configurazione.
Non è davvero un plug and play
Il funzionamento va spiegato per intero, perché la formula usata nell’annuncio semplifica parecchio. La prima volta serve fornire all’emulatore la chiave di decrittazione del disco, che va messa in una cartella dedicata. Da quel momento il gioco viene letto e decrittato mentre gira, senza copiarlo sul disco fisso. Per procurarsi quella chiave servono o una PlayStation 3 con firmware modificato, o un lettore Blu-ray compatibile fra quelli che il progetto elenca.
Tradotto: chi ha già la console e i dischi ha una strada in più, ma non è la strada di chi vuole solo cliccare due volte. Il punto tecnico che rende la cosa possibile è banale e cattivo insieme: la PlayStation 3 usava Blu-ray standard, e un lettore per computer sa leggerli. Quello che mancava era il codice per parlare al lettore direttamente dal sistema operativo, ed è quello che è stato aggiunto.
Il contesto in cui arriva
Sony ha dichiarato che dal 2028 smetterà di produrre dischi per i nuovi giochi PlayStation, e da allora il settore discute di poco altro. Insider Gaming ha raccontato che la filiera dei lettori ottici si sta contraendo, mentre Push Square ha riferito che lo stabilimento Sony manterrà comunque capacità produttiva dopo la scadenza annunciata.
Il nostro archivio recente su questo racconta tre cose che si tengono insieme. La prima è che ci sono 121 paesi senza accesso ufficiale al PlayStation Store: lì il disco resta l’unico modo legale di comprare un gioco nuovo. La seconda è che Shawn Layden, ex presidente di SIE Worldwide Studios, sostiene che i dischi hanno un futuro solo se Sony licenzia la stampa a terzi, come fa Microsoft. La terza è che gli stessi sviluppatori di RPCS3, il 1 settembre, avevano rifiutato il supporto al DLSS 5, il sistema di Nvidia che genera fotogrammi con l’intelligenza artificiale, con parole tutt’altro che diplomatiche.
Messe in fila, quelle tre cose descrivono un progetto che ha una posizione e non la nasconde. Chi mantiene un emulatore non deve vendere console né schede video, quindi può costruire la funzione che a un produttore non conviene costruire, e dirlo ad alta voce.
Cosa cambia davvero per chi ha uno scaffale pieno
Nella pratica cambia una cosa sola, ma pesa. Fino a ieri, per giocare su computer un titolo PlayStation 3 comprato regolarmente, la via ordinaria era estrarne una copia e conservarla come file. Adesso il disco fisico torna a essere l’oggetto che autorizza la partita, e lo fa su quattro sistemi operativi invece che su uno.
C’è un dettaglio che dice quanto sia largo il bacino potenziale. La PlayStation 3 è uscita nel 2006 e ha smesso di essere prodotta nel 2017, con una libreria che sullo store ufficiale è stata più volte ridotta e in parte resa irraggiungibile. Chi quei giochi li ha comprati su disco, e non li ritrova sul negozio digitale, fino a oggi aveva una sola alternativa pratica: tenere accesa una console di vent’anni fa, con un lettore meccanico che è la prima cosa a rompersi.
Restano due limiti, e vanno detti. Il primo è la lista dei lettori compatibili: non tutti i Blu-ray da computer sanno leggere il formato nel modo che serve, e prima di comprarne uno conviene controllare l’elenco pubblicato dal progetto. Il secondo è la chiave di decrittazione, che è il passaggio dove la maggior parte delle persone si ferma, perché richiede o hardware modificato o un lettore preciso.
Vale comunque la pena registrare il paradosso. Nel 2026 il modo più affidabile di far girare su computer un gioco su disco comprato vent’anni fa è un programma scritto gratis da volontari, mentre l’azienda che quel disco lo ha stampato sta smontando la linea. La preservazione dei videogiochi resta un lavoro che fanno i volontari, e questo ne è l’ennesima prova.


