Lucia, protagonista di GTA 6, in uno scatto ufficiale diffuso da Rockstar Games

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La contea di Miami-Dade voleva rinominarsi in Vice City in occasione di GTA 6, lo sceriffo ha detto di no

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La contea di Miami-Dade aveva un piano per il marketing di GTA 6, il nuovo capitolo di Grand Theft Auto atteso a novembre: rinominare temporaneamente l’aeroporto internazionale in Vice City Airport, avvolgere i vagoni della metropolitana sopraelevata nel logo del gioco, dipingere murales sugli edifici pubblici e marchiare perfino i tombini. A pagare sarebbe stata Rockstar Games, non i contribuenti. Poi si è messo di mezzo lo sceriffo.

Rosie Cordero-Stutz, che guida l’ufficio dello sceriffo della contea, e il commissario Juan Carlos Bermudez hanno diffuso una nota congiunta contro la proposta. La frase che ha fatto il giro l’ha riportata il Miami Herald ed è stata ripresa da PC Gamer: Grand Theft Auto è una serie costruita attorno all’attività criminale. Il suo mondo di finzione contiene omicidi, rapine, traffico di droga, furti d’auto e violenza contro le forze dell’ordine, cioè esattamente quello che i suoi agenti passano le giornate a prevenire.

Come è nata la proposta e chi l’ha scritta

L’iniziativa non è partita da Rockstar. Secondo la ricostruzione del Miami Herald ripresa da Axios Miami, l’ufficio della sindaca Daniella Levine Cava ha mandato a Rockstar una presentazione il 29 giugno, dopo che era stata l’azienda a farsi viva per una collaborazione sul lancio. Da lì sono seguite quelle che un portavoce della contea ha definito conversazioni su possibili opportunità, con la precisazione che niente è stato concordato né approvato in via formale.

La contea la vende come un’operazione a costo zero con ritorno turistico: un’occasione per generare entrate mostrando Miami-Dade a un pubblico enorme. E il pubblico enorme c’è: l’Extended Look, il filmato di gioco esteso uscito a fine agosto, ha fatto 31,1 milioni di visualizzazioni su Netflix in quattro giorni e oltre diciassette milioni su YouTube. Vice City è Miami, e lo è in modo così esplicito che la contea ha pensato di monetizzare la somiglianza invece di subirla.

Il dettaglio che nei titoli non compare

La lettura semplice di questa storia è la polizia contro i videogiochi violenti, ed è quella che stanno facendo quasi tutti. C’è però un contesto che GamesRadar, citando sempre il Miami Herald, mette in fila e che cambia parecchio il quadro.

Cordero-Stutz e Levine Cava hanno due proposte concorrenti in attesa del voto della commissione della contea, sul bilancio 2027 dell’ufficio dello sceriffo: lo sceriffo chiede un aumento del finanziamento fiscale del dodici per cento, la sindaca ne propone la metà. Bermudez, il commissario che ha firmato la nota insieme a lei, è considerato un possibile candidato a sostituire Levine Cava da sindaco. Una presa di posizione pubblica contro un’iniziativa dell’ufficio della sindaca, mentre quel voto è pendente, ha un secondo significato oltre a quello dichiarato.

Non serve immaginare un piano: basta osservare che la spiegazione noiosa, cioè una trattativa di bilancio e una corsa a sindaco, spiega il tempismo meglio di un’improvvisa sensibilità morale sui contenuti di una serie che esiste dal 1997. Le due cose peraltro convivono benissimo. Si può pensare davvero che una contea non debba promuovere un gioco sui furti d’auto e usare quella convinzione nel momento in cui rende di più.

Anche i giudici hanno scritto una lettera

Al fronte contrario si è aggiunta la magistratura. La presidente del tribunale della contea, Ariana Fajardo Orshan, ha scritto alla sindaca chiedendo che qualunque marchiatura a tema Vice City escluda i palazzi di giustizia e le strutture giudiziarie. Con lo sceriffo, un commissario e i giudici messi per iscritto contro, l’ipotesi di una copertura completa degli spazi pubblici è difficile da portare in commissione.

Il ripiego più probabile lo indica GTA BOOM: Rockstar sposta l’operazione sui privati, alberghi, locali e spiagge, dove non serve il voto di nessuno. La polemica intanto è pubblicità gratis, e a un’azienda che ha portato trentun milioni di persone a guardare un filmato promozionale dentro un abbonamento a pagamento non dispiace affatto.

Il contorno politico che si sta accumulando attorno al gioco

È la seconda volta in pochi giorni che GTA 6 finisce dentro una discussione che col gioco c’entra poco. A fine agosto era tornata a circolare la frase di Elon Musk, che non vuole giocare alla serie perché non sopporta di sparare ai poliziotti finti. Stavolta tocca a una contea che deve decidere se il proprio nome può stare accanto a un marchio da miliardi di dollari.

Sul merito, una cosa la si può dire senza scomodare nessuno: Miami-Dade la reputazione di Vice City non se l’è costruita con Rockstar. Se l’è costruita negli anni Ottanta, e Miami Vice in televisione l’ha resa un prodotto d’esportazione molto prima che esistesse un controller. Il gioco è arrivato dopo, e il turismo su quell’immagine la contea lo incassa da quarant’anni. La proposta era di farsi pagare per una cosa che succede comunque; il rifiuto, per ora, riguarda solo chi firma l’assegno.

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