Un angolo dell'appartamento in Tiny Eden, con vasi di piante disposti sotto le lampade di coltivazione

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Il simulatore di giardino in appartamento Tiny Eden è su Steam, ma chiede sedici gigabyte di memoria per innaffiare

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Il genere cosiddetto cozy ha un problema di verità in etichetta: promette di farti rilassare e nove volte su dieci ti consegna un gestionale con i fiori disegnati sopra. Tiny Eden almeno è onesto sul punto, perché la chimica del terreno la devi imparare sul serio.

Lo sviluppa Bajka Games, studio di Varsavia nato nel 2023, e lo pubblica Digital Vortex Entertainment. È uscito su Steam il 7 settembre 2026 e costa 14,99 dollari, 13,49 con lo sconto di lancio del 10 per cento che scade il 21 settembre. Si gioca in prima persona, da soli, dentro un appartamento di una megalopoli di vetro e cemento dove l’unica cosa viva che vi arriva è un pacchetto di semi.

Un davanzale, un muro di grigio e una piantina di pomodoro

La struttura è quella del gestionale piccolo e cattivo, travestito da meditazione. Si parte da un davanzale e si finisce alla serra sul tetto, sbloccando stanze una alla volta. Ogni specie vuole il suo vaso, la sua miscela di terra (compost, sabbia, argilla e il resto), la sua posizione rispetto a luce e temperatura. Poi va annaffiata, ripulita dalle erbacce e raccolta al momento giusto, perché il gioco modella le fasi di crescita invece di farti premere un tasto e aspettare il raccolto.

Quello che raccogli finisce in cucina e diventa insalate, dolci da forno e conserve, che i vicini di palazzo pagano. Con i soldi si comprano altri vasi, altri mobili, altre lampade, e si ricomincia. C’è un gatto, ovviamente, e anche lui vuole il suo angolo. Gli obiettivi Steam sono 31, il che dà la misura di quanto lungo sia il giro completo.

Sulla carta il giro regge. Poi uno guarda i requisiti di sistema e la faccenda si complica.

Sedici gigabyte di memoria per coltivare i piselli

Il minimo dichiarato sulla scheda Steam è 16 gigabyte di memoria di sistema, con una scheda video GeForce GTX 1050 Ti o una Radeon RX 570, dieci gigabyte di spazio e il consiglio esplicito di installarlo su un disco veloce, senza parti in movimento. Per un gioco in cui la cosa più movimentata è un annaffiatoio, sono numeri da sparatutto in tre dimensioni. Il pubblico del cozy è in buona parte gente che gioca su portatili di quattro anni fa, ed è esattamente il pubblico che quei requisiti tagliano fuori.

Su Linux va peggio: servono Vulkan 1.3 e una scheda con supporto ai mesh shader, e lo studio scrive che senza quelli il gioco non parte proprio. In pratica niente schede AMD anteriori a RDNA2 né Nvidia anteriori a Turing. Chi sperava di piantare pomodori sullo Steam Deck faccia due conti prima.

Le lingue supportate sono dieci e l’italiano non c’è. Conta più del solito, perché qui il testo è quasi tutto istruzioni: capire cosa comporta un substrato con troppa argilla, e leggerlo in inglese mentre cerchi di rilassarti, sono due fatiche sommate.

Poi ci sono le due aggiunte a pagamento già in vendita il giorno del lancio, la colonna sonora e un pacchetto di oggetti, 2,99 dollari l’una, più un contratto di licenza di terze parti da accettare per giocare. Nessuna delle due cose è uno scandalo. Messe insieme, raccontano che dietro l’appartamento zen c’è un editore che ha fatto i conti.

Il numero che conta

Le recensioni degli utenti su Steam sono 240 e l’80 per cento è positivo. È la valutazione più bassa fra le uscite indie di cui ci siamo occupati in questi giorni. Per un gioco che vive di passaparola dentro una nicchia affezionata, è un dato da tenere d’occhio: il cozy perdona poco, perché chi lo compra cerca conforto e se trova frizione lo scrive.

Il comunicato di lancio, ripreso da Game Developer e da GamesBeat, insisteva sul ritmo lento e sui piccoli gesti quotidiani. È una promessa che il gioco mantiene, a patto di avere l’hardware per arrivarci.

Se il filone vi piace, il 10 settembre è uscito anche Welcome to Elderfield, che parte dalla stessa idea di fattoria rilassante e poi vi fa tirare un dado ogni notte per vedere se sopravvivete. Anche lì, per la cronaca, l’italiano manca. Chi vuole restare sulle piante senza tentacoli può guardare al pacchetto che vende Tiny Eden insieme a Leafy Corner, che sta sullo stesso scaffale.

Il verdetto: Tiny Eden fa quello che dice, coltivare piante in un monolocale con una simulazione del terreno che non bara, e a tredici dollari e mezzo è un prezzo giusto per un debutto. Poi chiede sedici gigabyte di memoria per farlo, e a quel punto il monolocale se lo può permettere meno gente di quanta ne avrebbe voglia.

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