Il 12 agosto Embark Studios ha fissato all’8 ottobre l’arrivo di Frozen Trail, il prossimo aggiornamento maggiore di ARC Raiders. Lo stesso giorno le recensioni recenti del gioco su Steam sono scivolate a “Miste”. Sono la stessa notizia guardata da due lati.
Chi è rimasto aspetta contenuti nuovi da fine aprile, e ha smesso di aspettare in silenzio.
Il giorno dopo Paul Tassi ci ha dedicato un pezzo su Forbes, partendo da una battuta che dice di vedere circolare sui social: the downfall of ARC Raiders must be studied, la caduta di ARC Raiders andrebbe studiata. La sua conclusione, che condivido, è che downfall sia una parola esagerata. Il che non toglie che sotto la battuta ci siano numeri veri, e che qualcosa sia andato storto per davvero. Solo che non è la cosa che si pensa.
Il calo, mese per mese, senza arrotondamenti
I dati di Steam Charts sono impietosi e vale la pena leggerli come una serie, non come un titolo. A gennaio 2026 ARC Raiders girava su una media di 241.196 giocatori contemporanei su Steam, con il picco storico di 465.097. Da lì in poi la media mensile scende senza un solo mese di segno positivo: meno 29% a febbraio, meno 34% a marzo, meno 32% ad aprile. Maggio frena a meno 20%, giugno è il mese peggiore di tutti con meno 41%, luglio chiude a meno 20%. Al 14 agosto la media dei trenta giorni precedenti è 26.206, cioè l’89% in meno rispetto a gennaio.
Il dettaglio che cambia la lettura è quando è successo. I tre mesi peggiori in valore assoluto sono febbraio, marzo e aprile, cioè i mesi in cui Embark stava ancora consegnando un aggiornamento maggiore ogni trenta giorni: Headwinds il 27 gennaio, poi Shrouded Sky, Flashpoint e Riven Tides il 28 aprile. Il gioco perdeva giocatori mentre il rubinetto dei contenuti era aperto al massimo. Chi spiega tutto con “non c’erano abbastanza cose da fare” sta descrivendo il periodo sbagliato.
I cheater, che erano il problema ad aprile e lo sono ancora
Al 14 agosto la pagina Steam segna ancora “Molto positive” sul complessivo (82% su 196.394 giudizi in inglese), mentre la finestra dei trenta giorni si ferma al 53% su 4.542. GamesRadar e Destructoid hanno spulciato le negative in cima: il tema ricorrente è uno solo, i cheater. Aimbot, visione attraverso i muri, posizioni e inventari degli avversari in chiaro.
Non è una novità e questo è il problema. A fine maggio Embark ha avviato il rollout di Denuvo Anti-Cheat, che agisce a livello kernel e che lo studio ha adottato senza la componente DRM per non pesare sulle prestazioni. Sono passati due mesi e mezzo e le recensioni negative di agosto ripetono le stesse frasi di aprile. In un extraction shooter morire significa perdere tutto l’equipaggiamento che ti sei portato dietro, quindi un avversario che bara ti costa l’ora di gioco che è servita a metterlo insieme.

Il bilanciamento che ha scontentato tutti e due i pubblici
La seconda voce nelle lamentele riguarda per chi sia fatto il gioco. Durante l’inverno Embark ha spinto verso il PvE per trattenere i giocatori occasionali, togliendo per esempio le sfide legate all’uccisione di altri Raider. Poi ad aprile Riven Tides ha gonfiato il tempo necessario a procurarsi le risorse e reso poco competitive le armi di fascia media, che sono quelle che usa chi gioca due ore a settimana. Fu quell’aggiornamento a spingere la finestra recente su “Miste” per la prima volta, il 5 maggio. Ad agosto ci è tornata.
A quello si è aggiunta l’accusa che i giocatori esperti sfruttino il matchmaking per finire nelle lobby più tranquille e fare piazza pulita, che è esattamente il modo in cui si smonta la cosa che rendeva ARC Raiders diverso dal resto del genere: la possibilità che l’incontro con uno sconosciuto finisse in una tregua invece che in una sparatoria. Sul rischio che il calo si mangi proprio quella caratteristica ci eravamo già soffermati a luglio.
Sedici milioni di copie e il miglior trimestre nella storia di Nexon
Qui arriva la parte che il discorso sul downfall non registra. Nelle trimestrali del 14 maggio, Nexon, il gruppo giapponese che possiede Embark, ha dichiarato 16 milioni di copie vendute (15,5 milioni al 31 marzo, più 4,6 milioni nel solo primo trimestre 2026), oltre 1,5 miliardi di ore giocate, più della metà dei giocatori attivi oltre le cento ore a testa e ricavi in Nord America ed Europa cresciuti del 310% sull’anno prima. Ricavi e utile operativo trimestrali entrambi da record aziendale. ARC Raiders è il lancio più redditizio nella storia di Nexon, ha vinto il premio Multiplayer ai BAFTA Games Awards 2026 e il premio Steam 2025 per il gameplay più innovativo.
ARC Raiders costa 39,99 dollari. Non è un free-to-play che campa sul passaggio quotidiano: è un gioco che si compra una volta, con un negozio di cosmetici a fianco. Sulla pagina Steam del 14 agosto ci sono quattro set da venti dollari l’uno. Nexon lo ha spiegato agli investitori con una franchezza che raramente si sente altrove: le vendite dei giochi ad acquisto singolo si concentrano nella fase iniziale, e da lì in avanti il titolo contribuirà ai ricavi assestandosi. Tradotto: i soldi erano già in cassa a marzo.
Il metro sbagliato, e il problema che resta
Ecco perché downfall non funziona come parola. Il numero di giocatori contemporanei misura la salute di un prodotto che deve essere frequentato ogni giorno per generare incassi ogni giorno. Applicarlo a un gioco venduto a prezzo pieno significa usare il termometro di un altro paziente. Per dare la misura: Marathon di Bungie, uscito il 5 marzo allo stesso prezzo e nello stesso genere, negli ultimi trenta giorni sta su una media di 4.074 giocatori su Steam. ARC Raiders, nel suo mese peggiore, ne fa sei volte tanti.
Il problema vero è un altro, ed è di natura contrattuale più che tecnica. A ottobre 2025 quel gioco è stato venduto con l’aspettativa di un supporto continuo, e per sei mesi l’aspettativa è stata mantenuta. Il 13 maggio Embark ha annunciato il passaggio a due aggiornamenti maggiori all’anno, spiegando che il ciclo mensile non era sostenibile per la dimensione del team e costringeva a tagliare ogni funzionalità sulla misura di trenta giorni. Sul merito hanno ragione loro: una cadenza mensile su un gioco di quelle proporzioni si regge sulle spalle di chi lo sviluppa, e nessuno dovrebbe tifare perché uno studio si spolpi per riempire un calendario.
Va detto che il rubinetto non si è chiuso del tutto: da maggio sono arrivati un nuovo mercante, lo spazio aggiuntivo per gli oggetti, eventi e progetti comunitari, tutta roba della squadra che segue il gioco giorno per giorno. Ma l’ultimo aggiornamento con dentro una mappa è del 28 aprile, e il successivo è l’8 ottobre.
Quell’annuncio è arrivato a un giorno dalle trimestrali con cui Nexon festeggiava il record aziendale, e i cinque mesi di attesa li hanno pagati per intero le persone che avevano già versato quaranta dollari. Un rallentamento annunciato prima dell’incasso è una cosa; annunciato dopo, un’altra.
Nelle stesse trimestrali, poi, Nexon scrive agli investitori che l’aggiornamento di ottobre porterà molti contenuti gratuiti, nuova mappa inclusa, “più contenuti premium”. Nella nota pubblicata il 12 agosto per i giocatori, di contenuti a pagamento non c’è traccia. Fino a settembre, quando Embark promette il resto dei dettagli, restano due descrizioni diverse dello stesso aggiornamento rivolte a due platee diverse.
Cosa si capirà l’8 ottobre
Frozen Trail porta una nuova mappa, un insediamento ghiacciato ai margini della Rust Belt con sviluppo verticale e aree sotterranee, nuove macchine ARC, una missione ad alta difficoltà per i veterani, l’Outpost al posto del Raider Den e una revisione dell’albero delle abilità. Embark dice che il resto dei dettagli arriverà a settembre. È il primo aggiornamento della nuova cadenza, e quindi la prima verifica seria della scommessa fatta a maggio.
La cosa da misurare a ottobre non sarà il picco del giorno di uscita, che ci sarà comunque. Sarà quanti di quelli che tornano ci saranno ancora tre settimane dopo, e se stavolta l’anti-cheat regge. Perché se il ritorno di una base già scesa a 26.000 giocatori dura una settimana, il problema non era la quantità di contenuti: era la fiducia. E quella non la ricompra nessuna mappa, per grande che sia.


