Il gestionale accogliente è un genere con il pilota automatico: eredita qualcosa da un parente defunto, sistema un posto cadente, accumula monete mentre un pianoforte suona. Con Sushi On Wheels mi aspettavo lo stesso copione, e invece ho passato venti minuti a decidere dove attaccare una luce a forma di nigiri sul tetto di un furgone, accorgendomi nel frattempo che la mappa è un posto vero.
Sushi On Wheels è il gestionale di Greene Rapture, pubblicato da Rogue Duck Interactive e Gamersky Games, in uscita il 7 dicembre su Steam. La demo è già scaricabile ed era arrivata in vista dello Steam Cooking Fest. Si gestisce il furgone dei sushi lasciato dalla nonna morta, in giro per la penisola di Izu: non un Giappone generico da cartolina, ma una penisola che esiste, a sud di Tokyo, che il fondatore dello studio ha visto di persona. Lo ha raccontato Neil O’Sullivan Greene, che viveva in Giappone con la sua compagna e l’ha visitata durante un viaggio e l’ha trovata adatta a un gioco tranquillo anche perché nei videogiochi quella zona non si vede quasi mai.
Il riso cuoce, i clienti no
Il ciclo si impara in tre minuti e si complica da solo. Ci si sveglia, si sceglie dove parcheggiare, si comprano gli ingredienti al mercato, si mette su il riso, si apre lo sportello e si serve. Nella demo gli ordini sono due, nigiri e hosomaki, e si preparano tenendo premuto il tasto finché il cerchietto si chiude: un gesto deliberatamente stupido, che tiene le mani libere per il problema vero, cioè il tempo.
Perché mentre servo devo anche far cuocere il riso, controllare cosa è rimasto in frigo e tenere pulito il bancone, e il riso è il collo di bottiglia di tutta la giornata. La prima volta che si è formata la coda ho capito perché il miglioramento sulla velocità di cottura è il primo da comprare: senza, si passa il servizio a guardare i clienti che sbuffano e se ne vanno. Le penalità sono leggere e la difficoltà non morde quasi mai, ma c’è una coreografia da imparare. Una volta imparata funziona come funzionano i gestionali scritti bene: smetti di pensare ai tasti e cominci a pensare all’ordine delle cose.

Il furgone è il vero personaggio
Il sistema di personalizzazione è la parte che non mi aspettavo, e quella su cui ho perso più tempo. Si attaccano oggetti alle pareti, si cambia il colore della carrozzeria, si aggiungono insegne, piante, lucine, e un furgone che all’inizio sembra un rottame diventa una cosa riconoscibile. Si sbloccano anche vestiti per il personaggio. Detto da una che ha una mensola di miniature dipinte male, è il tipo di sistema che vale metà del prezzo del biglietto: il gioco smette di essere un esercizio di ottimizzazione e diventa un posto tuo.
Intorno c’è la penisola da girare fra un servizio e l’altro, con mercati, festival del cibo e gente da conoscere. La demo copre circa una settimana di gioco, e quello che si attraversa è un ritaglio piccolo: abbastanza per capire il tono, non abbastanza per sapere quanta roba ci sia davvero dentro la penisola.
Prima di continuare conviene guardarlo muoversi, perché i colori e il ritmo lento sono metà di quello che questo gioco vende.
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www.youtube.comLe cose che mi hanno dato fastidio
Dentro il furgone la telecamera è stretta e ogni tanto si incastra, o nasconde proprio la cosa che serve. In uno spazio dove si fanno tre lavori insieme, quella non è una questione di gusto: sono ordini sbagliati. La gestione dell’inventario chiede più clic del necessario per passare da un ingrediente all’altro, e nei momenti di coda quei clic sono secondi persi. E la preparazione, proprio perché è un tasto tenuto premuto, dopo il decimo nigiri identico smette di dare qualunque soddisfazione: se il gioco completo non aggiunge ricette più complicate, il rischio è un bel posto in cui si fa sempre la stessa cosa.
C’è poi la questione che sul sito ripetiamo a ogni gestionale giapponese: la scheda Steam elenca tredici lingue, dal polacco al tailandese, e l’italiano non è fra quelle. Per un gioco che si regge sui dialoghi con la gente del posto, è la differenza fra entrare in una comunità e guardarla da fuori. Se volete un confronto su quanto conta il contorno in un gestionale di cucina, il 13 ottobre abbiamo scritto anche dell’ultimo contenuto di Dave the Diver, che quel problema non ce l’ha.
Il verdetto: Sushi On Wheels fa esattamente quello che promette, e lo fa in un posto che qualcuno ha visitato davvero invece di scaricarlo da una libreria di asset: se a dicembre il menu si allarga quanto si è allargato il furgone, dicembre diventa un mese pericoloso per il mio backlog.








