Il deckbuilder, cioè il gioco in cui ti costruisci il mazzo mentre giochi, è il fondo di magazzino del mercato indie: ne escono tre a settimana e due hanno la stessa interfaccia. The Zibbo Show mi ha fatto stare attento con un tizio imbavagliato su uno schermo a tubo catodico, che mi guardava mentre perdevo.
The Zibbo Show è un gioco di dadi e carte ambientato in un quiz televisivo in cui chi perde non torna a casa. Lo sviluppa e lo pubblica Tessera Studios, studio di Madrid che prima di questo lavorava sulle licenze di altri, ed esce il 29 ottobre. La demo su Steam copre i primi quattro round sui dodici del gioco completo e dura una ventina di minuti. Avevamo dato la data e i dettagli quando sono stati annunciati; qui si parla di come gira.
Dadi, scommesse e sensi di colpa in diretta
Il duello si svolge su una griglia di tre caselle per tre. Tu e l’avversario avete nove dadi a testa e li piazzate a turno, uno per casella. I valori uguali nella stessa colonna moltiplicano il punteggio, e un dado piazzato davanti a una colonna nemica con lo stesso numero la cancella. Il regolamento sta in tre righe e lo capisci alla prima partita, poi la tensione arriva da due parti. La prima sono le abilità legate alle facce dei dadi e le carte comprate fra un round e l’altro, che scattano da sole e impilano effetti che non sempre vedi arrivare. La seconda è la scommessa: prima di ogni partita decidi quanto mettere sul tavolo, se vinci raddoppi e se perdi quei soldi non li rivedi. Il gioco stesso fa notare che i soldi sono la cosa a cui penserai di meno.
Sulla griglia funziona anche una scelta che apprezzo: vince chi ha il punteggio più alto, non chi piazza per primo il nono dado. Toglie un vantaggio arbitrario e sposta tutto sulla costruzione della colonna, che è l’unica cosa su cui hai davvero controllo in un gioco dove il resto lo decidono sei facce.
L’atmosfera, però, è il motivo per cui ho continuato. Zibbo è uno schermo televisivo appeso al soffitto, con una faccia che sorride e ti incoraggia prima e dopo ogni round. Il set è da studio televisivo anni Settanta, le luci pure, il pubblico applaude sempre. Gli avversari sono video di persone vere, rapite e imbavagliate, che si dimenano mentre i loro dadi fanno esplodere i tuoi. Gli attori recitano bene, e il risultato è che quando vinci ti arriva addosso un senso di colpa che da un gioco di dadi non ti aspetti. L’horror qui non urla, incornicia la violenza come intrattenimento e lascia fare al montaggio: applausi, sigla, e poi il silenzio quando la telecamera stacca sul corridoio. La classificazione americana lo mette a tredici anni in su per violenza e sangue, come si legge sulla scheda Xbox.
Ho perso la prima partita per due punti e il gioco mi ha mostrato cosa succede a chi perde. Non lo descrivo, ma ho capito perché il tutorial consigliava di non pensarci troppo.
Prima di proseguire conviene vedere la faccia del presentatore e il taglio da studio televisivo, perché è lì che il gioco si gioca la sua parte migliore.
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www.youtube.comQuando a decidere sono i dadi e non tu
Il problema evidente è quanto pesa il caso. I dadi sono dadi, e la faccia che ti serve a volte non esce. Puoi costruire la combinazione di carte più intelligente del mondo, ma se l’avversario piazza tre sei in colonna e tu non hai un sei da opporre la partita è decisa lì. In un round della demo ho perso per una sequenza di tiri che non mi ha lasciato una mossa sensata, e la sensazione è stata che la partita si fosse risolta senza di me. Lo Spin of Luck, il biglietto che permette di rigiocare lo stesso avversario dopo avere fatto un giro al negozio, è una rete di sicurezza decente e infatti sta anche nella descrizione ufficiale del gioco, ma rimedia a valle e non toglie il problema a monte.
L’altro limite è la lunghezza. Quattro round su dodici vuol dire vedere l’inizio della curva e niente altro: il boss finale, cioè Zibbo in persona, non lo affronti, e non hai il tempo di capire se dopo il decimo passaggio al negozio le combinazioni diventano tutte uguali. Il quarto round mette in campo un avversario più aggressivo e lì la demo chiude. Anche la narrazione resta leggera per scelta, ma a tratti sparisce: Zibbo parla, gli avversari no, e dopo un po’ l’unica spinta ad andare avanti è vedere la carta successiva fra le quarantotto che il gioco promette.
Sulle cose pratiche: la scheda Steam dichiara ventidue lingue con l’italiano fra queste, e nella demo l’italiano c’è. I salvataggi non passano al gioco completo, che è un estratto chiuso. Il gioco esce il 29 ottobre su PC, Xbox Series X e S, Switch e PlayStation 4 e 5, e il listino americano su eShop segna 19,99 dollari. Il prezzo in euro non è ancora stato annunciato.
Giocato: 20 minuti. Demo fino a: primi quattro round su dodici. Lingue: italiano. Salvataggi: non passano al gioco completo.
Il verdetto: The Zibbo Show mi ha fatto provare disagio vincendo, che per un gioco di dadi è un risultato che non avevo messo in conto. Se i dodici round sanno alzare la posta senza lasciare che siano i tiri a decidere al posto mio, il 29 ottobre c’è da prenderlo; se invece lo Spin of Luck serve a rattoppare la sfortuna ogni tre partite, lo spettacolo finisce molto prima della finale.


