Chris Hansen durante il panel sulla sicurezza di Roblox al CrimeCon 2026

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Roblox ha bannato chi indagava sui predatori nella piattaforma, compreso l’ex conduttore di To Catch a Predator

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A fine maggio 2026, sul palco del CrimeCon di Las Vegas, la convention americana dedicata alla cronaca nera che si è tenuta dal 29 al 31 maggio e dove si incontrano appassionati, giornalisti e investigatori, Chris Hansen stava facendo quello per cui lo avevano invitato: mostrare al pubblico come funziona davvero la chat di Roblox. Dopo qualche minuto l’account che stava usando è stato chiuso dai moderatori della piattaforma. Il messaggio parlava di violazioni ripetute o gravi del regolamento.

Serve una presentazione dei due protagonisti, perché la scena si capisce solo conoscendoli. Hansen è il giornalista americano che dal 2004 al 2007 ha condotto To Catch a Predator dentro Dateline, il programma di inchieste della rete televisiva NBC: si presentava davanti a uomini adulti che avevano fissato un appuntamento con quella che credevano essere una ragazzina, li interrogava davanti alle telecamere e in molti casi li faceva trovare alla polizia appena fuori. Roblox è la piattaforma dove sono gli utenti stessi a costruire e pubblicare i giochi, e dove si gioca gratis spendendo poi in Robux, la moneta interna. Nei conti del secondo trimestre 2026, chiusi il 30 giugno e pubblicati dall’azienda, si parla di 123 milioni di utenti attivi ogni giorno. Tra quelli che hanno completato la verifica dell’età, il 35 per cento ha meno di tredici anni.

La vicenda del panel è stata ripresa il 5 agosto 2026 da PCGamesN, dopo che il video era finito sul canale YouTube del giornalista. La testata ha chiesto un commento a Roblox e non lo ha ricevuto prima di pubblicare. Sul palco insieme a Hansen c’erano Liz Murrill, procuratrice generale della Louisiana, che nell’agosto 2025 ha portato Roblox in tribunale, l’avvocato Martin Gould e Schlep, uno youtuber che dalla piattaforma è stato cacciato sul serio, e per sempre.

Chi è Schlep, lo youtuber che Roblox ha bannato

Schlep si chiama Michael, ha ventidue anni, vive in Texas e il cognome non lo rende pubblico. Il suo canale, che nell’agosto 2025 superava i seicentomila iscritti, è cresciuto su una serie intitolata To Catch a Robloxian, cioè la versione amatoriale del programma di Hansen ambientata dentro Roblox. Il metodo, come lo ha raccontato lui stesso a Rolling Stone, funziona così: account esca che si presentano come minorenni, conversazioni che si lasciano sviluppare dall’altra parte senza spingere, poi un appuntamento nel mondo reale organizzato insieme alla polizia locale. Sostiene che il suo gruppo abbia contribuito a sei arresti in poco più di un anno; quando ne ha parlato a Rolling Stone, nell’agosto 2025, nessuno degli arrestati era ancora stato condannato. Racconta anche di essere stato lui stesso adescato tra i dodici e i quindici anni da uno sviluppatore che lavorava per la piattaforma.

Il 9 agosto 2025 Roblox ha chiuso in permanenza tutti i suoi account e gli ha mandato una diffida, cioè una lettera degli avvocati che gli intimava di smettere, minacciando altrimenti una causa. Quattro giorni dopo Matt Kaufman, il responsabile della sicurezza dell’azienda, ha pubblicato un post ufficiale per spiegare la linea, dopo un primo intervento del 7 agosto sul rapporto con le autorità. Il passaggio che ha fatto più rumore è quello in cui l’azienda scrive che questi giustizieri fai da te, esattamente come i predatori veri, si fingevano bambini, avvicinavano altri utenti e li portavano su altre app per conversazioni sessualmente esplicite.

Il canale YouTube di Schlep, lo youtuber bannato da Roblox
Il canale di Schlep

Il resto dell’argomento aziendale merita di essere riportato per intero, prima di essere giudicato. Roblox sostiene che il suo modulo interno di segnalazione registra dati tecnici che uno screenshot non contiene, come il codice identificativo dell’oggetto o dell’avatar coinvolto; che le prove raccolte fuori dalla piattaforma non sono verificabili in modo indipendente e potrebbero essere costruite ad arte; e che in più di un caso questi gruppi avrebbero tenuto per sé le segnalazioni fino a dopo l’incontro reale e la pubblicazione del video, lasciando nel frattempo il sospetto libero di agire. Nel 2024, scrive sempre l’azienda, ha inviato 24.522 segnalazioni al National Center for Missing and Exploited Children, l’ente americano che raccoglie le denunce di sfruttamento sessuale dei minori online e le smista alle forze dell’ordine: lo 0,12 per cento del totale arrivato da tutto il settore.

La rimozione di Schlep non è passata liscia. È nato l’hashtag #FreeSchlep, il deputato democratico californiano Ro Khanna ha aperto una petizione che secondo il suo stesso annuncio, il 19 agosto 2025, aveva raccolto quasi centomila firme, e diversi creator hanno minacciato di abbandonare il programma Stars, quello con cui Roblox lega a sé i canali più grandi offrendo vantaggi e monetizzazione. Il 27 febbraio 2026 Hansen ha pubblicato Dangerous Games: Investigating Roblox, un documentario girato insieme a Schlep sulla gestione degli abusi da parte della piattaforma.

Cosa è successo davvero sul palco di Las Vegas

Al CrimeCon, siccome Schlep non può più accedere legalmente a Roblox, è Hansen a prendere in mano il portatile. Entra in una copia di Ro-Meet, un gioco costruito dentro la piattaforma che accoppia due sconosciuti a caso e li mette a chattare, sul modello del vecchio sito Omegle. L’originale era stato chiuso dal suo stesso autore nel 2025, ma le imitazioni si sono moltiplicate. Dopo qualche account e qualche minuto di conversazione, uno degli interlocutori gli chiede se ha Snapchat. Poco dopo la sessione salta e l’account risulta bannato.

La linea anti giustizieri di Roblox ha una sua coerenza interna. Il problema si vede quando la si mette accanto a quello che è successo qui: Hansen non stava conducendo nessuna operazione sotto copertura, stava mostrando a una platea come si comporta la chat, e l’account gli è stato chiuso comunque. Roblox non ha spiegato pubblicamente su quali contenuti abbia agito il moderatore, e finché non lo fa qualsiasi ricostruzione del movente resta una ipotesi. Va detto anche che Hansen aveva già iniziato a scambiare messaggi con sconosciuti quando la sessione è saltata, quindi la spiegazione più noiosa, cioè un filtro automatico scattato su quel tipo di conversazione, è pure la più probabile.

Resta il fatto misurabile, e non è un dettaglio: in quella dimostrazione l’unico account rimosso in tempo reale è stato quello del giornalista.

Chris Hansen, ex conduttore di To Catch a Predator
Chris Hansen

Il precedente che gli avvocati di Schlep tirano in ballo

A difendere Schlep ci sono due studi legali americani, Gould Grieco & Hensley e Milberg, che in un comunicato hanno tirato fuori un caso più vecchio: quello di Ruben Sim, all’anagrafe Benjamin Robert Simon, un altro youtuber che da anni critica la moderazione della piattaforma e che è assistito dagli stessi legali.

Qui serve precisione, perché il parallelo regge fino a un certo punto. Roblox ha citato Simon in tribunale nel novembre 2021 chiedendogli 1,65 milioni di dollari, e le accuse non riguardavano le sue critiche: l’azienda gli contestava di aver pubblicato false minacce di attentato che portarono al blocco temporaneo della propria conferenza per sviluppatori, oltre a violazioni del regolamento risalenti a prima. La causa si è chiusa nel gennaio 2022 con un accordo da 150.000 dollari, senza ammissione di colpa, e con un provvedimento del giudice che gli vieta in permanenza di accedere alla piattaforma. Simon ha poi sostenuto pubblicamente che la causa sia servita a zittire le sue critiche: è la sua versione, e nessun giudice l’ha mai accertata.

Quello che si può dire senza forzare la mano è questo: in entrambe le vicende Roblox ha usato lo strumento legale contro un critico esterno, e nella prima delle due lo ha fatto contestando fatti gravi e distinti dalla critica. Chi legge il parallelo come la prova di un disegno sta saltando un passaggio.

Lo storico: da dove arriva il problema di Roblox con i predatori

Il contesto in cui questi ban vengono letti si accumula da anni. Il 22 luglio 2024 il settimanale economico Bloomberg Businessweek ha pubblicato una inchiesta di Olivia Carville e Cecilia D’Anastasio, parte di una serie sulla sicurezza dei minori online che ha poi vinto il George Polk Award, uno dei riconoscimenti giornalistici più importanti negli Stati Uniti. Il conteggio delle due giornaliste diceva che dal 2018 la polizia americana aveva arrestato almeno due dozzine di persone accusate di aver rapito o abusato di minori conosciuti o adescati su Roblox. Nell’ottobre 2024 l’azienda ha introdotto il consenso dei genitori per alcune funzioni di chat sotto i tredici anni.

Dall’estate 2025 la vicenda è passata dalle inchieste ai tribunali, e i procuratori generali sono la carica che negli Stati Uniti può portare in causa un’azienda per conto dei cittadini di uno stato. La Louisiana ha citato Roblox il 14 agosto 2025, prima di tutti; il Kentucky il 7 ottobre 2025, con un atto di sessantotto pagine; il Texas il 6 novembre 2025, con una citazione di duecento; l’Oklahoma il 14 maggio 2026. A livello locale si è mossa anche la contea di Los Angeles, nel febbraio 2026. Tutti accusano l’azienda, in forme diverse, di aver descritto ai genitori una piattaforma più sicura di quel che era davvero.

Sono accuse, non fatti accertati, e Roblox le respinge tutte. Alla Louisiana ha risposto che sostenere una volontà deliberata di mettere gli utenti a rischio è categoricamente falso; al Kentucky che l’atto poggiava su informazioni sensazionalistiche, vecchie e fuori contesto; al Texas, negli stessi termini, che si trattava di travisamenti. Le cause avviate dalle singole famiglie hanno invece preso un’altra strada: nel dicembre 2025 l’organismo federale che accorpa i procedimenti simili le ha riunite in un unico fascicolo davanti al tribunale della California del Nord, affidato al giudice capo Richard Seeborg.

Sul piano tecnico l’azienda si è mossa parecchio, e va riconosciuto. Da gennaio 2026 per accedere alla chat serve un controllo dell’età che passa da una scansione del volto, fornita dalla società Persona: il sistema stima quanti anni hai e ti mette in una di sei fasce, e con quella fascia decide con chi puoi parlare. Da giugno 2026 esistono gli account Kids e Select, riservati ai più piccoli, che danno accesso a un catalogo ridotto di giochi. Chi non completa il controllo perde le funzioni di comunicazione. Alla fine di giugno 2026 il 57 per cento degli utenti attivi giornalieri aveva fatto la verifica.

Cosa resta in piedi

Nessuna delle due posizioni è priva di argomenti, e chi tifa per una delle due se ne accorgerà leggendo l’altra. Roblox ha ragione quando dice che un privato cittadino che si finge bambino e sposta la conversazione sull’app di messaggistica Discord sta raccogliendo prove fuori da ogni procedura, e che questo può far saltare un processo vero. I creator hanno ragione quando fanno notare che il canale ufficiale di segnalazione lo gestisce l’azienda stessa, che per motivi di privacy non comunica gli esiti nemmeno a chi ha segnalato, e che l’unica verifica sul campo di quanto funzioni davvero, quella che non passa da un tribunale, è finita bannata.

Il punto che l’azienda non ha ancora affrontato è chi possa controllarne i risultati. Una verifica indipendente esiste, ed è quella dei procuratori che la stanno citando in giudizio: arriva anni dopo i fatti, passa da un’aula e costa milioni a tutti. L’altra, quella quotidiana di chi la piattaforma la usa, Roblox l’ha ricondotta alle violazioni del proprio regolamento. E un account chiuso in pochi minuti sul palco di una convention, con seduta a poche sedie di distanza la procuratrice che ti ha portato in tribunale, è una dimostrazione che nessun organizzatore avrebbe saputo montare meglio.

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