Nei sistemi operativi esiste un modo elegantissimo per uccidere un programma senza ucciderlo: non dargli mai la CPU. Si chiama starvation, e A Knight of Lothen ci sta dentro da tre mesi. Il processo è lì, caricato, pronto, senza un bug che sia uno, e lo scheduler continua a chiamare gli altri. Di solito capita a roba scritta male. Ogni tanto capita a roba che ha solo avuto la sfortuna di partire con la priorità sbagliata.
È un metroidvania dark fantasy in pixel art con la colonna sonora heavy metal, costa 7,79 euro, ha una demo scaricabile e lo ha fatto una persona sola. Il 28 luglio è uscito dall’accesso anticipato, e la sua scheda lo elenca come gioco completo. A metà ottobre, quasi tre mesi dopo, sulla pagina Steam non c’è nemmeno una recensione. Non una stroncatura: zero righe.

Il sorgente arriva da un manuale di carta
Il gioco lo firma Angelos Kyprianos, che pubblica come Spiral Lane Productions e di mestiere fa una cosa diversa dal programmatore: scrive giochi di ruolo da tavolo. Il suo sistema si chiama Meteor Tales, è senza classi e gira attorno a una risorsa sola, il Grit, che tiene insieme combattimento, movimento e resistenza alla magia. Più il Grit scende, più i dadi si rimpiccioliscono, dal D20 al D12 al D10, e il tiro diventa direttamente il danno. Una variabile globale che degrada e peggiora tutte le funzioni che la leggono (detto da me è un complimento). Il quickstart del manuale sta in quaranta pagine e si scarica pagando quanto si vuole.
Vitallia, il mondo di quel gioco di ruolo, è la stessa ambientazione del videogioco: stessa libreria, importata in un altro progetto. Si comanda Sir Dorian Ester, cavaliere errante al servizio del regno di Lothen, nell’anno 1988 della Quarta Era, e il regno è già caduto quando si comincia. In un’intervista ad aprile Kyprianos raccontava che il salto dal tavolo allo schermo nasce da un desiderio vecchio, quello di fare un videogioco, e citava come riferimenti Golden Axe, Shadows over Mystara e Knights of the Round: picchiaduro a scorrimento da sala giochi, non i metroidvania moderni. Nella stessa intervista diceva che la campagna Kickstarter era in corso e che la colonna sonora avrebbe usato pezzi dell’album Storming the Walls dei Triumpher, band metal greca a cui è legato da anni.

Nove livelli compilati in Godot
Quello che c’è dentro sta scritto nel devlog dell’uscita: nove livelli, combattimento corpo a corpo di impostazione arcade, più posture, abilità e oggetti da comprare, boss e obiettivi. L’oro si raccoglie ammazzando mostri e spaccando le urne, e si spende al negozio cittadino per sbloccare le abilità che aprono le strade chiuse. Tradotto: il gating è una dipendenza da installare, e finché non la installi quella funzione tira un errore.
La parte che mi interessa davvero non è l’elenco, è il changelog. A giugno, con il gioco ancora in accesso anticipato, è arrivata la 1.1: interfaccia rifatta con una fascia in basso, caratteri più grandi, salute ed esperienza mostrate come ampolle invece che come barre. Salvataggio manuale in qualsiasi momento dall’inventario, affiancato all’autosalvataggio a inizio livello. E una funzione che si chiama look down: tieni premuto il tasto giù per due secondi e la telecamera scorre a mostrarti cosa c’è sotto la sporgenza prima che tu ci salti dentro. Sono tre patch di usabilità pura, cioè le tre cose che non vedi mai quando il codice è tuo e il QA sei sempre tu.
Nel trailer di lancio il taglio si vede: colpi larghi e lenti, rovine viola e verdi, chitarre sopra ogni cosa.
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www.youtube.comNessuna IA generativa, e ci metto la firma
Sulla pagina itch.io il gioco porta l’etichetta no-ai e la riga che dice che non è stata usata intelligenza artificiale generativa: nessuno sprite, nessun dialogo, nessun pezzo di musica tirato fuori da un modello. Stessa dichiarazione sui manuali di Meteor Tales. Il gioco è fatto con Godot, il motore open source che si è preso il posto che aveva Unity fra chi sviluppa da solo e non vuole svegliarsi un mattino con le condizioni di licenza cambiate sotto i piedi: una migrazione che hanno fatto anche studi più grossi, visto che Ludeon, quella di RimWorld, ha lasciato Unity per scriversi un motore in casa.
Chiariamoci: quell’etichetta è una dichiarazione di chi vende, non una checksum. Nessuno la verifica e nessuno la può verificare da fuori. Vale per quello che costa a chi la scrive, cioè la faccia, ed è il motivo per cui la mettono sempre più autori indipendenti: anche Iron Bramble, il metroidvania col rampino degli autori di Rusted Moss, la porta in fondo alla scheda.

Starvation, non segmentation fault
Non l’ho giocato e non posso dirvi se è bello. Non può dirvelo nemmeno la rete: non c’è una recensione utente su Steam e non c’è una recensione di nessuna testata. SteamSpy, che lavora a stime e non sui numeri di Valve, lo colloca fra zero e ventimila copie, che è la fascia in cui ti mettono quando il dato è troppo piccolo perché valga la pena misurarlo.
La spiegazione è noiosissima e non ha niente a che fare con la qualità del codice. È un gioco solo in inglese, solo su Windows, senza un editore che paghi una campagna e senza chiavi mandate alla stampa. Su Steam i suggerimenti li ricevi se hai già abbastanza recensioni, e le recensioni le hai se hai già i giocatori, che arrivano dai suggerimenti: la priorità che serve per essere schedulato te la dà il fatto di essere già stato schedulato. Chi parte fuori dalla coda ci resta, e nessuno lo ha killato: semplicemente non lo chiama mai nessuno. È la stessa ragione per cui un autore solitario che annuncia un gioco per il 2027 passa due anni a farsi notare prima ancora di avere qualcosa da vendere.
Ricevere la CPU, del resto, non salva nessuno: a un altro metroidvania uscito dall’accesso anticipato a settembre le recensioni recenti si sono rovesciate in quattro giorni, per il bilanciamento dei boss e per l’economia interna. Almeno lì qualcuno aveva premuto esegui.
Qui no, e l’unico modo di cambiare la priorità è dargli un ciclo. La demo su Steam non costa niente, su itch.io il gioco intero si prende pagando quanto si vuole e con 3 euro arriva anche il libretto illustrato in PDF. Per quella cifra si porta a casa il lavoro di una persona che si era messa in testa di finire un videogioco e lo ha finito: resta da scoprire se gira solo sulla sua macchina.


