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Per Sam Altman è sbagliato tenere la DRAM nei PC di casa: cosa ha detto e cosa c’entra con i prezzi

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Per Sam Altman è sbagliato tenere la DRAM nei PC di casa: cosa ha detto e cosa c’entra con i prezzi

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OpenAI ha come amministratore delegato Sam Altman, che in un’intervista al podcast Cheeky Pint, pubblicata il 29 ottobre 2026, ha detto che dal punto di vista dell’allocazione globale è sbagliato che ognuno tenga nel proprio computer una parte dell’offerta limitata di DRAM, la memoria che nei PC si chiama RAM, usandola magari il 5% del tempo. In un periodo di scarsità, ha spiegato, conviene sfruttare al massimo la memoria nel cloud, cioè nei data center. La frase è finita nei titoli di IGN il 30 ottobre, con “terribile” come parola chiave.

Cosa ha detto Altman

Il ragionamento, nella versione riportata da TheGamer, parte dall’inferenza locale, cioè dal far girare modelli di intelligenza artificiale sul proprio computer. Altman dice che molte persone la vogliono e che danno per scontato che il problema sia risolto, perché ci saranno modelli open source da eseguire a casa e quindi non servirà tutta quella memoria nei data center. Per lui è il contrario: con le risorse limitate di oggi la memoria rende di più se resta in un’infrastruttura condivisa e sempre occupata, e l’intuizione opposta, diffusa tra molti, è sbagliata.

Altman non parla di giocatori, e non propone di togliere la RAM a nessuno nelle frasi riportate. TheGamer osserva che il discorso si può applicare facilmente anche a chi ha 32 GB nel proprio PC da gioco: è una lettura della testata, non un’affermazione di Altman. Sul 5%, il dato è presentato con un “magari”, quindi come stima di chi parla.

Il contesto delle intese del 2025

Altman non è un osservatore neutrale della scarsità. Il primo ottobre 2025 Tom’s Hardware scriveva che Samsung e SK hynix avevano firmato intese preliminari per fornire memoria al progetto Stargate di OpenAI, con una domanda che poteva arrivare a 900.000 wafer di DRAM al mese, circa il 40% della produzione mondiale secondo il calcolo della testata.

Nel marzo 2026 Clubic precisava, citando il Times of India, che quelle intese erano lettere di intenti e non ordini vincolanti, e che il mercato aveva reagito comunque come davanti a ordini veri. Sempre secondo Clubic, che cita TrendForce, nel 2026 i data center assorbirebbero il 70% di tutti i chip di memoria prodotti, e i produttori avevano già spostato la produzione verso la memoria per l’intelligenza artificiale, più redditizia di quella per i PC.

Cosa cambia per chi gioca su PC

Il conto arriva sui prezzi. Secondo IGN una PS5 Pro usata è arrivata a 1.399 dollari a ottobre, dopo che Sony ha alzato il prezzo ufficiale della console a marzo per la carenza di RAM, e la scheda RTX 5080 è sparita dal negozio di Nvidia poche settimane dopo la quasi interruzione della RTX 5090. Sempre secondo IGN, la conferenza sugli utili di Samsung indica che la situazione non migliorerà nel 2027.

Anche Micron è di questo avviso. Il 30 settembre 2026 il suo amministratore delegato Sanjay Mehrotra ha detto che i prezzi saliranno anche nel 2027 e nel 2028 e che oltre il 75% della produzione del 2027 era già impegnato con i clienti, come raccontavamo nel pezzo sui prezzi della RAM. Il costo arriva fino alle console di prossima generazione: secondo un insider memoria e archiviazione della PlayStation 6 costerebbero già più di 680 dollari a console, come scrivevamo nelle notizie del 19 ottobre.

L’argomento dell’efficienza e i suoi limiti

Letta senza malizia, la frase di Altman è un argomento di efficienza: un server condiviso tiene la memoria occupata più a lungo di un computer domestico, e a parità di chip prodotti si serve più gente. È vero che la RAM di un PC lavora a picchi, ma non è un deposito da cui si possa prestare: serve nel momento in cui si apre un gioco, un editor video o un browser con cinquanta schede, e il cloud non la sostituisce con la stessa latenza. In più i prezzi attuali non dipendono da chi ha aggiunto una stecca da 32 GB al proprio PC: dipendono da dove i produttori hanno deciso di mettere i wafer e da quanta memoria i grandi clienti hanno già prenotato.

C’è poi il ruolo di chi parla. OpenAI è fra i grandi acquirenti di memoria e ha interesse a che i chip finiscano nei data center, quindi presentare come inefficienza il consumo domestico fa comodo al suo bilancio.

Cosa non si sa

  • Su quali dati si basi il 5%: Altman non ha comunicato la base della cifra nelle frasi riportate da IGN.
  • Quando i prezzi scenderanno: Micron non ha comunicato quando domanda e offerta torneranno in equilibrio, come abbiamo scritto il 7 ottobre.

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