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Claude e il reverse engineering: le restrizioni vengono dal programma di verifica del 6 ottobre

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Claude e il reverse engineering: le restrizioni vengono dal programma di verifica del 6 ottobre

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Il reverse engineering con l’IA non è stato spento di nascosto il 23 ottobre. È stato messo dietro uno sportello, e lo sportello è stato annunciato il 6 ottobre con un comunicato pubblico. La versione che circola su X da venerdì 23 ottobre racconta un’altra storia: che Anthropic avrebbe silenziosamente tolto a Claude la capacità di smontare software, e lo avrebbe fatto subito dopo che qualcuno l’aveva usata per aprire una televisione.

Cosa è successo davvero, e in che ordine

Il 21 ottobre un utente che si firma log4j ha raccontato su X di aver preso il controllo della sua televisione Samsung del 2025, dopo aver notato pubblicità troppo mirate per essere un caso. Il firmware era cifrato, quindi è andato di vulnerabilità non documentate fino a ottenere una shell di amministratore, e dentro ha trovato un servizio vocale sempre attivo, il riconoscimento automatico dei contenuti, la geolocalizzazione e quattro sistemi di protezione dalle copie. Il rilancio di un account di sicurezza, Md Ismail Sojal, ha portato quel racconto a tre milioni di visualizzazioni, contate la mattina del 26 ottobre.

Il giorno dopo lo stesso account ha scritto che Claude non può più smontare qualunque cosa e che Anthropic aveva ucciso REA in silenzio, aggiungendo che il momento era interessante. REA, cioè Reverse Engineer Anything, è un server MCP open source con cui si fa smontare il software a un agente, e gira anche su Codex, su Gemini CLI e su Cursor. Sempre il 23 ottobre log4j ha raccontato di essere stato bannato da OpenAI, sostenendo di non aver mai cercato vulnerabilità e di aver fatto solo reverse engineering in locale.

Il momento però non è quello. Il 6 ottobre, quindici giorni prima del post sulla televisione, Anthropic aveva annunciato di aver unito Project Glasswing al proprio Cyber Verification Program, costruendo un accesso diviso in tre livelli. Il primo, Defense Access, è per chi fa difesa: centri operativi, risposta agli incidenti, analisi dei malware, validazione delle vulnerabilità, e comprende università, enti pubblici, maintainer di progetti aperti e ricercatori con una storia di segnalazioni alle spalle. Il secondo è per chi fa test di penetrazione autorizzati. Il terzo, il meno vincolato, è riservato a organizzazioni verificate che lavorano su reti elettriche, sistemi di volo, telecomunicazioni e reti bancarie, e le nuove richieste passano da un esame fatto insieme al governo statunitense.

Chi ha il diritto di smontare un software

Per chi smonta software la regola è la stessa dagli anni Novanta: la capacità tecnica resta, cambia chi ha il diritto di usarla. Negli Stati Uniti il divieto di aggirare le protezioni, scritto nel 1998, ammette eccezioni solo con esenzioni rinnovabili ogni tre anni dal Bibliotecario del Congresso, e quella sulla ricerca in buona fede chiede che il dispositivo sia stato acquisito legalmente. In Europa la direttiva sul software del 1991 consente la decompilazione per l’interoperabilità, e solo per quella. L’accesso a tre livelli ha la stessa forma, ma le eccezioni le decide un fornitore privato con un modulo di richiesta, non una legge.

Con la verifica la decisione passa da un tribunale a un’azienda. Chi ha un datore di lavoro riconoscibile, un’università alle spalle o una storia pubblica di segnalazioni passa al primo livello. Chi fa la stessa cosa da solo, sulla propria televisione e senza una storia di segnalazioni, non rientra in nessuno dei tre livelli. Lo screenshot pubblicato su Reddit mostra Claude che si ferma a metà. Il caso della Samsung si è diffuso anche perché il protagonista non stava attaccando nessuno, stava guardando dentro una televisione che, scrive, gli era costata tremila dollari.

C’è una spiegazione più semplice. Un’azienda che vende modelli ha un problema di responsabilità prima ancora che di etica: secondo il comunicato del 6 ottobre i partner di Project Glasswing, fra aprile e luglio, hanno trovato almeno 129.000 vulnerabilità verificate, e più di 33.000 sono state valutate finora critiche o alte. Con numeri del genere il gradino di verifica non nasce da una televisione diventata virale, nasce dall’ufficio legale. Per chi lavora da solo l’effetto è lo stesso, qualunque sia il motivo.

Cosa è documentato e cosa no

Sul funzionamento concreto si sa molto meno di quanto se ne racconti. Il centro assistenza di Claude scrive, in una pagina del 24 settembre, che le richieste di cybersecurity segnalate dai classificatori passano da Opus 5.5 a Opus 4.8, con un avviso visibile. Fra gli esempi cita exploit, scansione di binari e test di penetrazione, non il reverse engineering. Una directory comunitaria, non affiliata a REA, ne deduce che il calo di qualità venga da lì e non da istruzioni nascoste. Nel resoconto di Dark Reading quel passaggio non compare, e Anthropic non aveva risposto alla richiesta di commento prima della pubblicazione. Il programma a tre livelli e il passaggio a Opus 4.8 sono documentati. Non è documentato se il reverse engineering di un firmware rientri fra le richieste che lo fanno scattare.

REA non è morto: la stessa directory riferiva il 24 ottobre che il progetto riceveva decine di commit al giorno, e il framework continua a funzionare su altri modelli. Fra il 12 e il 19 ottobre questo sito ha raccontato Halo e Vice City dentro il browser, una divisione Xbox annunciata citando le ricompilazioni dei modder e quarantacinque volontari che hanno rifatto a mano il codice di Silent Hill mentre un indice di progetti di decompilazione chiudeva proprio per via dell’IA. E chi fa questo lavoro per hobby, sulla roba che possiede, resta l’unico a cui non è stato dato un livello.

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