Il logo di Activision Blizzard accanto a quello dell'AGCM nell'indagine su Diablo Immortal e Call of Duty Mobile

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L’Antitrust italiana guida l’azione europea su Activision Blizzard per le valute di Call of Duty Mobile

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L’Autorità garante della concorrenza e del mercato, l’antitrust italiana che si chiama per sigla AGCM, ha annunciato l’8 ottobre di guidare l’azione europea su Activision Blizzard per le valute virtuali di Call of Duty Mobile e Diablo Immortal. Nel comunicato dell’Autorità si legge che il procedimento riguarda Activision Blizzard UK Limited e altre società del gruppo Microsoft, e che l’AGCM lo conduce insieme alle autorità per la tutela dei consumatori di Norvegia e Danimarca.

L’obiettivo dichiarato è accertare se ci sia stata una violazione diffusa, la qualifica prevista dall’articolo 3(3) del regolamento europeo 2017/2394. Serve quando la stessa pratica commerciale colpisce i consumatori di più Stati membri, e permette alle autorità nazionali di istruire il caso insieme invece che una alla volta. Il regolamento è lo strumento che tiene in piedi la rete CPC, cioè il gruppo delle autorità nazionali per i consumatori che la Commissione europea coordina.

Cosa contesta l’Autorità

I rilievi sono cinque. Il primo riguarda la trasparenza delle valute virtuali: gli oggetti sono prezzati in platino, globi o diamanti, ma la spesa finisce in euro, e il passaggio da una moneta all’altra rende difficile capire quanto si sta pagando davvero. Il secondo riguarda la vendita di quelle valute in pacchetti di taglio fisso, che quasi mai coincide con il prezzo dell’oggetto che il giocatore vuole.

Il terzo rilievo sono i dark pattern, cioè le interfacce e i percorsi di acquisto costruiti perché la persona spenda più di quanto aveva in mente, o non si accorga di quanto ha speso. Gli ultimi due riguardano i controlli parentali, giudicati inadeguati, e l’assistenza fornita a chi si ritrova l’account bloccato. Secondo l’Autorità l’effetto complessivo è che tenere il conto della spesa diventa difficile, e lo diventa soprattutto per i minori e per le persone a rischio di dipendenza da gioco.

Chi altro è nel mirino, e per quali giochi

Il 30 settembre la Commissione europea aveva annunciato le azioni coordinate su nove società. Per ciascuna è indicato un titolo. Crytek risponde per Hunt: Showdown 1896, InnoGames per Forge of Empires, King per Candy Crush Saga, Mojang per Minecraft, Plarium Europe per Mech Arena, PLR Worldwide Sales per Gardenscapes, Riot Games per Valorant, Supercell per Clash of Clans e Ubisoft per For Honor. Quell’elenco lo abbiamo raccontato il 2 ottobre.

Il gruppo Microsoft sta fuori da quella lista perché viaggia su un procedimento separato, aperto prima e con un perimetro più largo. Oltre alle valute virtuali comprende la raccolta di dati personali, le meccaniche di design, il marketing rivolto ai minori e il blocco degli account.

È quel procedimento che l’AGCM ha annunciato di guidare.

Il precedente italiano di gennaio

Non è la prima volta che l’Autorità mette gli occhi su quei due giochi. A gennaio aveva aperto un’istruttoria nazionale sulla monetizzazione di Diablo Immortal e Call of Duty Mobile, contestando pratiche aggressive e ingannevoli negli acquisti dentro l’applicazione. L’azione europea annunciata l’8 ottobre ricalca quelle contestazioni e le estende, con Norvegia e Danimarca accanto.

Sul piano europeo il riferimento sono i principi sulle valute di gioco che la rete CPC ha pubblicato nel marzo 2025. Quei principi hanno valore di raccomandazione, e secondo la rete da allora molte aziende hanno lasciato le cose come stavano: è la ragione per cui si è passati dal dialogo ai procedimenti. Sul fronte dei minori la Commissione lavora anche su un altro versante, quello dei bonus quotidiani di accesso.

La risposta dell’industria

Il 30 settembre l’associazione europea del settore, Video Games Europe, e la federazione degli sviluppatori europei hanno replicato contestando l’impianto giuridico. Sostengono che le valute dei giochi siano cosa diversa dalle rappresentazioni digitali di valore tipiche delle criptovalute, e citano una sentenza della Corte di giustizia europea sulla moneta di RuneScape. Affermano inoltre di chiedere dalla primavera del 2025 su quale base giuridica si regga quella classificazione, senza aver ricevuto risposta.

Nello stesso documento hanno messo sul tavolo sei impegni: prezzi reali più chiari, rimborso entro 48 ore dei pacchetti non utilizzati, preavviso di 30 giorni prima di togliere contenuti già acquistati, controlli parentali e rimborso degli acquisti non autorizzati. Li hanno però subordinati a una condizione, cioè che l’incertezza giuridica venga risolta prima.

Che il meccanismo si possa cambiare lo dimostra chi l’ha cambiato. Nel negozio di Fortnite Epic Games ha introdotto un’opzione di ricarica per importo esatto: si compra la quantità di valuta che serve all’oggetto, in multipli di cinquanta. Funziona su Xbox, Nintendo, PC, Android, iPhone e nel negozio web. Su PlayStation l’opzione non c’è, ed Epic ha dichiarato di volerla portare ovunque senza indicare quando.

Cosa prevede la procedura

Quando la rete CPC apre un’azione coordinata, il primo passaggio è il dialogo. Le società ricevono i rilievi e hanno la possibilità di risolverli; se la risposta non arriva, le autorità nazionali valutano misure di applicazione. L’avvio di un’azione coordinata precede l’accertamento di eventuali violazioni, e il comunicato dell’AGCM non indica né termini né scadenze. Non dice nemmeno se l’istruttoria nazionale di gennaio confluisca in quella europea o proceda in parallelo, e non quantifica sanzioni. La prossima cosa verificabile è la risposta che Activision Blizzard darà alle tre autorità, che per ora non è pubblica. Ne ha scritto GameSpot.

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