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Lo sparatutto horror retro DERELIKT ha una demo da un’ora, e un’estetica da prima PlayStation che non è un filtro

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Lo sparatutto horror retro DERELIKT ha una demo da un’ora, e un’estetica da prima PlayStation che non è un filtro

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L’estetica da prima PlayStation è diventata un filtro da mettere in post-produzione, come la grana sulle foto del telefono: texture sgranate, risoluzione bassa, si chiama nostalgia e si spera che nessuno guardi sotto. DERELIKT invece l’ha ricostruita davvero, pezzo per pezzo, e la differenza si vede nel primo corridoio: la sua demo è la cosa più ansiogena che mi sia passata per le mani.

Lo sviluppa Visuwyg e lo pubblica Hyperstrange, etichetta indipendente di Varsavia, su PC il 13 novembre; le versioni PlayStation 5 e Xbox Series arriveranno dopo, senza data. Siamo a bordo del Von Neumann Outpost, una stazione di ricerca costruita dentro un asteroide in orbita attorno a Saturno, con le luci che se ne vanno e i sistemi che cedono uno dopo l’altro. Ci resto chiusa dentro, e la via d’uscita passa per una dozzina abbondante di sopravvissuti che raccontano tutti una versione diversa di cosa sia successo.

Filologia della texture che trema

Visuwyg ricostruisce l’estetica di fine anni 90 in modo maniacale, e nel comunicato di agosto la elenca pezzo per pezzo. C’è l’affine texture warping, cioè quel tremolio prospettico delle superfici che la prima PlayStation produceva perché non correggeva la prospettiva mentre disegnava i poligoni. C’è il colore dei vertici dipinto a mano invece che calcolato. E ci sono filmati in computer grafica pre-renderizzata a bassa risoluzione. Il risultato è che le pareti si deformano mentre ci cammini accanto, esattamente come succedeva allora, e non perché qualcuno abbia applicato uno shader sopra un gioco moderno.

Le ispirazioni le dicono loro e sono tre: System Shock 2, Alien Resurrection e DOOM 3. Mouse alla mano il passo è quello, lento e paranoico, e la demo è generosa: per finire il primo livello grosso vedendo tutto mi è servita più di un’ora. Ti muovi fra corridoi illuminati da neon che sfarfallano, con le cose insettoidi che sferragliano dietro le paratie, e ogni scontro va deciso prima di iniziarlo perché i nemici incassano bene e fanno malissimo. Il gunplay è reattivo e preciso, forse persino più di quanto l’ispirazione dichiarata richiederebbe, e in un gioco dove le munizioni sono contate è la scelta giusta. La paura la devono fare le creature e l’inventario vuoto, non la mira impastata.

Nel trailer si vedono le due cose che reggono tutto, la luce che non basta mai e le creature che compaiono dove non stavi guardando.

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La parte che mi ha fatta restare però è l’impianto da immersive sim leggero. Gli oltre dodici sopravvissuti a bordo hanno ciascuno la propria agenda, e i dettagli sui dialoghi confermano quello che si intuisce nella prova: alcuni sono utili, altri pericolosi, e il gioco non te lo dice. Si leggono i log sui terminali per tirare fuori i codici delle porte blindate, si gira negli uffici, si decide di chi fidarsi. A quel punto la stazione smette di essere una serie di stanze e diventa un posto con dentro delle persone.

Una magagna della build del Next Fest, visto che l’ho spolpata: l’assenza del toggle sprint con mouse e tastiera. Tenere lo Shift premuto col mignolo per un’ora di esplorazione nel 2026 non lo difende nessuno, e Visuwyg ha tempo fino al 13 novembre per metterci una spunta nelle opzioni.

Per il resto la demo, uscita l’8 ottobre con tre capitoli della storia in ordine sparso, è ancora scaricabile dalla scheda Steam, e il gioco è in inglese soltanto: con una dozzina di personaggi da interrogare e i log da leggere, la cosa pesa. L’open beta partita il 17 settembre, che dopo una proroga si è chiusa il 3 ottobre con oltre 5.000 partecipanti dichiarati dagli sviluppatori, serviva proprio a raccogliere questo tipo di segnalazioni, quindi la speranza che al lancio quella spunta ci sia è ragionevole. Ne avevamo parlato il 21 ottobre, nel giro delle sei demo indie, e il gioco sta comodo accanto agli altri indie anni 90 che abbiamo messo in fila a settembre.

Il verdetto: Al netto di un mignolo sacrificato allo Shift, DERELIKT cattura la claustrofobia dello sci-fi horror di fine anni 90 meglio di quasi tutti gli indie che ci hanno provato. Se il 13 novembre nelle opzioni c’è una spunta per la corsa, è il gioco che mi rovina l’inverno.

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