Una scena di combattimento di Call of Duty: Modern Warfare 4, il gioco su cui lavorano i collaudatori di Activision che hanno autorizzato lo sciopero

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Lo sciopero dei collaudatori di Activision è autorizzato, e Modern Warfare 4 apre l’accesso anticipato oggi

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Lo sciopero dei collaudatori di Activision è stato autorizzato dal voto dei quasi seicento iscritti al sindacato aziendale, annunciato il 15 ottobre, cioè alla vigilia del giorno in cui Call of Duty: Modern Warfare 4 apre l’accesso anticipato alla campagna. La sigla è AQAU-CWA, dove AQAU sta per Activision Quality Assurance United e CWA è il sindacato americano delle comunicazioni, il Communications Workers of America, quello che negli ultimi anni ha organizzato i collaudatori dei videogiochi negli Stati Uniti. Il comunicato del sindacato dice che il voto è passato a larga maggioranza e che dal 15 ottobre il presidente della CWA, Claude Cummings Jr., ha il potere di chiamare lo sciopero quando vuole.

Autorizzare non vuol dire scioperare. Vuol dire che l’ultimo passaggio formale è fatto e che da qui in avanti la decisione sta in una telefonata. Il giorno prima del voto, il 14 ottobre, i lavoratori avevano tenuto un presidio davanti alla sede di Activision Publishing a Bloomington, in Minnesota, dove sta la maggior parte del gruppo di collaudo. Modern Warfare 4 apre l’accesso anticipato il 16 ottobre ed esce in tutto il mondo il 23.

Due anni di trattativa sul primo contratto

I collaudatori di Activision si sono sindacalizzati nel marzo del 2024, quasi seicento persone, ed erano uno dei primi gruppi a farlo dentro l’azienda, dopo quelli di Raven Software due anni prima. Il tavolo per il primo contratto collettivo è aperto dall’agosto del 2024 e non ha ancora prodotto niente. Secondo il sindacato, Activision non ha negoziato in buona fede su quattro punti: gli aumenti di stipendio, i limiti all’uso dell’intelligenza artificiale, il ricorso ai lavoratori esterni e il diritto a chiedere adattamenti della postazione e dell’orario previsti dall’Americans with Disabilities Act, la legge statunitense sulla disabilità.

“La trattativa è stata un processo lungo ed esauriente, durato più di due anni, con il nostro comitato che si muove in modo responsabile mentre l’azienda continua a temporeggiare su questioni critiche come i salari, gli adattamenti e le tutele”, dice nel comunicato Emily Danko, collaudatrice e membro del comitato negoziale. La vicepresidente del settimo distretto della CWA, Susie McAllister, mette la frase che il sindacato ha scelto per i titoli: il risultato del voto manda un messaggio chiaro a chi dirige Activision, “è ora di smettere di giocare”. La CWA rappresenta in tutto quasi 2.500 persone dentro Activision Blizzard.

Cosa risponde Activision

L’azienda ha risposto per iscritto a Kotaku, e la risposta contiene tre cose. La prima è la versione opposta sul merito: Activision dice di avere lavorato in buona fede con la CWA e di avere fatto progressi concreti su diversi punti. La seconda è una data: l’azienda ha offerto di tornare al tavolo il 21 e il 22 ottobre. La terza è la frase che conta per i giocatori, perché riguarda il prodotto: Activision dice di rispettare il diritto di sciopero e di avere “piani pronti a garantire che non ci siano interruzioni per i giocatori o per le uscite in arrivo”.

Il punto debole di quella rassicurazione sta nel calendario dei giochi come servizio. Un lancio di questa taglia vive di correzioni nelle settimane successive, e il collaudo serve lì più che prima dell’uscita. Uno sciopero in novembre o dicembre cadrebbe quindi nel periodo in cui si vendono più copie e si corregge di più. Lo stesso Rock Paper Shotgun ricorda che il gioco è dentro al boicottaggio contro Microsoft per i suoi rapporti con l’esercito israeliano, chiamato dal movimento BDS, la campagna internazionale che promuove boicottaggio, disinvestimento e sanzioni verso Israele, quindi la pressione sul lancio arriva da più di una direzione.

Da seicento a poco più di quattrocento

Il gruppo che ha votato non è lo stesso che si era sindacalizzato. Da allora il reparto si è ridotto di circa un terzo: dai quasi seicento del 2024 a poco più di quattrocento persone, mentre Microsoft ha annunciato che i tagli nella divisione giochi continueranno nei mesi a venire. “I giochi vanno comunque collaudati, gli aggiornamenti vanno comunque pubblicati e i giocatori si aspettano comunque qualità”, dice Danko a Kotaku. “Quando la forza lavoro si riduce e il lavoro resta, è legittimo chiedersi come venga redistribuito.” E se a chi resta, aggiunge, non si stia chiedendo di fare di più con meno.

Un pezzo di contesto che spiega il cambio di clima è l’accordo di neutralità sindacale che Microsoft aveva firmato con la CWA per far passare l’acquisizione di Activision Blizzard. Quell’accordo è scaduto nell’autunno del 2025. Da allora, dice la collaudatrice Jenna Huffman, l’azienda è diventata “molto più audace nel tentare di spostare i limiti dello stato di fatto”, rallentando insieme il ritmo delle trattative. Nel 2024, quando il sindacato nacque, la vicecapo dell’ufficio legale di Microsoft Amy Pannoni parlava di un “rapporto positivo fra impresa e lavoro” da proseguire.

L’intelligenza artificiale è uno dei quattro nodi

Il collaudo è una delle lavorazioni che vengono citate più spesso come automatizzabili con l’intelligenza artificiale generativa. È per questo che i limiti al suo uso sono finiti dentro la trattativa, invece di restare una discussione di principio. “Il collaudo è più che spuntare caselle”, dice Danko. “Richiede giudizio umano, comprensione del contesto e la capacità di riconoscere problemi che i sistemi automatici possono non vedere.” È la stessa richiesta che a ottobre ha portato al sindacato chi lavora a Dungeons and Dragons e a Magic, e su cui a inizio mese Sega ha messo le mani avanti dicendo che l’intelligenza artificiale non tocca la parte creativa dei suoi giochi.

Lo stesso giorno, Activision parlava di un’altra tassa

Il 15 ottobre il direttore marketing di Activision, Tyler Bahl, ha dato un’intervista al sito The Game Business, ripresa da VGC. Nell’intervista lamenta quella che l’azienda chiama tassa Call of Duty: la serie c’è da troppo tempo, e per questo la stampa e il pubblico si sarebbero dimenticati del lavoro che ci sta dietro. “Ci sono 4.500 dipendenti qui che provano a fare la migliore esperienza possibile”, dice Bahl, che cita anche i cento milioni di giocatori della parte gratuita e il mezzo miliardo di copie vendute dalla serie. Una parte di quei 4.500 dipendenti, lo stesso giorno, votava per autorizzare uno sciopero.

I numeri che Bahl non cita li ha messi su Bluesky Mat Piscatella, analista della società di ricerche Circana: ad agosto l’intenzione d’acquisto per Modern Warfare 4 fra chi gioca su console e PC negli Stati Uniti era al 15 per cento, contro il 21 per cento di Black Ops 7 nell’agosto del 2025. Sulla stessa serie absolutegamer ha raccontato il Paid Infil System, il meccanismo che fa pagare il modo di entrare in partita nella DMZ, cioè la modalità in cui si entra in una mappa, si recupera bottino e si cerca di uscirne. E ha raccontato l’azione europea sulle valute di gioco che l’Antitrust italiana guida contro Activision Blizzard.

Cosa non si sa

Non si sa se lo sciopero verrà chiamato, perché dopo il voto quella decisione dipende dal presidente della CWA e non da un calendario pubblico. Non si sa quante persone si fermerebbero, né quali squadre: il comunicato non distingue fra i tre sindacati locali che hanno votato, il 6215, il 7250 e il 9400. Activision non ha detto in cosa consistano i piani con cui garantisce che i giocatori non si accorgeranno di niente. Le date fissate sono tre: l’accesso anticipato del 16 ottobre, i due giorni di trattativa offerti dall’azienda il 21 e il 22, e il lancio mondiale del 23.

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