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Il deckbuilder Artifact di Valve ha 38 giocatori veri e 12.187 di picco: quanto valgono i numeri di Steam?

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Il settore ha una sola metrica che legge davvero, ed è il numero di giocatori in contemporanea. Ci finiscono sopra i titoli delle notizie, le slide agli investitori e le discussioni da forum su quale gioco sia morto e quale sopravviva. È anche l’unica metrica che nessuno verifica, e la dimostrazione gira da due anni in chiaro su un gioco di Valve.

Artifact, il gioco di carte digitali che Valve ha sviluppato e pubblicato nel novembre 2018 affidando il design a Richard Garfield, l’inventore di Magic: The Gathering, il 29 luglio 2026 su Steam ha trentotto giocatori. Trentotto. Nelle stesse ventiquattro ore il picco registrato è stato di 12.187.

Non è un errore di lettura, ed è il motivo per cui vale la pena aprire questo grafico invece di quello di un gioco che la gente gioca sul serio.

Un gioco vivo respira, Artifact è un rettangolo

La storia breve, per chi si fosse risparmiato il 2018: Artifact costava 19,99 dollari, arrivò con 280 carte da comprare a pacchetti sul mercato di Steam, e il pubblico lo trattò come un distributore automatico travestito da gioco. Il picco d’esordio fu di 60.646 giocatori. Due mesi dopo ne restava il cinque per cento, e a metà 2019 stava a tre cifre. Valve stessa lo ha archiviato come la distanza più larga mai vista tra le proprie aspettative e la realtà, poi nel marzo 2021 ha chiuso lo sviluppo e reso tutto gratuito.

Da lì il gioco è rimasto sulle venti o trenta presenze, il che è già più affetto di quanto io riesca a provare per la maggior parte delle cose. Poi hanno cominciato le impennate. Luglio 2024, circa 2.500. Il 14 dicembre 2024 si arriva a quattordicimila, ci si resta tre giorni e poi si sparisce. Stessa cosa a luglio 2025. E nella notte del 10 luglio 2026 il conteggio è passato da 300 a oltre diecimila, senza più scendere sotto i settemila.

Qui viene la parte che si vede a occhio nudo e che nessuno si è preso la briga di guardare. Aprite il grafico a 48 ore su SteamDB. Una popolazione vera di diecimila persone sparse per il pianeta respira: sale nella sera europea, si svuota alle quattro del mattino, si rigonfia quando si sveglia l’America. È la curva più noiosa e più affidabile che esista nei dati di Steam. Artifact invece disegna una linea orizzontale, piatta poco sopra i diecimila, per quaranta ore consecutive.

E il 28 luglio quella linea è precipitata a zero in verticale, ci è rimasta qualche ora e poi è risalita, sempre in verticale, esattamente allo stesso livello di prima. Diecimila persone indipendenti non si scollegano nello stesso minuto e non tornano tutte insieme attestandosi sulla stessa cifra. Un parco di macchine gestito da un solo operatore sì. Sulla vista a una settimana i livelli si vedono anche meglio: 4.700, poi 7.500, poi 10.500, collegati da salti verticali. Non è una curva di crescita, è capacità aggiunta a blocchi.

Trentotto giocatori, tremila carte in vendita, tre centesimi l’una

Sul perché, la stampa internazionale si è fermata all’alzata di spalle. TheGamer nel gennaio 2025 ha liquidato l’ipotesi del farming di oggetti scrivendo che il mercato di Artifact non esiste più. Il mercato esiste eccome: il Community Market di Steam, controllato il 29 luglio, elenca 237 oggetti per Artifact, con oltre mille copie in vendita per le carte comuni più diffuse. Tutte, dalle comuni alle rare, stanno a 0,03 dollari, che è il minimo assoluto che Steam permette di impostare in una inserzione.

Che le carte producano ancora qualcosa lo dice Valve nel proprio materiale ufficiale. Chi aveva comprato l’originale si è visto convertire le carte in versione Collector’s Edition, che restano vendibili sul mercato, e continua a guadagnare pacchetti di quelle carte giocando. Chi ha preso il gioco gratis, no. Le carte di Artifact Foundry, il rilancio del 2021, non sono commerciabili in nessun caso.

Tenete a mente quell’ultima riga e guardate i due giochi affiancati. Artifact segna 12.187 di picco nelle ventiquattro ore. Foundry, stesso editore e stesso franchise, abbandonato lo stesso giorno e gratuito allo stesso modo, ne segna dodici. Sei giocatori in questo momento, e un picco storico che in cinque anni non ha mai superato 561. L’unica differenza sostanziale tra i due è che su uno le carte si vendono e sull’altro no. Il dettaglio era disponibile dal 2024, quando PCGamesN notò che a gonfiarsi era sempre e solo la versione vecchia, e in due anni nessuno ci ha costruito sopra un ragionamento.

Resta una crepa, e sarei disonesto a nascondervela: se il movente fosse il guadagno, diecimila raccoglitori che scaricano carte sul mercato hanno demolito il proprio prezzo, ed è precisamente quello che è successo. O si tratta di margini da un centesimo moltiplicati per decine di migliaia di account, oppure le carte sono un sottoprodotto e l’obiettivo è invecchiare profili Steam da rivendere, ipotesi che circola tra i giocatori sopravvissuti fin dal 2024. Chi lo sa scrivere con certezza non è ancora uscito allo scoperto.

Il problema non è Artifact, sono tutti gli altri

Di Artifact non frega niente a nessuno, incluso il sottoscritto. Qualcuno però tiene accese diecimila presenze fasulle su un gioco di Valve, per settimane, per la quinta volta in due anni, e nessuno interviene. Forbes ne scrisse a gennaio 2025, TheGamer per due volte, e la macchina continua a girare come prima.

Se funziona lì, funziona ovunque. Su un indie sconosciuto in fase di wishlist un’impennata di presenze e follower produce copertura stampa, posizione nelle classifiche Steam e vendite reali: lì il ritorno esiste, ed è parecchio più alto di un centesimo a carta. Ogni volta che scrivo di gemme indie pescate leggendo numeri pubblici, o che guardo il crollo delle recensioni di Helldivers 2 come se fosse un referendum, sto usando strumenti che Artifact dimostra essere manomettibili da chiunque abbia qualche centinaio di licenze di scarto e un server.

Il verdetto: Valve ha costruito il termometro con cui l’intera industria si misura la febbre, lo ha lasciato scoperto per due anni su un proprio gioco morto, e se qualcuno un giorno lo userà su un titolo che vi interessa davvero lo scoprirete leggendo un titolo entusiasta scritto in buona fede.

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