Un paio di mesi fa ho aperto il Dockerfile di un servizio che dovevo mettere mano e ho trovato una riga FROM che puntava a un’immagine costruita su un’altra immagine, costruita a sua volta su una base del 2019 che nessuno in azienda sapeva più chi avesse fatto. Tre strati, uno dentro l’altro, e in fondo un pezzo di sistema operativo che nessuno aveva il coraggio di toccare perché funzionava.
Ecco, la retrocompatibilità che Microsoft ha portato su PC il 22 luglio è costruita esattamente così, e lo sappiamo perché qualcuno l’ha aperta per vedere cosa c’era dentro.
Tre generazioni di Xbox una dentro l’altra
Il programma parte con quattro giochi della prima Xbox, quella del 2001: BLiNX: The Time Sweeper, Conker: Live & Reloaded, Crimson Skies: High Road to Revenge e Fuzion Frenzy. Si comprano dall’app Xbox su Windows, sono inclusi in tutti i piani Game Pass, e chi ne possiede già la licenza digitale su console se la vede riconosciuta.
Nel giro di ventiquattro ore, però, la storia interessante è diventata un’altra. Lo sviluppatore Nathan, che su X firma come TheLunarixus, ha ispezionato i file della versione PC di Fuzion Frenzy e ci ha trovato dentro marcatori XEX2 e STFS, che sono formati di software Xbox 360, più stringhe di sistema con scritto “XENON KERNEL EXITING”. Xenon era il nome in codice del processore della 360.
La lettura che ne dà è che quello che gira su PC non sia un emulatore nuovo, ma XeFu, sigla di Xenon Fusion: l’emulatore della prima Xbox che Microsoft aveva scritto nel 2005 per farla girare dentro la Xbox 360.
Un secondo smontaggio, firmato dall’utente XCTdotLIVE, arriva alla stessa conclusione partendo dai pacchetti dello store, che sui sistemi si chiamano letteralmente Xbox360BackwardCompatibil. La sintesi che ne dà Windows Central è che il gioco del 2001 giri dentro l’emulatore della 360, che a sua volta gira dentro una 360 emulata su Windows. Due generazioni annidate.
Il mio Dockerfile, in confronto, era un modello di igiene.
Cosa significa davvero, al netto dell’entusiasmo
La prima conseguenza che tutti hanno tirato è che a questo punto arriveranno i giochi Xbox 360, visto che l’infrastruttura per farli girare è già lì. È plausibile ma va tenuta al condizionale: Microsoft non ha confermato né come sia implementato il livello di compatibilità né alcun piano sulla 360.
La seconda, quella su cui vorrei fermarmi, riguarda la scena dell’emulazione, e la risposta onesta è meno trionfale del titolo che ne è stato tratto quasi ovunque.
Tecnicamente questo lavoro non regala niente a nessuno. XeFu è software proprietario di Microsoft: chi lo estrae dai pacchetti sta guardando codice che non può riutilizzare, e la parte legale funziona esattamente come abbiamo raccontato per la PS5, cioè scrivere un emulatore da zero è legittimo, prendere quello di qualcun altro no.
E soprattutto: gli emulatori liberi ci erano arrivati prima. Xemu fa girare i giochi della prima Xbox su PC da anni, gratis, e con un catalogo enormemente più ampio di quattro titoli. Ha una compatibilità intorno all’80%, paga il prezzo di un’emulazione a basso livello costruita su QEMU, e su parecchi giochi va a metà velocità anche su macchine di fascia alta. Ma esiste, ed esisteva prima. Il punto sollevato da chi lo usa da tempo è ragionevole: sul piano tecnico Microsoft non ha inventato niente, ha portato su Windows una cosa che faceva già sul proprio hardware dal 2005.
Il valore è nella firma, non nel codice
Quello che cambia è di che natura è l’oggetto. Fino al 21 luglio far girare Conker su PC era una pratica di nicchia con un contorno legale scomodo, che passava dal ripping del proprio disco. Da 22 luglio è un pulsante nell’app Xbox, con la licenza che ti segue dalla console, il ridimensionamento fino a quattro volte la risoluzione originale e la sincronia verticale.
Conviene rileggere cosa aveva detto la stessa azienda nel novembre 2021, quando chiuse il programma di retrocompatibilità: avevano raggiunto il limite di quello che vincoli di licenza, ostacoli legali e problemi tecnici permettevano. Cinque anni dopo il limite si è spostato, e nel frattempo l’unica cosa cambiata è che la scena libera aveva continuato a lavorare.
Non credo sia una coincidenza. Quando un’azienda si accorge che la versione non ufficiale del proprio prodotto funziona meglio di quella che non offre, ha due strade: quella legale, che abbiamo visto praticare altrove nel settore, oppure spedire finalmente la propria. Microsoft ha scelto la seconda, e per una volta il calcolo commerciale e l’interesse di chi gioca puntano nella stessa direzione.
Poi certo, sono quattro giochi su un catalogo di vent’anni, e nessuno ha detto quando arriveranno gli altri. Ma il precedente è stato creato, ed è scritto in un formato che chiunque può aprire e leggere.


