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Nitro Gen Omega recensione: botte da orbi e conti in rosso

Tempo di lettura: 3 minuti

Se cercate una scusa narrativa per giustificare la distruzione di robot in un deserto post-apocalittico, cascate male. Nitro Gen Omega è da poco uscito dall’accesso anticipato e si presenta per quello che è: un simulatore di precariato su mech. DESTINYbit ha sfornato un titolo che fonde l’estetica degli anime shonen dei primi anni 2000 con una brutalità gestionale e tattica in grado di far piangere i giocatori meno smaliziati.


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Un mech, quattro disperati e le bollette da pagare

Scordatevi i drammi filosofici e la narrativa stratificata. Non siamo dalle parti della Squaresoft d’oro, come ho avuto modo di precisare scrivendo la presente per comunicare a Square Enix che è il momento di un remake per Xenogears[cite: 1]. La trama principale, aggiunta in fretta e furia per la release 1.0 del 12 maggio, è un mero pretesto. La ciccia vera di Nitro Gen Omega è il sistema di gestione della tua crew di mercenari.

Hai un mech e quattro piloti spendibili in pieno stile XCOM. Ogni membro dell’equipaggio controlla un sottosistema del robot e, tra una scazzottata e l’altra, devi pagare gli stipendi, curare le ferite e assecondare le loro lamentele. Se un pilota muore, perdi l’investimento. È un approccio palesemente ereditato da design collaudati. Non a caso, appena in aprile sono tornato a parlare di Darkest Dungeon a dieci anni dall’uscita[cite: 1]. La sensazione di ansia da scarsità di risorse è identica e quelle stesse logiche di stress si ripropongono qui in salsa sci-fi[cite: 1]. I “marbles” (la valuta di gioco) si prosciugano in un attimo e tu ti ritrovi a sudare davanti a un bilancio in rosso prima ancora di finire il tutorial.

La timeline combat: roba da sudare freddo

Il sistema di combattimento a turni salva baracca e burattini. Si basa su una timeline divisa in sei segmenti e ogni azione esige un calcolo chirurgico degli slot temporali, dei cast e del posizionamento nemico. Sbagliare i tempi di un comando impartito all’ingegnere significa farsi esplodere un ordigno addosso.

Il rovescio della medaglia è una curva di apprendimento oscena, aggravata da un’interfaccia utente spesso incomprensibile per quanto riguarda la gestione termica. E per i feticisti del mecha design c’è una delusione gigantesca: cambiare i pezzi dell’equipaggiamento non modifica minimamente la silhouette 3D del tuo robot. Puoi ricolorare le corazze, certo, ma vedere lo stesso identico pezzo di metallo sparare missili diversi fa scendere una tristezza immensa.

Screenshot #4

I numeri non mentono (e fanno male)

Possiamo esaltare il combat system per ore, ma i dati del mercato non fanno sconti. Dal giorno del lancio della versione 1.0, Nitro Gen Omega ha segnato un picco all-time di 233 giocatori contemporanei su Steam. Oggi naviga su una media di 10-15 CCU giornalieri. Le stime di vendita puntano a circa 11.000 copie per un fatturato lordo attorno ai 172.000 dollari. Numeri che, al netto delle percentuali di Valve e delle tasse, significano puro dev hell finanziario per lo studio.

Il churn rate è spietato. Chi entra si infrange su un muro di meccaniche ostiche e abbandona quasi subito. A dispetto di un lodevole 83% di recensioni positive (segno che la fetta di pubblico sopravvissuta ha adorato l’esperienza), l’esposizione mediatica è nulla e il bacino di utenza rimarrà una nicchia invisibile.

Pro e contro

I crudi fatti su cosa funziona e cosa merita la pressa idraulica:

  • Pro: Sistema di combattimento basato su timeline stratificato e gratificante.
  • Pro: Gestione del party punitiva al punto giusto, con il rischio perenne di finire in bancarotta.
  • Pro: Art direction e musiche azzeccate per ricreare le vibrazioni dei cartoni animati del sabato mattina.
  • Contro: UI caotica e illeggibile.
  • Contro: La progressione narrativa è inesistente; la Main Quest è un riempitivo dimenticabile.
  • Contro: Nessuna alterazione visiva dei modelli 3D cambiando le parti del mech.

Il verdetto: Nitro Gen Omega è un paradiso per chi sviscera le statistiche e pratica il min-maxing, ma un inferno per chiunque cerchi una storia degna di questo nome. Se avete il pelo sullo stomaco per sopportare un’interfaccia discutibile e una progressione frustrante, l’impianto tattico vi terrà incollati allo schermo. Per tutti gli altri, la noia vincerà sull’estetica.

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