Una scena di Psychonauts 2, il gioco più noto di Double Fine, lo studio di Tim Schafer tornato indipendente da Xbox

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Il sindacato di Double Fine è durato due settimane, e i licenziamenti hanno preso tutti e otto gli organizzatori

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Il sindacato di Double Fine, lo studio di Psychonauts 2 fondato da Tim Schafer nel 2000, è durato due settimane. La petizione è stata depositata il 7 maggio 2026 davanti al National Labor Relations Board, l’organismo federale statunitense che certifica le rappresentanze sindacali, e ritirata il 20 maggio. Due mesi più tardi lo studio ha licenziato ventitré persone. Fra loro c’erano tutti e otto i membri del comitato organizzatore che avevano firmato la lettera di rinuncia.

La ricostruzione è di Rebekah Valentine, che per Kotaku ha parlato con quindici dipendenti ed ex dipendenti schierati su tutti i lati della vicenda, ha letto i messaggi scambiati sulla chat interna dell’azienda nelle due settimane della campagna e ha intervistato Schafer di persona a settembre. Microsoft, che allora controllava lo studio, ha rifiutato di commentare.

Chi poteva iscriversi al sindacato e chi no

Il numero che spiega quasi tutto il resto è la platea. Gli aventi diritto stimati erano poco più di quaranta, cioè meno della metà dei dipendenti dello studio, e di quelli ne hanno firmato trentadue. Tutti gli altri restavano fuori per ragioni di legge: chi aveva avuto anche una sola persona a riporto, chi aveva guidato un progetto poi chiuso, chi si era trasferito all’estero durante la pandemia e risultava inquadrato come collaboratore esterno.

In uno studio piccolo quella linea è difficile da tracciare. Le promozioni arrivano quando qualcuno se ne va, e ogni anno la casa organizza due settimane in cui chiunque può ritrovarsi a dirigere un prototipo. Gli organizzatori hanno dovuto decidere a mano chi considerare dirigente, prima di sapere con chi fosse sicuro parlare.

Il sindacato dei lavoratori della comunicazione, che li assisteva, consiglia di arrivare intorno all’ottanta per cento di adesioni prima di uscire allo scoperto. Double Fine è uscita al settantacinque per cento degli eleggibili, e con un anticipo non voluto: per ottenere da Microsoft un impegno alla neutralità servivano contatti con i suoi legali, e quei contatti avrebbero avvertito l’azienda prima del tempo.

L’accordo di neutralità che era scaduto

Nel 2022 Microsoft aveva firmato con lo stesso sindacato un accordo di neutralità che la impegnava a non ostacolare chi volesse organizzarsi e prevedeva una procedura semplificata per il riconoscimento. Quell’intesa riguardava i dipendenti di Activision Blizzard ed era stata poi estesa a ZeniMax, ma nel 2025 è scaduta e non è stata rinnovata: quando a Double Fine stavano per depositare, le trattative erano ferme. Hanno depositato comunque.

Il giorno dell’annuncio interno la prima risposta è arrivata diciotto minuti dopo, da un dipendente anziano che non aveva diritto al voto e chiedeva perché non fosse stato consultato. Nei giorni successivi la discussione si è spostata su quel punto, e le obiezioni più insistenti sono venute da chi restava fuori. L’11 maggio Schafer ha letto davanti all’azienda una dichiarazione preparata, cosa che non fa quasi mai, e ha poi fatto circolare un documento di risposte sul sindacato. Dalla seconda settimana le firme hanno iniziato a tornare indietro, una per volta, e il 20 maggio il comitato ha ritirato la petizione.

I ventitré licenziati e la versione di Schafer

Il 10 giugno l’amministratrice delegata di Xbox, Asha Sharma, ha scritto ai dipendenti che la divisione aveva speso troppo in studi che non era in grado di mantenere. A inizio luglio Microsoft ha annunciato tremiladuecento licenziamenti e lo scorporo di quattro studi, Double Fine compresa. Il 28 luglio sono arrivati i ventitré tagli, circa un quarto dell’organico, decisi dopo l’uscita da Xbox e con Schafer come ultima voce sulla lista.

Schafer nega qualsiasi ritorsione. Dice che nella selezione si è tenuto conto dell’anzianità di servizio e che in azienda ci sono attivisti sindacali da quindici anni senza che sia mai successo niente. La buonuscita, raccontano diversi fra i licenziati, è stata più generosa del solito, e la attribuiscono a una sua trattativa con Microsoft. Chi ha organizzato la campagna fa però osservare che una rappresentanza riconosciuta avrebbe potuto negoziare quella buonuscita invece di riceverla.

Quanto tempo ha davanti lo studio

Double Fine si paga il rientro fra gli indipendenti con una raccolta su Kickstarter, chiusa a 678.942 dollari su un obiettivo di 400.000: il gioco scelto dai sostenitori si chiama Plot Armor. Noi ne abbiamo scritto il 28 settembre, quando la cifra era a poco più di 600.000. Il primo titolo uscito da quando lo studio è tornato per conto proprio è un simulatore di autobus previsto per il 14 ottobre. Schafer dice che l’autonomia finanziaria della casa si misura in mesi.

Di quella campagna restano fuori due cose. La prima è l’identità di chi ha guidato l’opposizione interna, che non ha risposto alle domande dei giornalisti. La seconda è se qualcuno dei licenziati presenterà un ricorso per condotta antisindacale, strada che il sindacato indica come possibile senza confermare che sia stata imboccata. Chi lavora ancora allo studio e aveva firmato dice di essersi messo da parte e di cercare altrove, in un mercato in cui le offerte non ci sono. Nel frattempo in un’altra azienda di Hasbro, fra chi fa Dungeons and Dragons e Magic, lo stesso sindacato ha incassato un’adesione in blocco il 7 ottobre.

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