Chi ha lasciato un monitor CRT (a tubo catodico) acceso per mesi sulla stessa schermata conosce il burn-in: il fosforo si ricorda l’immagine e non la molla più, nemmeno a schermo spento. Rain98, avventura con minigiochi di C#4R4CT3R per PC (la scheda è su Steam), mi ha fatto lo stesso effetto: tre ore di demo, e a finestra chiusa vedevo ancora il blu.
Siamo a Tokyo nel 1998. Il protagonista, rispedito indietro nel tempo in un appartamento qualsiasi, ci trova Reina Amehara. È una ragazza in divisa scolastica, doppiata in giapponese da Rio Tsuchiya, che dice di poter far finire il mondo e dal futuro non si lascia impressionare per niente (sul futuro ha le sue ragioni, a quanto pare). I testi sono in nove lingue e l’italiano non c’è: la scheda del gioco completo lo elenca fra le lingue dei testi, la demo su Steam no.
La demo è uscita il 16 ottobre 2026 e copre prologo, primo capitolo e prima metà del secondo: circa tre ore, scrive Gematsu, su un gioco completo che dovrebbe durare fra le dieci e le quindici ore. L’uscita è prevista nel 2026 e, secondo Gamingtrend, i salvataggi della demo dovrebbero passare al gioco completo.
Fosforo blu, pioggia a righe
Tutto è blu. Il direttore Shoon T ha spiegato a Creative Bloq di volerti far sentire in una stanza chiusa dalla pioggia, sul fondo di un acquario, e cita Derek Jarman: il blu è l’oscurità resa visibile. La pioggia non smette mai e il suono è così presente che a un certo punto ho abbassato il volume per controllare che non stesse piovendo anche fuori. La colonna sonora lo-fi ci cammina sopra. Il gioco consiglia le cuffie all’avvio e ha ragione.
La camera è in prima persona e si muove come una videocamera a mano, con grana di pellicola e luci che sbavano. Ogni tanto il testo bianco affoga nel bagliore, ed è la mia unica noia grafica. Il trailer ufficiale passa dall’appartamento alle strade bagnate di Shibuya, e il blu non molla mai:
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Cento adesivi, la stessa immagine
Il rituale che dovrebbe chiudere il mondo si regge su un album di cento adesivi, uno per ogni attività: fare il bucato, giocare a carte, scendere al konbini. L’apocalisse passa dalla lavatrice. Finire il mondo costa e i lavoretti in casa servono a pagare le spese e a sbloccare altre attività, quindi si finisce a giocare un minigioco per guadagnare i soldi che servono ad accedere al minigioco successivo.
I minigiochi cambiano pelle di continuo. Quello di ritmo, di quelli con le frecce che scorrono, ha una Reina low-poly che balla. La città si gira in isometrica con una Reina chibi (testona, deformata, adorabile); alcune scene sono in pixel art da vecchio GDR. Visto che il resto è quasi tutto blu, sono i punti dove entra un po’ di colore.

Dove l’immagine si brucia male
Reina è nichilista e il gioco te lo ricorda a ogni scena. Nei momenti in cui il ghiaccio si scioglie un po’ ho sentito la scrittura respirare, e mi sono sembrati i migliori. Poi il gioco rimette il muro di cinismo il prima possibile, e a lungo andare la relazione si appiattisce. Gamingtrend dice che il rischio è scambiare l’angoscia per profondità: a me, in certe scene, è sembrata una posa invece di una condizione.
Il protagonista è un self-insert e non ha nome: se provi a dargliene uno ottieni un game over (con achievement incluso, che è uno scherzo carino per cinque minuti). Poi ti accorgi che la storia sta in piedi su una persona sola. Sulla pagina della demo le recensioni degli utenti sono nella media: al 19 ottobre 2026 sono positive 115 su 192, il 60 per cento. Gamingtrend teme anche che le cento attività finiscano per ripetersi, e dopo tre ore il sospetto ce l’ho pure io.
Chi cerca visual novel con estetica Y2K ha già in lista LOVE alt delete, l’horror disegnato a mano che esce nel 2027. A me di Rain98 è rimasta addosso una stanza, una ragazza e un blu che nessuno ha voglia di spegnere. Se il resto del gioco sa cosa farne di quel fosforo, l’anno prossimo avremo qualcosa che non si cancella; se no, tre ore di burn-in su uno schermo che per fortuna ha il tasto di spegnimento.

















