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NO AI ACT: il gioco gratuito italiano che vi fa ispezionare le intelligenze artificiali fuorilegge

Tempo di lettura: 4 minuti

Il nome sembra lo slogan di un corteo a Bruxelles. È l’opposto: NO AI ACT vi spedisce in una città europea del 2032 in cui l’AI Act, il regolamento europeo sull’intelligenza artificiale, non è mai entrato in vigore, e vi lascia guardare il risultato. Gratuito e senza installazione, in italiano e in inglese.

L’ha scritto Matteo Angeloni, che lo distribuisce su no-ai-act.eu tenendo il codice pubblico su GitHub. Il ruolo assegnato è quello di ispettore per gli incidenti algoritmici: ogni caso è il fascicolo di un sistema di IA che ha già fatto danni, e il lavoro consiste nel capire quale regola avrebbe dovuto fermarlo prima.

Reperti con etichetta, classificazione, rapporto firmato

Il ciclo è sempre lo stesso. Si apre il fascicolo, si leggono i reperti (ognuno con l’etichetta della provenienza: amministrativa, tecnica, vendor, log, reclamo), se ne citano almeno due a sostegno della propria tesi, si classifica il sistema secondo la piramide del rischio dell’AI Act, si indica la misura correttiva e il soggetto responsabile, e si firma un rapporto ispettivo motivato. Poi la città reagisce: quattro indicatori da 0 a 100 (Efficienza, Controllo sociale, Diritti fondamentali, Fiducia pubblica) si spostano a ogni decisione, e dopo quattro casi chiusi il gioco produce un finale che può essere Città opaca, Governance fragile o Innovazione governata.

La parte interessante sta nel rapporto, che ha quattro esiti possibili: conforme, parzialmente conforme, contestabile, non conforme. In un quiz esiste una risposta da ricordare. Qui una classificazione azzeccata ma sostenuta da reperti sbagliati o attribuita al soggetto sbagliato viene marchiata come contestabile, mai come conforme. Che poi è precisamente il meccanismo dell’AI Act: il regolamento non chiede di indovinare la categoria di rischio, chiede di documentare perché ci si è arrivati.

Undici fascicoli che sembrano cronaca giudiziaria

I casi giocabili documentati nel repository sono undici, e tutti sono basati su cose piuttosto plausibili. «La città dei punteggi» è social scoring, il punteggio sociale assegnato ai cittadini, quello vietato dall’articolo 5 del regolamento. «Il colloquio che non esiste» è selezione del personale automatizzata, che finisce nell’Allegato III fra i sistemi ad alto rischio. «La classe osservata» è riconoscimento delle emozioni a scuola, «Volti nella folla» è biometria negli spazi pubblici, «Triage invisibile» è supporto decisionale clinico in ospedale.

I due migliori arrivano dopo. «Il credito civico» è un caso-specchio costruito apposta per far sbagliare: un punteggio su cittadini che però riguarda welfare e merito creditizio, cioè il confine esatto fra pratica vietata e sistema ad alto rischio da governare. «Il modello tuttofare» mette in scena un GPAI, un modello generativo di uso generale, infilato a valle nei processi decisionali interni di un ente, che è più o meno quello che sta succedendo in metà degli uffici europei mentre leggete. Sono i quattro casi avanzati aggiunti con la release v0.6.0 del 21 giugno 2026, che ha portato il conteggio da sette a undici; la landing pubblica, alla verifica del 23 luglio 2026, dichiara versione 2.0.0 e tredici casi, quindi il progetto sta correndo più veloce della propria documentazione.

Il calendario europeo che lo rende utile da qui al 2 agosto

Il tempismo, poi, non poteva essere migliore. Il 2 agosto 2026, fra dieci giorni, scattano gli obblighi di trasparenza dell’articolo 50: chatbot che devono dichiararsi tali, contenuti generati dall’IA che vanno etichettati come tali. Gli obblighi pesanti sui sistemi ad alto rischio, invece, sono stati spostati al 2 dicembre 2027 dal Digital Omnibus, il pacchetto di semplificazione adottato dal Consiglio il 29 giugno 2026 dopo il voto del Parlamento europeo del 16 giugno.

Tradotto: le regole che il gioco insegna a riconoscere sono le stesse su cui a Bruxelles si è discusso fino ai voti di giugno 2026, con l’esito di sedici mesi di rinvio. Chi ha seguito da queste parti la storia di Stop Killing Games sa già quanto conti capire come funziona una categoria giuridica prima che qualcuno la scriva al posto vostro. Vale anche per chi segue la questione dal lato dello sviluppo, dove qualcuno ha già scelto di schierarsi apertamente.

Nessun account, nessun backend, licenza MIT

Sul piano tecnico Angeloni ha fatto una scelta che va segnalata: non c’è un server. Il gioco è scritto in TypeScript sopra Phaser 3, un motore per giochi che gira nel browser, grafica e audio generati proceduralmente a runtime senza un solo asset esterno, salvataggi nel localStorage del browser. Nessuna registrazione, nessuna email, nessuna dashboard di classe, e la telemetria interna è spenta di default. Le pagine pubbliche usano Cloudflare Web Analytics in forma aggregata, senza cookie.

Il codice sta sotto licenza MIT, quella che permette a chiunque di riusarlo anche commercialmente, mentre i contenuti didattici (casi, carte norma, materiali) sono CC BY 4.0, quindi riutilizzabili citando l’autore. Sopra ci sono un glossario di 27 voci, cinque attività strutturate per la classe e una modalità docente con percorsi da 30, 60 e 90 minuti e un debrief che si esporta in .txt o .json direttamente dal dispositivo. Per un progetto scolastico italiano, l’assenza totale di raccolta dati sugli studenti è una rarità che merita di essere detta ad alta voce.

I limiti li dichiara l’autore stesso, il che è già un buon segno: il rendering su canvas non è compatibile con gli screen reader, l’esperienza è pensata per desktop e tablet in orizzontale (su smartphone in verticale compare un avviso), e nel repository si legge che il playtest esterno strutturato e la revisione giuridica terza sono ancora da completare. Prendetelo per quello che dice di essere, cioè una simulazione didattica semplificata e non una consulenza legale, e apritelo: un caso costa quindici minuti e vi lascia con un’idea più chiara di cosa vi aspetta il 2 agosto rispetto a metà dei webinar di compliance che vi proveranno a vendere entro quella data.

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