La mod multigiocatore The Last of Us 2 non uscirà. A dirlo è stato il suo autore, il modder Speclizer, che il 13 settembre 2026 ha annunciato di aver ricevuto una lettera per conto di Sony Interactive Entertainment con la richiesta di non pubblicarla. Il progetto era in lavorazione da gennaio 2026 e sarebbe dovuto arrivare entro la fine di questo mese.
«Purtroppo ho ricevuto di recente una lettera per conto di Sony Interactive Entertainment che chiede di non pubblicare la mod», ha scritto Speclizer nel messaggio, riportato da Beebom. Nessuna delle due parti ha reso pubblico il testo della lettera, quindi non si sa su cosa poggiasse la richiesta. La notizia è stata poi ripresa da Video Games Chronicle, la testata britannica che per prima l’ha battuta in Europa, e poi da mezzo settore anglofono.
Nove mesi per rimettere in piedi Factions
Quello che Speclizer stava costruendo non era una modifica cosmetica. Il 21 giugno 2026 aveva pubblicato venticinque minuti di partite vere dentro la versione PC di The Last of Us Part II Remastered: scontri quattro contro quattro, un menù multigiocatore funzionante, mappe costruite da zero e una chiamata Houses.
Nel corso dell’estate sono arrivati il sistema di equipaggiamenti, con gran parte dei vantaggi che c’erano in Factions, e un menù dello zaino per comprare armi e munizioni durante la partita. Poi la modalità ascolto limitata, quella che permette di sentire i nemici attraverso i muri e che qui è agganciata al contatore del fiato, e le munizioni che cadono dai nemici uccisi a seconda dell’arma usata. In pratica, una a una, tutte le meccaniche che facevano funzionare il multigiocatore del primo capitolo.
Il buco che quella mod stava riempiendo
Per capire perché una mod amatoriale abbia raccolto centinaia di migliaia di visualizzazioni in poche ore bisogna tornare al 14 dicembre 2023. Quel giorno Naughty Dog ha annunciato di aver interrotto lo sviluppo di The Last of Us Online, il multigiocatore autonomo su cui lavorava dai tempi di The Last of Us Part II.
La motivazione data allora dallo studio è rimasta la stessa da tre anni: portarlo al traguardo e sostenerlo avrebbe voluto dire mettere tutte le risorse dietro ai contenuti post lancio per anni, danneggiando gravemente lo sviluppo dei giochi in singolo. La scelta, nelle parole dello studio, stava fra diventare esclusivamente una casa di giochi a servizio e continuare con le avventure narrative che ne hanno definito la storia. Nello stesso comunicato Naughty Dog si rivolgeva esplicitamente alla comunità di Factions, che le ambizioni multigiocatore le aveva seguite con più ostinazione di chiunque altro.
Quella comunità, da allora, non ha avuto niente. The Last of Us Part II era nato senza multigiocatore, del sostituto promesso non si è più saputo nulla, e il remaster è approdato su PC nel 2025 con il solo singolo più la modalità No Return. Speclizer stava consegnando gratis, da solo, la cosa che l’editore aveva cancellato perché costava troppo.
Sony è nel suo diritto, e resta una scelta
Sul piano legale non c’è molto da discutere: personaggi, animazioni, armi, suoni e codice sono di Sony Interactive Entertainment, e un titolare di diritti che chiede a un terzo di non distribuire un’opera derivata sta usando uno strumento che gli spetta. Nintendo e Take-Two lo fanno da vent’anni, di solito nel momento esatto in cui un progetto amatoriale diventa troppo curato per essere ignorato.
C’è però un dettaglio che rende questo caso meno automatico degli altri, e non riguarda il diritto d’autore: riguarda i soldi. Lo sviluppo della mod era in parte sostenuto da una pagina Patreon, e una modifica finanziata da abbonamenti mensili è esattamente il tipo di oggetto che un ufficio legale nota prima e archivia dopo. Chi si aspettava che Sony chiudesse un occhio su un lavoro fatto per passione dovrebbe tenerne conto: la spiegazione più noiosa, qui, è anche la più probabile.
Quello che non sapremo
Restano fuori dal quadro due cose che nessuno può verificare. La prima è il contenuto della lettera: senza il testo non si sa se l’obiezione riguardasse il marchio, il codice, il denaro o la sicurezza delle partite online. La seconda è se ci sia stata una trattativa prima del blocco, oppure se la richiesta sia arrivata e basta.
Quello che si sa è che Speclizer ha smesso di lavorarci e ha detto che il prossimo progetto sarà interamente suo. È lo stesso esito di quasi tutte queste storie, e va letto accanto al resto di quello che sta facendo la casa giapponese sul fronte della conservazione: dal 2028 niente più dischi per i giochi nuovi, mentre l’emulazione la scrivono gratis dei volontari. Quando un’azienda smette di produrre una cosa e insieme impedisce agli altri di produrla, il risultato per chi gioca è uno solo: quella cosa non esiste più.
Sul futuro della saga, intanto, Neil Druckmann ha detto al Washington Post il 3 settembre 2026 che non ha chiuso con The Last of Us, e che ci sono un paio di progetti di cui non si può ancora parlare. Nessuno dei due, per quanto se ne sa, è un multigiocatore.


