Una console Xbox Series, al centro del dibattito sulla conversione dei dischi in licenze digitali

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Su Xbox 331 giochi su disco non diventano digitali, e quasi tutto Assassin’s Creed è tra questi

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Il programma Xbox disc-to-digital, che converte un disco già comprato in una licenza digitale sullo stesso account, ha smesso di funzionare bene quando i giocatori hanno provato a infilarci un gioco Ubisoft. Il messaggio che compare dice che quel titolo non partecipa alla licenza digitale, e dall’8 settembre la stessa risposta risulta segnalata anche per Sega, Square Enix e Bandai Namco.

Il programma era stato annunciato il 26 agosto con un post sul blog di Microsoft e aperto ai tester del programma Xbox Insider, il canale con cui Microsoft distribuisce le funzioni in prova, il 31 agosto. Funziona così: infili il disco in una Xbox One o in una Xbox Series X, avvii il gioco, e ottieni un diritto digitale che ti permette di giocarlo senza disco, con l’accesso a Play Anywhere e al cloud dove previsti. Il diritto resta legato a quel disco: se lo vendi o lo presti, si sposta sull’account di chi lo infila. Chi ha una Series S, che il lettore non ce l’ha, resta fuori.

Cosa dicono i numeri del database comunitario

Non esiste un elenco ufficiale dei giochi supportati, quindi a tenerlo sono i giocatori. Il database comunitario aperto sul sito XCT.live, che cataloga le collezioni Xbox, raccoglie i risultati di chi ha provato un disco e ha caricato la foto della schermata. Al 9 settembre 2026 contava 1.870 giochi testati: 1.426 si convertono, 331 no, 113 sono ancora da confermare.

Guardando quali sono i 331, il quadro si fa netto. Di Ubisoft non passa praticamente niente. Restano fuori Assassin’s Creed Unity, Syndicate, Origins, Odyssey, Valhalla, Mirage e Shadows, e con loro Anno 1800 e Avatar: Frontiers of Pandora. Di Bandai Namco restano fuori la linea Dragon Ball, Code Vein, Armored Core VI e Ace Combat 7. Di Square Enix i rifacimenti HD-2D di Dragon Quest e Crisis Core. Di Sega Alien: Isolation e Bayonetta.

Kotaku, che ha verificato il messaggio in prima persona su un gioco Ubisoft, ha chiesto un commento a Microsoft e a tutti e quattro gli editori. Nessuno ha risposto. La stessa mappatura è stata ricostruita da GameSpot e da TheGamer.

La spiegazione noiosa viene prima di quella arrabbiata

La lettura che circola è che i quattro editori vogliano costringerti a ricomprare i giochi che hai già. È plausibile, e nel caso di Square Enix c’è un precedente concreto: sui suoi giochi HD-2D il passaggio a Switch 2 non prevede un aggiornamento, va comprata di nuovo la versione nuova. Ma prima di fermarsi lì conviene guardare le altre righe del database.

Perché non convertono nemmeno A Way Out e Battlefield 4 di Electronic Arts, Call of Duty: Ghosts di Activision, Celeste, e diversi titoli pubblicati da editori piccoli che non hanno nessun interesse a vendertelo due volte. L’elenco dei non convertibili comprende quindi sia i colossi sia gli editori minuscoli, e dentro uno stesso catalogo alcune edizioni passano e altre no. La spiegazione più economica non è la volontà politica: sono i contratti di distribuzione firmati anni fa, che stabiliscono cosa un editore ha ceduto a Microsoft e cosa no, e che vanno rinegoziati uno per uno. Microsoft aveva del resto detto che il rilascio sarebbe stato graduale.

Il che non assolve nessuno, perché la rinegoziazione richiede che qualcuno la voglia fare, e il vantaggio economico di non farla è evidente. Ma cambia cosa si può affermare adesso: che quattro cataloghi enormi sono esclusi è un fatto, che sia una scelta deliberata contro il programma è un’ipotesi che nessuno dei quattro ha confermato.

Perché la cosa conta più di quanto sembri

Il disc-to-digital non è nato per gentilezza. Le vendite Xbox sono digitali per oltre il novanta per cento, secondo l’analista Daniel Ahmad di Niko Partners, e la prossima console Microsoft, nome in codice Project Helix, è data da mesi senza lettore. Il programma serve a dire a chi ha uno scaffale di dischi che potrà continuare a giocarli anche quando il lettore non ci sarà più. È la stessa promessa che Sony non ha fatto quando ha annunciato di smettere di stampare dischi dal 2028, e su cui l’ex presidente degli studi Sony Shawn Layden ha detto pubblicamente che si sarebbe potuto fare diversamente.

Se la promessa vale per 1.426 giochi su 1.870, però, vale per tre quarti scarsi. E il quarto che manca contiene esattamente i titoli che uno compra su disco per tenerseli: le raccolte, le edizioni fisiche dei giochi giapponesi, i grandi cataloghi da collezione. Chi ha comprato Assassin’s Creed in scatola per non dipendere da uno store si ritrova a dipendere dal lettore, cioè dal pezzo di hardware che Microsoft ha già deciso di togliere. La funzione resta in prova e i quattro editori possono ancora aderire: fino a quel momento, il modo più sicuro di conservare quei giochi è tenersi la console vecchia.

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