Il 14 luglio 2026 Joshua Khane, streamer, ha scritto su X che Microsoft aveva cancellato il suo account e il suo OneDrive dopo un attacco informatico. Venticinque anni di dati, migliaia di euro di giochi acquistati, le foto del figlio da neonato. Nella mail che ha pubblicato, l’assistenza gli riconosceva di essere il legittimo proprietario e confermava che l’account era stato compromesso, ma spiegava che le informazioni di sicurezza erano state modificate dall’attaccante e che quindi non c’era più niente da fare.
Due giorni dopo aveva indietro tutto.
Nel mezzo non c’è stata una scoperta tecnica. C’è stato un post che ha superato i 4,7 milioni di visualizzazioni, secondo il conteggio riportato da Pure Xbox, con oltre 11.000 ricondivisioni e 81.000 like, la ripresa di testate come IGN e Windows Central, e infine la risposta pubblica di Xbox Support sotto al messaggio. Il 16 luglio Khane ha girato un video per dire che l’account era stato ripristinato per intero, giochi e OneDrive compresi.
Nello stesso video ha detto la frase che rende questa storia una notizia e non un aneddoto a lieto fine. Riportata da VGC, suona più o meno così: non è che non possono restituirti l’account, è che non lo fanno se non sei nessuno. Lui si definisce un nessuno a cui è esploso un tweet.
Tre giorni prima, in Brasile, la stessa policy era finita davanti a un giudice
La verifica di quella frase esiste già, ed è documentata. Ad aprile 2026 un utente brasiliano che su Reddit firma Ordo_Liberal si è visto compromettere l’account Microsoft nonostante l’autenticazione a due fattori attiva. L’assistenza gli ha confermato per iscritto l’accesso non autorizzato, poi ha sospeso l’account in via permanente e gli ha detto di ricomprare i giochi su un profilo nuovo. Nelle mail pubblicate e riprese da Dexerto, per Minecraft la risposta era che servirà un nuovo acquisto su un nuovo account.
Lui non ha ricomprato niente. Si è rivolto al PROCON, l’agenzia brasiliana per la tutela dei consumatori, e poi ha fatto causa a costo zero: il Codice di Difesa del Consumatore brasiliano permette di farsi assistere gratuitamente da un difensore pubblico e di portare la controversia davanti a un giudice di pace, come ricostruisce Kotaku.
Microsoft non l’ha presa alla leggera: secondo la ricostruzione di gagadget, ha schierato dodici avvocati e una memoria difensiva da trecento pagine contro un singolo giocatore assistito da un difensore d’ufficio.
Ha perso. Tra il 10 e il 12 luglio il tribunale ha ordinato il ripristino completo dell’account e della libreria entro 15 giorni, con una penale di 150 real al giorno di ritardo (circa 30 dollari) fino a un tetto di 1.500 real, più 2.000 real, poco più di 400 dollari, di danno morale. È una sentenza di primo grado e l’azienda può impugnarla.
Cosa c’è dentro un account Microsoft, e perché “irreversibile” è una scelta
La posta in gioco è più larga della libreria Xbox. Come nota Tom’s Hardware, un account Microsoft può reggere insieme gli acquisti Xbox, la licenza di Windows, le app dello Store, l’abbonamento 365 e l’intero contenuto di OneDrive: la sospensione non colpisce un gioco o una console, spegne tutto in una volta. Nel caso brasiliano è successo con la doppia autenticazione attiva, cioè facendo esattamente quello che le linee guida sulla sicurezza chiedono agli utenti di fare.
Su Windows Central, che segue la vicenda dall’inizio, si legge che casi del genere sono ricorrenti e che le procedure di ripristino dell’azienda sono deboli, con un’assistenza fatta di livelli automatizzati e servizi esternalizzati in cui è difficile arrivare a un essere umano che possa decidere qualcosa.
Il punto che le due vicende mettono in fila è questo. Microsoft ha scritto per iscritto, in entrambi i casi, che una volta modificate le credenziali di sicurezza il ripristino non è possibile. In entrambi i casi il ripristino è poi avvenuto. Nel primo è arrivato l’ordine di un giudice, nel secondo qualche milione di persone stava guardando. Nessuno dei due esiti è dipeso da un dato tecnico emerso nel frattempo. Il limite descritto come tecnico si è comportato come una soglia di attenzione: sotto, l’account resta cancellato; sopra, si riapre in quarantott’ore.
Che poi è la stessa asimmetria di cui parliamo da settimane quando si discute di acquisto e possesso, di film comprati e poi rimossi dalle librerie o della petizione contro l’addio ai dischi. La differenza è che qui non serve nemmeno un cambio di strategia aziendale per perdere quello che hai pagato: basta che qualcuno indovini la tua password e che il tuo caso non faccia rumore.
Microsoft, contattata da Engadget sulla sentenza brasiliana, non ha commentato. Non risulta nemmeno un annuncio di revisione della procedura di recupero, che è la sola cosa che riguarderebbe tutti gli altri: quelli senza difensore pubblico gratuito e senza un post che va a quattro milioni di visualizzazioni.


