Microfoni, mixer e attrezzatura di registrazione in uno studio per podcast

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IGN lascia i podcast che l’avevano resa riconoscibile, e tre conduttori licenziati aprono una rete per conto loro

Tempo di lettura: 3 minuti

Un mese dopo i licenziamenti, IGN lascia i podcast che l’avevano resa riconoscibile, e tre dei conduttori mandati a casa hanno aperto una rete per conto loro. Si chiama X Button, sta su Patreon, e il primo episodio è uscito con i tre che scherzano sul fatto di essere finiti nel grande ignoto.

Cosa resta in piedi dentro IGN

Una dopo l’altra, le trasmissioni storiche si sono fermate. Beyond!, lo spettacolo settimanale dedicato a PlayStation, è in pausa; NVC, quello su Nintendo, non esce più ogni settimana; Unlocked, quello su Xbox, non pubblica un episodio dal primo ottobre. L’unica che continua con una cadenza regolare è Game Scoop, condotta da Daemon Hatfield, veterano della redazione. Secondo una fonte vicina alle discussioni citata da Kotaku, la dirigenza ha spiegato alla redazione che le altre trasmissioni non generavano abbastanza ricavi per giustificare risorse settimanali.

Il taglio arriva dopo l’ondata di licenziamenti di settembre, che ha toccato più reparti e portato via nomi presenti da anni. Fra loro Brian Altano e Seth Macy, oltre a Max Scoville, che ha lasciato nello stesso giro di ristrutturazione. Altano e Scoville conducevano insieme Beyond!, Macy era da molto tempo una delle voci di NVC.

La rete che hanno aperto i licenziati

X Button nasce con due trasmissioni. La prima porta lo stesso nome della rete e parla di videogiochi in generale; la seconda si chiama Ninfriendo 64 ed è dedicata a Nintendo, con il primo episodio già online. Nella pagina di presentazione su Patreon i tre scrivono che copriranno notizie, uscite e i classici che continuano a piacere, con la stessa intenzione di sempre, e che inviteranno colleghi del settore, sviluppatori e doppiatori come ospiti.

Il tono della richiesta agli abbonati è diretto e non prova a nasconderlo: ci hanno lasciati andare, scrivono, carriere costruite con passione e competenza sono svanite in un istante, e la cosa è stata molto brutta; poi sono arrivati migliaia di messaggi che dicevano di continuare, e allora stanno raccogliendo i pezzi. Nel primo episodio Altano dice che da qualche settimana al loro vecchio datore di lavoro è cambiato qualcosa nella programmazione, e che adesso sono fuori, a fare una cosa nuova, sperando che per quando qualcuno ascolterà stiano già piangendo di gioia perché ha funzionato.

Il modello esiste, e lo ha dimostrato chi è uscito prima

Il precedente si chiama Kinda Funny, la rete fondata anni fa da altri ex della stessa redazione, che campa sugli abbonamenti e la cui classifica dei cento giochi migliori ha chiuso a metà ottobre con numeri da canale grosso. La strada del distacco ha già funzionato una volta, e stavolta parte da una base di pubblico che i tre si portano dietro, come mostra il loro sito dopo anni di attività.

Quello che stona è la direzione opposta presa dalla casa madre. Ritirarsi dai podcast è una mossa strana per una delle redazioni che li ha adottati per prime, e arriva mentre il resto del settore fa il contrario: gruppi editoriali come The Ringer e la rete podcast di Vox Media stanno aumentando la produzione di contenuti parlati in video, e alcuni hanno chiuso accordi con piattaforme di streaming per mandarli in onda accanto a film e serie. Il formato non sta morendo: sta cambiando padrone.

Il quadro intorno

Non è un caso isolato nella stampa di settore. Il mese scorso l’ex direttore di Game Developer ha lanciato una testata indipendente rivolta a chi sviluppa; a maggio una delle reti di siti più grandi ha annunciato che avrebbe pagato chi scrive a clic, provocando una rivolta aperta nella redazione di uno dei suoi siti; e l’editore di una catena di testate videoludiche è passato allo stesso fondo di investimento che controlla altri marchi del settore. La direzione è sempre quella: le strutture grandi tagliano le voci riconoscibili, e le voci riconoscibili si mettono in proprio portandosi dietro il pubblico. Un ex produttore di Anthem sostiene che l’industria dei giochi grossi si spaccherà in due, e ne abbiamo scritto la settimana scorsa: la stampa che la racconta si sta spaccando allo stesso modo.

Il conto, su una rete del genere, è stretto. Una struttura su abbonamento non ha la raccolta pubblicitaria di un sito grosso, e tre persone che si pagano lo stipendio con Patreon hanno bisogno di numeri costanti: quando l’ondata di solidarietà si sgonfia, e si sgonfia sempre, X Button si regge su quanti abbonati restano in inverno e non su quanti si sono iscritti questa settimana. Per chi ascoltava Beyond! la settimana scorsa, intanto, il cambio è già avvenuto: lo spettacolo è in pausa a tempo indeterminato, e le persone che lo facevano parlano da un’altra parte. Chi vuole seguirle adesso paga direttamente loro, e non c’è più nessuno in mezzo a decidere se il programma rende abbastanza.

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