C’è un tipo di sadismo che conosco bene: il software che cambia sotto le dita. Impari dov’è il pulsante, torni il lunedì e il pulsante sta altrove, perché nel fine settimana qualcuno ha fatto il deploy senza avvisare. Di solito succede col gestionale che vi paga lo stipendio. Stavolta succede con un gioco, e la parte strana è che funziona.
Guildrun è un autobattler roguelike PvE dello studio tedesco Leyline, annunciato da Monaco di Baviera il 16 luglio insieme a una demo su Steam gratuita per Windows e macOS. Due settimane dopo l’annuncio la demo ha ancora quasi 4.000 giocatori in contemporanea e 107 recensioni al 96% positive.
La plancia esagonale, il negozio e nessun timer che vi fiata sul collo
Una run funziona così: comprate eroi in un negozio, li piazzate su un’arena esagonale, poi il combattimento si risolve da solo mentre guardate. Il gioco vero sta prima della battaglia. Chi comprate, dove lo mettete, quali oggetti e reliquie gli attaccate, quando smettete di rerollare perché l’oro è finito.
La differenza rispetto agli autobattler competitivi da cui il genere arriva è che qui manca l’avversario umano, e con lui il cronometro. Nessun timer di piazzamento, nessuna coda, nessun meta imposto dal matchmaking: potete restare venti minuti a fissare la griglia e nessuno vi punisce. Dal 7 luglio potete anche salvare a metà partita e riprendere il giorno dopo.
La demo contiene 25 eroi, 180 specializzazioni distribuite su 75 percorsi, oltre 300 reliquie e più di 100 oggetti, con otto difficoltà da scalare in sequenza e una modalità Endless con classifiche globali. Il pezzo forte è che ogni eroe può essere spinto fuori dal proprio ruolo: un guaritore di retroguardia diventa un tank di prima linea, un tiratore diventa un picchiatore da mischia, e Leyline conta oltre 500 modi diversi di far crescere un singolo personaggio. Se venite dai roguelike più che dagli autobattler, è la parte che vi terrà lì.
Prima di occupare il disco, comunque, potete vedere che aria tira sulla plancia.
Sei mesi di deploy settimanali prima ancora di avere una pagina Steam
Quella che avete scaricato non è una prima build buttata su Steam per vedere l’effetto che fa. Leyline ha aperto un’alpha chiusa a gennaio 2026, arrivata a oltre 3.000 tester, e da allora ha pubblicato una patch a settimana. Il cambio di nome è del 9 giugno: fino a quel giorno il gioco si chiamava Rift Reborn.
Scorrere quell’archivio di note è istruttivo. Una settimana il numero totale di eroi tra plancia e riserve viene fissato a sei e quattordici eroi su venticinque vengono ritoccati, un’altra arriva una modalità nuova, un’altra ancora una revisione dell’interfaccia per accorciare i caricamenti. La demo del 16 luglio è la versione 0.5 di un ramo che veniva ricompilato ogni giovedì da sei mesi.
Due milioni di run come profiler
Qui la faccenda diventa interessante per chi guarda i giochi da dietro il cofano. Il 23 luglio Aleco, lead game designer di Guildrun, ha pubblicato le note della patch 0.5.1 spiegando come decide i numeri: telemetria delle run completate, popolarità e percentuale di vittoria di ogni eroe, oggetto e reliquia. Nella prima settimana di demo lo studio si è ritrovato vicino a due milioni di run concluse da analizzare.
È un volume di dati che un roguelite indie normalmente non vede mai, e il modo in cui viene usato si legge nelle patch. Nella seconda patch, quella del 28 luglio, Aleco riporta che la percentuale di vittoria nella difficoltà Red Rift è passata dal 7% della prima settimana al 12% della seconda, con il punteggio medio in Endless salito di mezzo piano. Aleco precisa che in quella patch non c’erano modifiche pensate per alzare o abbassare la difficoltà: quel salto lo hanno prodotto i giocatori imparando il gioco. Sui modificatori di classe, dove i dati mostravano opzioni troppo deboli e quasi nessuna troppo forte, la patch è stata dichiaratamente di soli potenziamenti.
Il rovescio è che state imparando un gioco che viene ridistribuito ogni settimana. La build ottimale che avete trovato giovedì può avere numeri diversi giovedì prossimo, e i depotenziamenti in un titolo dove non esiste un avversario da tutelare restano la parte più discussa di questo approccio. Aleco li motiva uno per uno nelle note, che è più di quanto facciano quasi tutti, ma la discussione su cosa significhi bilanciare un single-player resta aperta.
Le cose che vanno dette prima che scarichiate 15 GB
Perché sono 15 GB su Windows e 18 su macOS, per un gioco a turni con la telecamera isometrica. Sul disco pesa quanto uno sparatutto, e la scheda Steam consiglia un SSD.
Poi c’è la lingua. Le interfacce supportate sono sette, inglese, tedesco, portoghese brasiliano, russo, cinese semplificato, cinese tradizionale e spagnolo di Spagna. L’italiano non c’è, e in un gioco dove ogni reliquia è un testo da leggere con attenzione non è un dettaglio.
Sulla difficoltà, quel 7% di vittorie in Red Rift dice tutto quello che serve sapere: ai livelli alti la demo è un muro, e la lamentela ricorrente riguarda quanto pesi la casualità delle offerte del negozio. Una guida su Steam scritta da chi quella modalità la vince regolarmente sostiene il contrario, cioè che l’inizio partita sembra molto più casuale di quanto sia e che il problema vero è l’ordine delle priorità.
Resta la data. Il comunicato di lancio parlava di fine 2026, mentre la pagina del gioco completo su Steam a oggi non indica alcuna data di uscita. C’è anche un dettaglio contabile che aiuta a leggere quella finestra: secondo la testata di settore GamesMarket il progetto, con il titolo di lavorazione Homunkulus, ha incassato 265.687 euro dal programma federale tedesco per i videogiochi e 80.000 euro dal fondo bavarese FFF, e il periodo di finanziamento scade il 30 novembre 2026. Tra la data del comunicato e quella della scheda Steam, comunque, credete alla seconda.
Nel frattempo la demo è gratuita, dura come un roguelite intero e ha già più contenuti di parecchi deckbuilder venduti a prezzo pieno. Scaricatela adesso e mettete in conto una cosa sola: il gioco che imparate oggi non è esattamente quello che troverete la prossima settimana, e a giudicare dai numeri di Leyline è proprio questo il punto.


