Shawn Layden, che ha guidato Sony Interactive Entertainment America fino a poco dopo il lancio di PS5, e Peter Moore, che ha diretto Sega of America, poi la divisione Xbox in Microsoft e infine è stato vicepresidente esecutivo in EA, di solito non sono d’accordo su molto. Ma su un punto, in un’intervista a Kotaku, la pensano identica: la console da mille dollari fa paura, e non solo a chi deve comprarla.
Il primo problema: cosa la giustifica
Layden parte dalla storia dei prezzi PlayStation: per anni è esistita una soglia psicologica di 399 dollari, superata una sola volta con il disastro del lancio della PS3 a 600 dollari. Quella cifra reggeva perché il salto tecnico da una generazione all’altra era evidente. Il suo dubbio, dichiaratamente ipotetico visto che non lavora più per Sony dal 2019, è che una eventuale PS6 sia troppo simile a una PS5 per giustificare un’altra impennata di prezzo, con in più un parco titoli di lancio ridotto a poche uscite. La sua soluzione è nel software: portare dentro l’industria voci e studi che oggi non ci sono, invece di continuare a inseguire lo stesso pubblico con gli stessi generi.
Il secondo problema: cosa costa produrla
Moore arriva alla stessa preoccupazione da un’altra strada. L’hardware da gioco, dice, non è mai stato un centro di profitto: serve solo ad agganciare i giocatori a un ecosistema di spesa che dura anni. Il conto che le aziende fanno per fissare il prezzo di lancio è sempre lo stesso, prezzo dei giochi più DLC più pubblicità meno costo di produzione, ma quest’ultima voce sta esplodendo perché le aziende di intelligenza artificiale comprano scorte di chip con anni di anticipo, lasciando le briciole a chi fa console. Non è una supposizione isolata: secondo l’ultima rilevazione di Tom’s Hardware, i prezzi contrattuali della DRAM cresceranno ancora del 13-18% nel terzo trimestre 2026, in rallentamento rispetto ai rincari vicini al 60% del trimestre precedente. Il costo dei materiali di una ipotetica PS6 è già salito da 760 a 960 dollari in pochi mesi, secondo le stime raccolte dal sito di settore Insider Gaming.
Il tema non è nuovo per absolutegamer: il caro RAM è lo stesso di cui parlavamo a inizio luglio, e la stessa Xbox, appena tre settimane fa, aveva ammesso pubblicamente che i margini sull’hardware si erano ridotti al 3%.
Layden e Moore concordano su una cosa sola, in fondo: se Sony e Microsoft non trovano una risposta, chi gioca troverà un modo per farlo senza di loro. Il resto, se una console basti ancora a far girare l’industria, restano d’accordo a non essere d’accordo.

