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A febbraio 2026, Phil Spencer è andato in pensione dal ruolo di CEO di Microsoft Gaming. La sua successione non ha seguito un percorso lineare: inizialmente si ipotizzava che Sarah Bond (allora presidente di Xbox) potesse raccoglierne l’eredità, ma Bond si è dimessa dalla sua posizione. Al suo posto, Microsoft ha nominato Asha Sharma come nuova CEO di Microsoft Gaming. Sharma proveniva da ruoli in Instacart e nell’area CoreAI di Microsoft, un profilo che all’epoca ha sollevato qualche perplessità tra gli osservatori del settore, abituati a figure con esperienza esclusivamente videoludica.
Nei primi 100 giorni del suo mandato, Sharma ha pubblicato insieme a Matt Booty (presidente dei contenuti e degli studi) una lettera aperta intitolata “Next 100 Days: XBOX Reset”. Il documento descrive in termini trasparenti le difficoltà finanziarie e organizzative della divisione, senza però ricorrere a toni catastrofici. Contemporaneamente, alcuni video diventati virali hanno collegato i problemi di Xbox a un massiccio reindirizzamento di risorse verso l’intelligenza artificiale da parte di Microsoft; si tratta di un’analisi esterna, non contenuta nella lettera ufficiale.
I costi e i ricavi della divisione gaming
Secondo i dati ufficiali e quanto riportato nella lettera, la divisione gaming chiuderà l’anno fiscale 2025-2026 con un margine di responsabilità (accountability margin) intorno al 3%, in calo rispetto all’anno precedente. Si tratta di un margine molto sottile per un mercato ad alto rischio come quello videoludico, ma non corrisponde a una situazione di fallimento imminente.
La lettera specifica che, escludendo l’acquisizione di Activision Blizzard King, Xbox ha speso oltre 20 miliardi di dollari negli ultimi cinque anni in sviluppo di contenuti, piattaforme e sussidi hardware. Nello stesso periodo, i ricavi annuali sono diminuiti di circa mezzo miliardo di dollari. Questi numeri – sebbene forniti dalla stessa dirigenza – non sono stati verificati in modo indipendente, ma indicano una redditività in calo.
Uno dei problemi evidenziati è l’effetto del Game Pass sulle vendite tradizionali: gli abbonamenti hanno ridotto le vendite standalone dei giochi, abbassato il valore percepito delle uscite day-one e non sono riusciti a garantire una retention a lungo termine come inizialmente sperato. I conteggi utenti contemporanei (CCU) dei titoli first-party su PC tendono a crollare poche settimane dopo il lancio, segno che il pubblico si è disabituato a pagare prezzo pieno.
La gestione degli studi acquisiti
La lettera aperta di Sharma e Booty non usa giri di parole nell’analizzare le acquisizioni passate. I dirigenti ammettono che Microsoft si sia “sovraesposta” acquistando numerosi studi in modo rapido, principalmente per aumentare il catalogo in abbonamento, senza disporre delle strutture e dei processi necessari per gestirli efficacemente. Di conseguenza, alcuni franchise storici si trovano in uno stato di sviluppo indefinito (dev hell) e privi di budget adeguati per “competere e vincere” nel mercato attuale.
L’infrastruttura di sviluppo viene descritta come troppo dipendente da vendor esterni e poco agile. La lettera anticipa anche che, dopo la chiusura dell’anno fiscale a fine giugno, a luglio partirà una nuova ondata di licenziamenti mirata a ridurre i livelli manageriali ridondanti e chiudere progetti marginali.
Le sfide dell’hardware e della supply chain
Uno dei punti più critici sollevati dalla dirigenza riguarda l’hardware. La lettera ufficializza una grave crisi della supply chain, definita internamente “RAMaggedon”: al momento dell’insediamento di Sharma (febbraio 2026), i costi dei componenti di memoria e storage per console erano il doppio rispetto all’autunno 2025. Le proiezioni interne per il mercato natalizio del 2027 prevedono un rincaro del 500% (5 volte) rispetto ai prezzi di due anni prima.
Di conseguenza, diventa economicamente insostenibile produrre console a prezzi accessibili senza generare perdite per unità. Le stime parlano di un possibile prezzo di listino di 1500 dollari per l’hardware di base, se i costi dei componenti rimarranno tali. In questo scenario, una console chiusa perde gran parte della sua attrattiva rispetto a un PC, che offre gli stessi giochi, prestazioni modulabili e multiplayer gratuito.
Verdetto: Xbox ha smesso di puntare esclusivamente sulla competizione diretta nella console war (vendita di hardware a prezzi sovvenzionati). I margini ridotti e l’impennata dei costi dei componenti stanno spingendo la divisione verso una strategia di sopravvivenza finanziaria, con un riposizionamento che privilegia software, servizi e abbonamenti rispetto all’hardware tradizionale.


