Gli autori di Clair Obscur contro la fine dei dischi: “Ci abbiamo rimesso margine, ma volevamo la copia fisica”

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Ho una torre di CD-R masterizzati tra il 2003 e il 2006 che tengo in cantina per motivi che non so spiegare a nessuno. Tre quarti sono illeggibili, il policarbonato si è ossidato, e sono comunque l’unico posto al mondo dove esistono ancora certi file. Un backup fatto male su un supporto scadente batte comunque un backup che non hai fatto: è la prima cosa che impari, ed è la stessa cosa che ha appena detto Sandfall Interactive con parole più eleganti delle mie.

Lo studio francese di Clair Obscur: Expedition 33, pubblicato da Kepler Interactive nell’aprile 2025 e disponibile su Steam, ha commentato la decisione di Sony di smettere di produrre dischi. L’ha fatto in un’intervista ad Automaton, raccolta dopo un evento postmortem sul gioco tenuto a Yokohama con Epic Games Japan.

Il costo di scrivere su un supporto che non è tuo

Il direttore creativo Guillaume Broche dice che gli dispiace perché ama i negozi di videogiochi, che nel team ci sono molte persone che giocano su PS5 e collezionano dischi, e che la possibilità di toccare una cosa fa parte della bellezza di quella cosa. Capisce le ragioni commerciali, precisa. Le trova comunque un peccato.

Fin qui è la posizione di chiunque abbia uno scaffale. Il pezzo interessante lo dice il co-fondatore e responsabile tecnico Tom Guillermin: l’edizione fisica di Expedition 33 è stata una cosa che il team ha dovuto spingere per ottenere, ha complicato la lavorazione e reso meno soldi per ogni copia venduta. L’hanno fatta lo stesso, dice, perché è quello a cui tengono da giocatori.

Tradotto dal linguaggio dei blocchi di memoria: hanno scritto una copia locale accettando l’overhead. Sapevano che la stampa costa, che la logistica costa, che il margine sul retail è più basso di quello dello store digitale, e hanno deciso che valeva comunque la pena avere un artefatto che non dipende da un server. Una ridondanza pagata a bilancio.

Il lead character e concept artist Alan Reynaud aggiunge il paragone che secondo me chiude la questione meglio di trenta editoriali: nessuno immagina un mondo in cui i manga esistono solo come scansioni sul computer. Leggere sul telefono va benissimo. Avere il volume in libreria è un’altra cosa, e non è la stessa cosa che avere un permesso di lettura.

Un formato proprietario contro un formato leggibile

Ricapitoliamo la situazione tecnica, perché è lì che si vede il punto. Dal 1 gennaio 2028, per decisione annunciata a luglio, i nuovi giochi PlayStation non avranno più un’edizione su disco. I giochi usciti prima restano come sono. Da quella data in poi, tutto quello che comprate esiste in un solo formato, dentro un solo sistema, e la sua leggibilità futura dipende da un’azienda che deve continuare a volerla garantire.

In un mese di petizioni e disdette, la difesa del disco che è costata qualcosa a chi l’ha fatta non è arrivata da chi colleziona: è arrivata da chi produce. petizione contro Sony ha superato le centomila firme e Sony non ha risposto; David Hayter, che a Solid Snake ha prestato la voce per vent’anni, ha detto che senza disco non compra. Sono posizioni legittime e sono anche gratis: nessuno dei due deve far quadrare un conto economico a fine trimestre, e nessuno dei due ha dovuto scegliere tra un punto di margine e una scatola sullo scaffale di un negozio di Osaka.

Sandfall quella scelta l’ha dovuta fare. E un gioco che ha vinto il Game of the Year ai Game Awards 2025 e tiene il 96% di positive su quasi centomila recensioni Steam ha abbastanza peso perché la sua contabilità valga come argomento.

Guillermin racconta anche che vedere la propria scatola su uno scaffale giapponese è stato il momento in cui il gioco è diventato reale. Lo capisco benissimo. Un file su un account è una riga in un database di qualcun altro; una scatola è l’unica prova che quella riga esisteva.

Dal 2028 quella prova non si stampa più. Chi la voleva ha ancora circa diciassette mesi per procurarsela, e a giudicare da come è andata con i miei CD-R, conviene tenerla lontana dall’umidità.

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