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Reshine, il simulatore di restauro in cui si smonta tutto e la ruggine se ne va un pezzo alla volta

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Reshine, il simulatore di restauro in cui si smonta tutto e la ruggine se ne va un pezzo alla volta

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Reshine è la deframmentazione del disco trasformata in gioco, e lo dico come complimento. Negli anni Novanta quei blocchi colorati che si spostavano uno alla volta erano il miglior screensaver mai scritto. La griglia da chiazzata diventava compatta, e tu stavi lì a guardare per quaranta minuti una cosa che non ti serviva a niente. Qui succede lo stesso, in una soffitta, con la pioggia sul lucernario e un gatto accanto al banco da lavoro.

Lo sviluppa e lo pubblica Quite OK Games, esce il 26 novembre su Windows e anche su console, cioè Switch, PS5 e Xbox Series, e ha l’interfaccia in tredici lingue, italiano compreso. La demo è disponibile su Steam dal 19 ottobre, ed è dentro il Next Fest, quindi chi vuole provarla ha tempo fino a lunedì 26 alle 18 italiane.

Blocchi che tornano al loro posto

Quite OK Games dichiara la filosofia già dal menu principale: zero stress. Niente clienti che mandano mail, niente budget da far quadrare, niente bollette dell’officina, niente albero delle abilità da sbloccare. Ci sei tu, una luce calda sul tavolo e una fila di oggetti dimenticati. La demo che ho provato ne propone diversi, fra cui un macinacaffè d’antiquariato e un vecchio giradischi con il vinile; in una build precedente, provata altrove, c’erano una bussola e un grammofono, segno che il banco cambia spesso.

Il restauro è scandito in quattro fasi ordinate come un albero delle dipendenze. Si smonta: l’oggetto ruota in 3D e si tolgono i componenti uno alla volta, scoprendo come sono incastrati dentro. Si pulisce, ed è il cuore di tutto: spazzola per la polvere, cabina di sabbiatura, pulitore a vapore, bagno di elettrolisi con il voltaggio da regolare, pulitore laser a fibra per la ruggine che non molla. Si vernicia, con la pistola a spruzzo e il gioco che ti suggerisce i colori originali di fabbrica senza obbligarti a usarli, se vuoi un macinacaffè dell’Ottocento in fluo nessuno ti ferma. Si rimonta, si guarda il confronto prima e dopo e si legge una scheda storica sulle origini vere di quell’oggetto, che è la parte che non mi aspettavo e quella per cui sono rimasta.

Il trailer mostra lo sporco che se ne va seguendo esattamente il movimento della mano, un millimetro per volta.

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Gli shader dello sporco e della ruggine sono la ragione per cui si continua: la soddisfazione cerebrale è la stessa di PowerWash Simulator, con in più il fatto che qui la superficie è curva e piccola e la sbagli con facilità. Sul fronte della qualità della vita il team ha messo due cose che ho adorato. La prima è una luce ultravioletta, la UV, attivabile quando vuoi, che illumina quell’ultimo millimetro di sporco incastrato in una fessura e ti risparmia dieci minuti di caccia. La seconda sta nelle opzioni: si può attivare il clic come interruttore invece che tenuto premuto, così non ti si addormenta l’indice mentre usi la sabbiatrice, e si può disattivare del tutto il minigioco delle frequenze dell’elettrolisi. Dopo le lamentele sui grilletti che ho scritto in ottobre su un altro gioco, trovarsi davanti uno studio che ha pensato alle dita di chi gioca fa un certo effetto.

Due critiche oneste, che nascono proprio dall’averci passato più tempo del previsto. La prima è il bilanciamento degli strumenti sull’ultimo oggetto della demo. La sabbiatrice è veloce al punto da far ridere, visto che pulisce un disco in vinile delicatissimo senza scalfirlo. Il laser per la ruggine invece è lento e legnoso nel coprire le superfici, e fra i due non c’è una ragione per scegliere il secondo. La seconda è una fissa mia da perfezionista: il gioco ti fa smontare e lucidare ogni singolo ingranaggio, poi le viti che hai tolto all’inizio finiscono da parte e non te le fa pulire. Sono il blocco rimasto frammentato in fondo al disco, e lo vedo ogni volta.

Intanto una patch lampo ha già corretto un’animazione che nella prima build faceva girare le viti in senso antiorario quando le riavvitavi. A un mese dall’uscita lo studio sta leggendo il canale dei feedback, e si vede. Si possono personalizzare il panorama fuori dalla finestra, l’orario, il tappetino da taglio e il colore del pelo del gatto. C’è anche una modalità foto per il confronto fra prima e dopo. Per un pezzo che parla di pulizie con un’anima diversa abbiamo scritto di Dust till Dawn, dove invece la polvere torna di notte; per le altre demo in scadenza c’è il giro del 23, e fuori di qui la prova ha lasciato la stessa impressione.

Non cercate qui il realismo ingegneristico: Reshine è mezz’ora a fine giornata per spegnere la testa, al posto di scorrere il telefono fino a mezzanotte. Tecnicamente è già pulito, l’italiano c’è, e a fine demo mi sono accorta di aver rimontato un macinacaffè con la stessa cura con cui rimonto i miei computer ingialliti, che è il complimento più serio che so fare.

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