Shigeru Miyamoto sorride davanti al pubblico durante una presentazione Nintendo

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Shigeru Miyamoto è il primo autore di videogiochi a ricevere l’Ordine della Cultura, e dice che potrebbe tornare a fare un gioco

Tempo di lettura: 4 minuti

Shigeru Miyamoto è il primo autore di videogiochi a ricevere l’Ordine della Cultura, la massima onorificenza culturale giapponese, istituita nel 1937 e consegnata dall’imperatore. La cerimonia è il 3 novembre 2026 a Tokyo. Nella conferenza stampa del 23 ottobre a Kyoto, alla domanda se il premio fosse un punto d’arrivo, ha risposto di no: sta lavorando a più progetti, e potrebbe tornare a fare qualcosa che somigli a un gioco.

Cos’è l’Ordine della Cultura

Il Bunka Kunshō va a chi ha dato un contributo notevole all’avanzamento della cultura giapponese nell’arte, nella letteratura, nella scienza e nella tecnologia. Miyamoto, settantatré anni, è uno degli otto premiati scelti dal governo per il 2026 ed è il primo della categoria arti mediatiche per i videogiochi, come riferisce GamesIndustry.biz.

Il suo commento ufficiale è che i risultati non sono il lavoro di una persona sola, ma il frutto della collaborazione con molti altri. Accetta il riconoscimento a nome loro. Nel 2019 aveva già ricevuto il titolo di Persona di Merito Culturale. L’anno scorso Yuji Horii, autore di Dragon Quest, era stato il primo autore di videogiochi insignito dell’Ordine del Sol Levante. Lo ha riportato anche Automaton, e la notizia è uscita sul Japan Times.

La frase sul ritorno ai giochi

A Miyamoto è stato chiesto che prospettive abbia davanti. La risposta, nella trascrizione integrale della conferenza pubblicata da Denfaminicogamer, è che non sa cosa riservi il futuro, che adesso è preso dal cinema e lavora con i professionisti ma vuole anche vedere quanto può fare da solo, e che in quel percorso potrebbe provare a fare di nuovo qualcosa come un gioco.

Subito dopo precisa il senso: l’idea è fare cose che a Nintendo di solito non si fanno, per sorprendere i dipendenti. Indipendenza è una parola che in quella conferenza torna spesso, perché Nintendo ha fra i tremila e i quattromila sviluppatori e circa diecimila dipendenti nel mondo, e Miyamoto dice che far arrivare a tutti lo spirito originario è diventato difficile. La soluzione che ha adottato è discuterne mentre si costruiscono le cose insieme, e sta mettendo in piedi occasioni in cui a discuterne siano quelli di mezza età, che quando li aveva conosciuti erano gli ultimi arrivati.

Nintendo Wire fa notare che la formula è scherzosa e che senza il linguaggio del corpo è difficile pesarla.

Creare e lavorare, secondo Miyamoto

Nella conferenza Miyamoto ha parlato a lungo di intelligenza artificiale, partendo da un paragone con gli anni in cui arrivarono i computer. Prima, spiega, un grafico imparava a scuola il lettering, cioè a scrivere a mano le lettere di un manifesto, e con quella tecnica in mano veniva chiamato grafico. Quando i computer hanno cominciato a fare il lavoro tecnico al posto suo, è emerso quello che ciascuno aveva davvero: il gusto nel comporre una pagina. È successo, dice, che in una casa dove il marito faceva il grafico e la moglie stava a casa si scoprisse che la moglie disegnava meglio. Quello succede quando cambiano gli strumenti.

Da lì la distinzione che usa in Nintendo. Da una parte c’è creare, che vuol dire costruire l’impianto generale. Dall’altra c’è lavorare, cioè riempire i buchi e rifinire. Il problema, dice, è che lavorare è piacevole e dà una sensazione fortissima di stare creando: il rischio vero è accontentarsi di quella sensazione e convincersi di aver fatto qualcosa di buono. Più l’intelligenza artificiale si prende il lavoro, più diventa l’occasione per capire cosa voglia dire creare davvero. Conclude che per ora resta ancora parecchio che possono fare loro.

È una posizione coerente con quella che aveva espresso in passato sul fatto che l’intelligenza artificiale non sostituirà la creatività umana nella progettazione dei giochi.

Il resto della conferenza

Alla domanda su cosa sia un gioco per lui, Miyamoto ha risposto partendo dalle medie, quando voleva fare il fumettista e disegnava manga per mostrarli agli altri. Visto che i genitori entravano in camera sua senza chiedere, costruiva marchingegni che li sorprendessero all’ingresso e si divertiva a farsi sgridare. Il suo rivale, quando ha iniziato a fare giochi, era il professor Rubik: il cubo gli sembrava il capolavoro a cui aspirare da designer industriale.

Sul Nintendo DS ha raccontato una storia poco nota. Gli sembrava che quell’hardware, a quel prezzo, fosse di fatto il computer più economico del mondo, e che la cosa migliore da farne fosse materiale scolastico. Con Sharp realizzò Nintendo DS Kyoshitsu, con i DS degli studenti collegati al computer dell’insegnante, che vedeva in diretta cosa stavano scrivendo. Poi venne un sistema di guida per le mostre, che riconosceva l’opera davanti a cui ci si trovava e la spiegava con voce e immagini: quel sistema si è evoluto fino a diventare la guida del Louvre.

Dice che il confine fra gioco e non gioco è sparito, che ormai anche i dilettanti riescono a costruire cose di buona qualità e che è una bella epoca. Del GameCube e di come abbia portato a Wii e DS avevamo scritto ad agosto, e il 20 ottobre abbiamo raccontato come un programmatore sostiene di aver letto la targa di Super Mario 64.

Cosa non si sa

  • a quali progetti stia lavorando: Miyamoto parla di cinema e di più lavori in corso senza elencarli;
  • se il gioco di cui parla sia un progetto Nintendo, qualcosa di personale o una suggestione: la formula che usa è volutamente vaga;
  • se esista una tempistica: non ne ha indicata nessuna e ha detto di non sapere fino a quando potrà lavorare;
  • chi siano gli altri sette premiati della stessa tornata, oltre a Miyamoto, nelle rispettive categorie.

Foto di apertura: Jan Graber, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons.

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